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    Ucraina

    I miei giorni di fuoco in piazza Maidan nel febbraio 2014

    Tra barricate, lacrimogeni e spari di cecchini, il racconto di un fotoreporter dal fronte che cambiò il destino dell'Ucraina.
    Livio Senigalliesidi Livio Senigalliesi4 Novembre 20245 Minuti di lettura
    Kiev, Ucraina - 25 febbraio 2014: Proteste anti-governative di massa nel centro di Kiev. I manifestanti bruciano pneumatici nella zona di conflitto in via Hrushevskoho. Foto di Livio Senigalliesi
    Proteste antigovernative nel centro di Kiev, Ucraina, il 25 febbraio 2014. Manifestanti bruciano pneumatici in via Hrushevskoho. Photo di Livio Senigalliesi.
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    «Tblisi sarà la nuova Maidan». «Verso una Maidan di Chisinau». «Rischio Maidan»… In questi giorni di tensione in Moldavia e Georgia, i media evocano spesso la piazza di Kiev che fu il fulcro delle proteste anti-governative nel 2014. Ma che cosa avvenne di preciso in quella piazza? Per capirlo, Krisis pubblica la testimonianza del fotoreporter Livio Senigalliesi, che si trovava a Kiev nel febbraio 2014. Mentre la città era tranquilla, la celebre piazza era teatro di violentissimi scontri tra manifestanti e polizia. Nel caos, Senigalliesi percepì fin da subito un’oscura regia dietro i sanguinosi eventi: quello che sembrava un movimento di protesta assumeva sempre di più i contorni di un’operazione di regime change.

    Partii per Kiev a metà febbraio del 2014. Da anni l’Ucraina era sull’orlo del tracollo. Troppa corruzione e lotte intestine per il potere hanno messo in ginocchio uno Stato cuscinetto stretto tra la Russia e lo schieramento occidentale. Percorrendo in taxi la strada che porta dall’aeroporto Boryspil’ al centro di Kiev, mi colpì il senso di normalità. Nessuna tensione né dispiegamento di polizia. In precedenza avevo già documentato altrove colpi di Stato e rivoluzioni e la situazione mi era sempre parsa anomala.

    Kiev, Ucraina. 20 febbraio 2014. I manifestanti trasportano un compagno manifestante ferito. Centinaia di manifestanti armati hanno caricato le barricate della polizia giovedì nella centrale Piazza dell'Indipendenza di Kiev, nonostante una tregua annunciata solo poche ore prima dal presidente del paese assediato. Decine di manifestanti anti-governativi sono stati uccisi in una sanguinosa battaglia con la polizia giovedì. Foto di Livio Senigalliesi
    Manifestanti trasportano un compagno ferito il 20 febbraio 2014 a Kiev, dopo aver attaccato le barricate della polizia. Foto di Livio Senigalliesi.

    Kiev invece era tranquilla. Il conducente del taxi mi faceva segno di pazientare. «Maidan, Maidan» ripeteva convinto. In effetti, giunti nei pressi di una grande piazza, il clima cambiò di colpo: barricate, lancio di sassi, bottiglie molotov… Manifestanti agguerriti vestiti con improvvisate divise militari si confrontavano a distanza con ingenti forze di polizia in tenuta anti-sommossa, i Berkut, che sparavano bordate di lacrimogeni verso le barricate. E che lacrimogeni: erano potentissimi gas irritanti militari, che io non avevo mai sperimentato prima.

    Kiev, Ucraina. 18 febbraio 2014. I dimostranti antigovernativi si scontrano con la polizia antisommossa di fronte al Parlamento nel centro di Kiev il 18 febbraio 2014. Cinque persone sono morte il 18 febbraio quando i dimostranti antigovernativi si sono scontrati con le forze di sicurezza nel centro di Kiev, ha detto una portavoce della polizia. "Cinque civili sono morti a causa dei disordini di massa a Kiev", ha detto ad AFP la portavoce del dipartimento di polizia di Kiev, Olga Bilyk. Foto di Livio Senigalliesi
    Dimostranti contro il governo si scontrano con la polizia antisommossa davanti al Parlamento nel centro di Kiev il 18 febbraio 2014. Foto di Livio Senigalliesi.

    Chi le aveva, indossava maschere antigas. Gli occhi mi bruciavano e io non riuscivo a respirare. Cercai un luogo defilato dove riprendere fiato e iniziare a scattare le prime immagini. Fumo e fiamme rendevano lo scenario ancora più tragico

    Kiev, Ucraina. 20 febbraio 2014. I manifestanti costruiscono barricate durante il confronto con la polizia pesantemente armata a Kiev. Il leader ucraino sotto assedio ha annunciato una "tregua" con l'opposizione mentre si preparava ad essere interrogato dai diplomatici UE in visita riguardo agli scontri che hanno ucciso 26 persone e lasciato il governo di fronte all'isolamento diplomatico. La scioccante portata della violenza, a tre mesi dall'inizio della crisi, ha suscitato espressioni di grave preoccupazione da parte dell'Occidente e la condanna di un "tentato colpo di stato" da parte del Cremlino. Foto di Livio Senigalliesi
    Manifestanti costruiscono barricate durante lo scontro con la polizia pesantemente armata a Kiev, Ucraina, il 20 febbraio 2014. Foto di Livio Senigalliesi.

