Con questa settima e ultima tappa, il viaggio di Sachs approda a Suzhou. L’antico centro fluviale, descritto con meraviglia anche da Marco Polo, si svela attraverso la sua secolare vocazione commerciale e culturale. Dalle rive del Grande canale, l’infrastruttura che unì le civiltà del Fiume Giallo e dello Yangtze, l’economista ripercorre il secolo dell’umiliazione, la rinascita avviata da Deng Xiaoping e il ritorno di Pechino al centro dell’economia mondiale. Sullo sfondo, la trasformazione delle antiche direttrici carovaniere in una rete di ferrovie, energie rinnovabili e tecnologie digitali, con Suzhou divenuta uno dei maggiori poli mondiali dell’innovazione.
Ottava puntata del corso La Via della Seta raccontata da Jeffrey Sachs.
Ascolta l’articolo, narrato da Maria Pappini
Prima puntata: Le lezioni di Jeffrey Sachs sulla Via della Seta
Seconda puntata: Roma, antico snodo sulla Via della Seta
Terza puntata: Belgrado sulla Via della Seta, quando il commercio correva a cavallo
Quarta puntata: Istanbul, la città-ponte sulla Via della Seta
Quinta puntata: Baku, dove la Via della Seta incontrava la Pax mongolica
Sesta puntata: Samarcanda, tra imperi e scienza lungo la Via della Seta
Settima puntata: Dunhuang, la porta della Cina sulla Via della Seta
Infrastrutture e unificazione Il Grande canale unificò le civiltà del Fiume Giallo e dello Yangtze. Dimostra la storicità della Cina nel realizzare opere su vastissima scala per integrare territori e mercati.
Seta e meraviglia Visitata da Marco Polo nel XIII secolo, Suzhou era celebre per seta, mercanti e ponti di pietra. Fu centro primario di commercio ed eccellenza manifatturiera dell’Asia orientale.
Secolo dell’umiliazione Tra guerre dell’oppio e invasioni, la quota cinese del PIL globale crollò dal 20% a meno del 5% nel 1949. Un secolo di debolezza politica ed economica unico nella sua storia.
Riforme e miracolo Dal 1978 le riforme di Deng Xiaoping hanno aperto il Paese ai mercati. La crescita del 10% annuo ha moltiplicato l’economia di 30 volte, riportandola al centro dell’economia globale.
Polo dell’innovazione Con la strategia Made in China 2025, Suzhou e Shanghai formano oggi il sesto polo tecnologico mondiale, guidando la transizione verso energie verdi, mobilità elettrica e digitale
SSiamo al 39º giorno del Marco Polo Drive for Peace, Culture and Sustainable Development e ci troviamo nell’incantevole, splendida e magnifica città di Suzhou, nel delta del fiume Yangtze. (…)
In Cina vi sono due grandi fiumi che scorrono da Ovest verso Est. Entrambi nascono sulle alture dell’altopiano tibetano, molto lontano da qui, verso Occidente. Scorrono quindi da Ovest a Est e finiscono per raggiungere l’Oceano Pacifico.
I due maggiori fiumi della Cina sono il Fiume Giallo, situato più a Nord, e lo Yangtze, più a Sud. Entrambi nascono sull’altopiano tibetano e sfociano nell’Oceano Pacifico. Noi ci troviamo nel delta dello Yangtze, il più meridionale dei due fiumi.
Il bacino settentrionale, quello del Fiume Giallo, è in genere una regione in cui si coltivano grano e miglio. Il clima è leggermente più freddo e le precipitazioni sono meno abbondanti. Il bacino dello Yangtze è invece più caldo e umido e costituisce il principale centro della risicoltura cinese.
La Cina fu unificata originariamente nella regione settentrionale. I primi grandi imperi, come quelli delle dinastie Qin e Han – quest’ultima contemporanea dell’Impero romano – avevano il proprio centro soprattutto nel bacino del Fiume Giallo. Naturalmente esistevano popolazioni anche nel Sud, ma i regni che unificarono la Cina nacquero nel Nord e successivamente conquistarono le regioni meridionali.
