Da Gaza alle memorie dei Balcani, dall’ascesa della Cina al declino degli Stati Uniti, Krisis cerca di sottrarsi alle narrazioni precostituite e di offrire ai lettori strumenti per formarsi un’opinione autonoma. Ma l’indipendenza richiede anche un lavoro sostenibile. Nel secondo anniversario della rivista, la direttrice traccia un bilancio e annuncia nuove iniziative per coinvolgere e rendere partecipi i lettori.
Ascolta l’articolo, narrato da Elisabetta Burba:
«Se hace camino al andar». La celebre frase del poeta spagnolo Antonio Machado – il cammino si costruisce andando – illustra il senso dei primi due anni di vita di Krisis. Settecentotrenta giorni sono pochi per sapere dove può arrivare una rivista. Sono sufficienti, però, per capire che cosa significhi provare a costruirne una indipendente: scegliere gli argomenti da approfondire, cercare voci capaci di illuminare la complessità del mondo, sottrarsi alle appartenenze precostituite. E trovare il modo per continuare a farlo.
Quando Krisis ha iniziato il suo percorso, il 23 ottobre 2024, la nostra ambizione era creare uno spazio di informazione e riflessione sulle crisi internazionali. Volevamo essere liberi da condizionamenti politici ed economici, ma senza essere bastian contrari per principio. Due anni dopo, quell’ambizione resta il nostro giroscopio, per citare uno dei nomi a cui avevamo pensato per Krisis).
Il progetto ha tuttavia preso forma anche grazie alle persone che vi hanno creduto, alle relazioni che abbiamo costruito e alle prime iniziative con cui stiamo cercando di portare Krisis oltre le pagine del sito. Il nostro secondo compleanno, dunque, non è solo l’occasione per guardare a ciò che abbiamo costruito. È anche il momento per chiederci come assicurare un futuro a questa sparuta pattuglia di voci indipendenti.
In questi due anni, sulle pagine di Krisis sono usciti 372 articoli. Dietro questo numero c’è il lavoro di autori e collaboratori che dedicano a titolo gratuito tempo, conoscenze e competenze per approfondire le crisi, ricostruirne le cause e seguirne le conseguenze. Cerchiamo di evitare le iper-semplificazioni che trasformano ogni conflitto in una contrapposizione fra buoni e cattivi e ogni questione geopolitica in una scelta di campo. Essere indipendenti, per noi, non significa contraddire le interpretazioni prevalenti per principio, ma non considerarle vere solo perché prevalenti.
Una linea editoriale riassunta bene dal nostro lettore – nonché autore – Alberto Montini: «Leggo Krisis perché non mi suggerisce cosa pensare ma offre tanti elementi che aiutano a capire». In occasione di questo secondo anniversario, abbiamo chiesto ad alcuni autori e lettori di raccontarci perché seguono o collaborano con Krisis. Le loro risposte delineano, da prospettive diverse, il senso di un’esperienza che in questi due anni è andata oltre la pubblicazione degli articoli.
C’è chi riconosce nella rivista uno spazio per il pensiero critico, chi apprezza la possibilità di confrontarsi con interpretazioni diverse, chi vi trova un antidoto alle narrazioni dominanti, chi ne apprezza i collaboratori. Non sono giudizi che ci dispensano dal mettere in discussione il nostro lavoro, per carità. Sono, piuttosto, testimonianze del dialogo che Krisis cerca di alimentare e della comunità che sta crescendo intorno alla rivista.
Per comprendere le contraddizioni della «zona grigia» del nostro tempo, Krisis ha bisogno di elaborare interpretazioni, ma evita di trasformarle in schemi rigidi, che finiscono per sostituirsi alla realtà. Noi non abbiamo la verità in tasca e non pretendiamo di averla. Cerchiamo di indagare i fatti, ricostruendone il contesto, interrogando le diverse interpretazioni e mettendone alla prova gli argomenti.
Ciò non significa rinunciare a distinguere fra fatti e opinioni, prove e supposizioni, né attribuire a ogni tesi lo stesso valore. Significa, piuttosto, essere consapevoli che capire è un lavoro, non una certezza acquisita una volta per tutte. Perché, come scriveva Primo Levi, «se comprendere è impossibile, conoscere è necessario».
Il professor Gian Giacomo Migone, già presidente della Commissione Esteri del Senato e membro del Comitato etico-scientifico di Krisis, riconosce alla rivista il merito di riempire un buco. «Collaboro con Krisis perché colma una grave lacuna nell’informazione riguardante i problemi più caldi di un preoccupante contesto internazionale» spiega. «In particolare, interpella voci autorevoli che, soprattutto in Italia, costituiscono un antidoto alle narrazioni mediatiche più diffuse».
Per Krisis, un punto resta fondamentale: il lettore è sacro. Non nel senso che vada assecondato, ma nel senso che va rispettato: offrendogli strumenti, non chiavi di lettura preconfezionate – e chiedendogli un sostegno solo quando è chiaro a cosa serve. «Collaboro con Krisis» ha osservato l’analista economico Giacomo Gabellini, voce del canale Il Contesto, «perché è uno dei pochissimi spazi disponibili in cui il pensiero critico trova piena libertà di espressione».
Per questo pubblichiamo anche articoli con cui non siamo d’accordo. La libertà di pensiero, tuttavia, non esclude un discrimine. Chi scrive è libero di sostenere le proprie tesi, ma deve farlo con onestà intellettuale e nel rispetto dei principi espressi nel nostro manifesto. In altre parole, su Krisis non c’è spazio per propagandisti ma neanche per militanti puri e duri. C’è spazio, però, per tesi nette, controverse o scomode, purché sostenute da argomenti e aperte al confronto.