    I dimostranti apparivano ben organizzati. Alcuni preparavano pentoloni di minestra e bevande calde per scaldare la gente intirizzita dal gelo. C’erano settori di manifestanti con fasce giallo-blu legate al braccio. Simboli a me sconosciuti identificavano manifestanti che mi ricordavano reparti paramilitari. La coltre di fumo e la nebbia mi consigliarono di cercare un giaciglio per la notte per riposare e organizzare i contatti per il giorno successivo.

    Il cadavere di un manifestante colpito dai cecchini che il 20 febbraio 2014 sparavano dalle finestre dell'Hotel Ukraina a Kiev. Foto di Livio Senigalliesi.
    Il cadavere di un manifestante colpito dai cecchini che il 20 febbraio 2014 sparavano dalle finestre dell’Hotel Ukraina a Kiev. Foto di Livio Senigalliesi.

    La mattina dopo, il fatidico 20 febbraio, ero in piazza intorno alle 8. La nebbia e la coltre di fumo erano ancora più dense. Sentii improvvisamente colpi di fucile provenire da un palazzo vicino. La gente si nascose dietro le barricate. Molti, terrorizzati, cercavano di fuggire. Dopo qualche minuto iniziarono a sparare dall’hotel Ucraina. Due gruppi di cecchini prendevano di mira sia la polizia sia i dimostranti, cercando di provocare il caos.

    Kiev, Ucraina. 20 febbraio 2014. Le persone trasportano la vittima del fuoco dei cecchini. Foto di Livio Senigalliesi
    Manifestanti trasportano una vittima colpita dal fuoco di cecchini proveniente dall’Hotel Ucraina a Kiev, Ucraina, il 20 febbraio 2014. Foto di Livio Senigalliesi.

    Sempre più corpi rimanevano a terra immobili. I feriti urlavano.

    Kiev, Ucraina. 20 febbraio 2014. I manifestanti cercano di proteggersi dal fuoco dei cecchini sotto gli scudi con macchie di sangue. Foto di Livio Senigalliesi
    Manifestanti cercano di ripararsi dal fuoco dei cecchini sotto scudi macchiati di sangue Kiev, Ucraina, il 20 febbraio 2014. Foto di Livio Senigalliesi.

    I manifestanti davano la colpa alla polizia e ai servizi segreti. Ma anche tra le file dei Berkut c’erano vittime e la confusione assaliva chiunque, anche me. Ma, abituato alle zone di guerra, riuscivo comunque a svolgere il mio lavoro in mezzo al pericolo e alla confusione. Immortalai un sacerdote ortodosso che – sfidando le pallottole – camminava tra le barricate portando una croce tra le mani come se brandisse una spada.

    Kiev, Ucraina. 10 febbraio 2014. Un sacerdote prega tra la polizia e i manifestanti sulla scena delle proteste anti-governative vicino allo Stadio Dynamo l'11 febbraio 2014 a Kiev, Ucraina. Le violente proteste in Ucraina si sono diffuse oltre la capitale mentre il Presidente Viktor Yanukovych teneva colloqui di crisi con tre leader chiave dell'opposizione. Foto di Livio Senigalliesi
    Sacerdote prega tra polizia e manifestanti vicino allo Stadio Dynamo a Kiev, Ucraina, l’11 febbraio 2014.. Foto di Livio Senigalliesi.

    I feriti venivano soccorsi con molta difficoltà. Le coperte usate per proteggersi dal freddo diventavano barelle improvvisate. La gente urlava e malediceva i cecchini. Gli scontri tra le fazioni contrapposte ripresero ancora più furiosi. Poi, tutto d’un botto, gli spari dei cecchini tacquero: la coltre venefica dei gas lacrimogeni iniziò a coprire ogni cosa. Respirando con sempre maggiore difficoltà, caddi a terra tra le convulsioni.

    Un gruppo di manifestanti si avvinò prontamente e mi caricò su un’auto diretta in ospedale. Nelle ore seguenti iniziai a riflettere su quanto visto e documentato in piazza. Ebbi la netta impressione che, più di una rivoluzione, a Maidan stesse andando in scerna un golpe ben organizzato. 

    Kiev, Ucraina. 20 febbraio 2014. Il sacerdote sta davanti all'ospedale da campo organizzato in una chiesa per i manifestanti, a Kiev. Foto di Livio Senigalliesi
    Un sacerdote cerca di organizzare i primi soccorsi per i manifestanti feriti a Kiev, Ucraina, il 20 febbraio 2014. Foto di Livio Senigalliesi.

    I medici mi consigliarono di tornare a casa con urgenza e di effettuare controlli all’apparato respiratorio. In quelle condizioni era inutile restare. Solo anni dopo venni a sapere che i cecchini che sparavano dai tetti e dalle finestre dell’Hotel Ucraina erano mercenari georgiani.

    Reportage fotografico di Livio Senigalliesi.

     © Riproduzione riservata

    Autore

    • Livio Senigalliesi
      Livio Senigalliesi

      40 anni di esperienza nell'ambito del reportage politico e sociale. Testimone di fatti storici che hanno segnato il XX° secolo. Dalla caduta del Muro di Berlino all'assedio di Sarajevo, dal Medioriente al genocidio in Ruanda e Cambogia. Ha collaborato con le più prestigiose testate giornalistiche internazionali. Autore di mostre fotografiche e libri sul tema dei conflitti, realizza progetti didattici nelle scuole e università per avvicinare i giovani ai temi della pace e della guerra ed alla comprensione delle migrazioni forzate.

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