Ascolta l’articolo, narrato da Elisabetta Burba:
Care lettrici, cari lettori,
alla fine del primo anno di vita di Krisis, sento il bisogno di rivolgermi a voi non solo per gli auguri, ma per condividere qualche pensiero sul percorso fatto insieme.
In 12 mesi, abbiamo trovato una forma più definita: abbiamo chiarito il nostro perimetro d’azione e allargato la rete dei collaboratori, intrecciando relazioni a livello globale. Non abbiamo costruito solo un eccellente rapporto personale con Emmanuel Todd e Jeffrey Sachs. Il nostro network si estende ai quattro angoli del pianeta: dalla Croazia del vescovo serbo-ortodosso Jovan Ćulibrk, all’Australia della giornalista Caitlin Johnstone; dalla Svezia del diplomatico Hans Blix, alla Cina dell’analista Zichen Wang; dalla Giordania della ricercatrice Katrina Sammour al Sudafrica del filosofo Johann Rossouw.
È stato un anno di lavoro silenzioso, a testa bassa, in cui abbiamo preferito tirare la lima anziché usare il megafono. Per tener fede alla nostra missione – esplorare la zona grigia del nostro tempo, oltre il bianco e il nero – abbiamo aperto le nostre pagine anche a posizioni che non condividevamo.
Già… Poiché non riteniamo di essere i depositari della verità, cerchiamo di leggere le crisi attraverso prospettive diverse. A una sola condizione: punti di vista intellettualmente onesti e nessuno spazio alla propaganda.
Il traguardo che più mi riempie d’orgoglio è però un altro. Un passo per volta, Krisis sta diventando una piccola bottega artigianale di giornalismo, dove si passa il testimone e si «impara il mestiere». In quanto direttrice, ho scelto di investire tempo ed energia nella formazione di giovani studiosi, affiancandoli nell’apprendimento della scrittura e dell’editing. E i risultati mi stanno dando grandi soddisfazioni.
Maria Pappini, mia studentessa alla Statale di Milano, è stata contagiata dalla mia passione per i Balcani al punto da scrivere una tesi magistrale sul Kosovo (110 e lode), che nel 2026 pubblicheremo come una vera e propria Storia del Kosovo. Andrea Pincin ha ottenuto riscontri internazionali significativi: le sue analisi sono finite sulle scrivanie dei Ministeri dell’Agricoltura di alcuni Stati esteri. L’altro mio studente Giulio Bellotto, di grande versatilità (attore, regista, divulgatore) è diventato «la voce» di Krisis. E ci insegna a trasformare la parola scritta in narrazione.

Dopo aver lavorato oltre 30 anni nelle testate tradizionali, sono arrivata a una conclusione netta: per fare giornalismo vero bisogna essere liberi da lacci e lacciuoli. Ma occorre esserlo sul serio, non solo a parole. Ecco perché la nostra è una testata del tutto indipendente. Io sostengo le spese vive della rivista, mentre i collaboratori contribuiscono a titolo volontario.
Questa scelta garantisce autonomia, ma solleva un problema. Se per i professori o i generali una collaborazione volontaria può essere sostenibile, per i giovani non lo è. E questo per me è motivo di grande rammarico. Io voglio che il loro talento sia riconosciuto sotto ogni profilo. Per questo stiamo lavorando a un progetto di finanziamento che garantisca un futuro economico ai nostri giovani collaboratori, mantenendo intatta quell’indipendenza editoriale che è la nostra cifra caratterizzante.
In questo percorso, il ruolo di voi lettori è cruciale. Ogni volta che leggete un nostro articolo o lo condividete, state dando forza a una voce libera e – quando necessario – controcorrente. Se volete farci un regalo per questo Natale, parlate di Krisis a un amico, a un collega, a un parente. La crescita della nostra comunità è il primo passo verso una effettiva sostenibilità.
Ecco perché vi ringrazio di cuore per averci letto, seguito e sostenuto in quest’anno di esordio. Senza la vostra attenzione, questa libertà avrebbe poco senso. Auguro a voi e ai vostri cari un Natale di speranza e un 2026 che porti, finalmente, la pace.
Con gratitudine
Elisabetta
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