«In un mondo in guerra dove reporter combattenti o influencer che fanno da megafono ai governi puntano a sostituire un giornalismo serio, genuino e sul campo, lo spazio libero di Krisis è un faro nel buio» ha scritto il giornalista di guerra Fausto Biloslavo, membro del Comitato etico-scientifico di Krisis. «Ancor più perché si occupa di geopolitica senza paraocchi e interessi di parte».
Anche noi, però, dobbiamo interrogarci sui limiti del nostro lavoro. Rivendicare l’indipendenza non basta: riusciamo a raggiungere anche lettori che non condividono già le nostre premesse? E siamo davvero disposti a mettere alla prova le nostre interpretazioni nel confronto con quelle altrui? L’indipendenza, del resto, non ci mette al riparo dagli errori né garantisce, da sola, la qualità di ciò che facciamo. Per questo non ci interessa sapere da che parte politica stia una tesi, ma su quali argomenti si fonda e quanto regge alla prova dei fatti.
Questa impostazione si traduce in percorsi editoriali diversi: dal lavoro sulla memoria dei conflitti balcanici, a partire dal campo di sterminio di Jasenovac, alle videointerviste dedicate agli Stati Uniti verso il voto di metà mandato, fino all’attenzione riservata al Kosovo, un buco nero dell’informazione.
Come ha sottolineato padre Sava Janjić, l’abate del monastero di Dečani, in Kosovo, «trovo particolarmente preziosa l’attenzione di Krisis al modo in cui le scelte politiche e le dinamiche geopolitiche incidono sulla vita quotidiana delle popolazioni locali e delle comunità religiose, le cui esperienze trovano spesso poco spazio nel dibattito pubblico».
Convinzione che ritroviamo anche nelle parole di Thomas Fazi, analista dalla penna affilata: «In un momento in cui il dibattito su guerra e geopolitica si è ridotto a un’unica narrazione consentita, l’informazione indipendente è diventata indispensabile. Krisis è uno dei pochi spazi in cui si possono ancora porre domande scomode e mettere in discussione le verità ufficiali: in altre parole, fare semplicemente il lavoro che il giornalismo dovrebbe fare».
Ma la libertà di vagliare le narrazioni dominanti non basta a garantire il futuro di una rivista indipendente. Perché questo spazio possa continuare a esistere, occorre anche renderne sostenibile il lavoro. E qui salta fuori il problema di tutte le testate indipendenti: il finanziamento. Krisis non ha alle spalle finanziatori esterni, sponsor o appartenenze politiche. Questa condizione ne protegge la libertà, ma comporta anche dei limiti.
Al momento tutte le spese operative di Krisis sono sostenute dalla fondatrice, ma nessun collaboratore è retribuito. La redazione è composta interamente da giovani, studenti universitari e professionisti agli inizi del loro percorso. Per noi rappresentano molto più che una risorsa organizzativa. Lavorare con loro significa passare il testimone, offrendo alla nuova generazione gli strumenti per cercare di capire il mondo, raccontandone le contraddizioni e mettendo alla prova le proprie idee.
Ma il lavoro volontario non può essere dato per scontato né può durare in eterno. Il volontariato non è una virtù quando diventa una condizione strutturale – tanto meno quando il peso ricade su studenti e professionisti agli inizi del loro percorso. L’indipendenza non si conserva soltanto proclamandola: occorre fare in modo che possa durare. Se vogliamo che Krisis continui a essere uno spazio di informazione indipendente, dobbiamo rendere sostenibile il lavoro che la tiene in vita.
Nessuno dei 372 articoli pubblicati in questi due anni è stato pagato. Non è una medaglia: è un conto in sospeso. Per questo stiamo lavorando a due iniziative: i Viaggi di Krisis e una campagna di sostegno. Per provare a portare la rivista fuori dalle pagine del sito, abbiamo fatto un primo test. Con il viaggio nei Balcani di settembre, un gruppo di lettori ha potuto vedere da vicino luoghi, persone e memorie ancora segnati dalle ferite del passato. Il viaggio, da cui è scaturito un reportage in tre puntate scritto da due partecipanti, è stato un’occasione per approfondire sul terreno questioni che Krisis affronta sulle sue pagine.
Il primo esperimento è andato molto bene e, dopo aver individuato alcune criticità, stiamo cercando di capire come procedere. Nel frattempo, abbiamo deciso di coinvolgere i lettori anche in un altro modo. A partire da novembre, lanceremo una campagna di sostegno su Substack, la newsletter con cui molti di voi seguono l’uscita degli articoli (se non siete iscritti, potete farlo qui).
Vi chiederemo un contributo volontario, senza trasformare l’accesso ai contenuti in un privilegio riservato a chi può permettersi di pagare. L’obiettivo immediato è coprire le spese operative e creare le condizioni per retribuire chi oggi lavora gratuitamente, a partire dalla redazione; quello di lungo periodo è preservare lo spazio libero e indipendente che Krisis ha costruito in questi due anni.
Non chiediamo una fiducia cieca: pubblicheremo periodicamente come vengono utilizzati i contributi. Perché il futuro della rivista dipende anche dalla possibilità di far crescere intorno a essa una comunità consapevole del valore dell’informazione indipendente e disposta a sostenerla.
Durante il viaggio nei Balcani, Marino Pincin, uno dei partecipanti, ha mandato a chi scrive questo messaggio: «Grazie a te per essere vento. Il vento sposta un seme e lo fa germogliare lontano». Ci piace pensare che sia anche questo il senso di Krisis: mettere in circolo idee, creare occasioni di incontro, portare semi dove potranno germogliare. Non sappiamo ancora dove ci condurrà il cammino che abbiamo intrapreso. Ma vogliamo continuare a percorrerlo insieme ai lettori che credono che uno spazio di informazione indipendente meriti di crescere e guardare lontano.
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