Poi accadde qualcosa di assolutamente straordinario. Intorno al 600 d.C., durante la dinastia Sui, queste due parti della Cina, organizzate intorno ai rispettivi sistemi fluviali, vennero unite grazie a un grande canale: il canale che collegava lo Yangtze, a Sud, con il Fiume Giallo, a Nord. E noi ci troviamo proprio su quel Grande canale.
China's Shenzhen-Hong Kong-Guangzhou cluster remained the world's leading innovation cluster for the second consecutive year. Home to 25 of the world's top 100 innovation clusters, including Beijing in fifth place and the Shanghai-Suzhou cluster in sixth, China maintained its… pic.twitter.com/VUb1DP2hmS
— People's Daily, China (@PDChina) September 9, 2026
È chiamato Jing-Hang Da Yunhe. Jing indica Pechino e Hang indica Hangzhou: il canale collega dunque Pechino e il Fiume Giallo, a Nord, con Hangzhou e lo Yangtze, a sud. Da significa «grande», yun significa «trasporto» e he significa «fiume». È quindi il «grande fiume per il trasporto tra Pechino e Hangzhou». Tutto appare perfettamente logico quando si conoscono i caratteri cinesi.
Questo è dunque il Grande canale che collega lo Yangtze e il Fiume Giallo. Ma (…) mise in comunicazione due civiltà, quella sorta nel bacino del Fiume Giallo, a Nord, e quella sviluppatasi lungo lo Yangtze, a Sud.
Ci sarebbero moltissime cose da dire al riguardo. La prima è che questa straordinaria infrastruttura unificò la vastissima civiltà cinese, che, praticamente da tempo immemorabile, ha rappresentato circa il 20% dell’intera popolazione mondiale. Questo enorme territorio fu quindi unificato attraverso le infrastrutture.
In secondo luogo, il Grande canale esemplifica una caratteristica della Cina che risale almeno alla dinastia Qin, se non a epoche ancora precedenti: la grandiosità e la capacità di operare su vastissima scala. Questo è un Paese che costruisce in grande.
È il Paese che realizzò la Grande muraglia, estesa attraverso le regioni settentrionali per impedire alle popolazioni nomadi delle steppe di invadere il Sud.
È il Paese nel quale l’imperatore Qin non soltanto unificò la Cina, ma fece anche costruire un complesso funerario composto da migliaia di soldati, cavalli e carri a grandezza naturale, perché pensava in grande.
The Shenzhen-Hong Kong-Guangzhou cluster retained the top spot in this year's world’s top 100 innovation clusters released by @WIPO's Global Innovation Index yesterday, followed by Tokyo-Yokohama, San Jose-San Francisco, and Seoul. Beijing and Shanghai-Suzhou ranked fifth and… pic.twitter.com/SksRGXrrZU
— Yicai 第一财经 (@yicaichina) September 9, 2026
È il Paese che unificò la scrittura attraverso la standardizzazione dei caratteri durante la dinastia Qin. Quei caratteri potevano essere letti da persone che parlavano lingue differenti in tutta questa vastissima regione: un risultato assolutamente straordinario.
Ed è il Paese che costruì il Grande canale, collegando i due sistemi fluviali attraverso centinaia di chilometri, mosso dall’idea che l’intero territorio dovesse essere unificato anche mediante i trasporti. (…)
Tutto questo mi entusiasma, ma vorrei anche sottolineare una cosa: si tratta di qualcosa di unico al mondo. È la capacità di una società di simili dimensioni di costruire su vastissima scala. Una società che, per quasi 2.000 anni, ha rappresentato il 20 o il 25% della popolazione e dell’economia mondiali. È davvero impressionante.
Ed è un Paese che continua a pensare in grande ancora oggi, come vorrei spiegare tra un momento. Prima, però, voglio celebrare il fatto che anche Marco Polo arrivò fin qui. E non soltanto visitò questa città: ne scrisse anche pagine bellissime.
E, se me lo permettete, vorrei dedicare un paio di minuti alle parole di Marco Polo. Ricordate che scriveva nel 1298, quindi circa 700 anni fa. «Sugiù è nobilissima e grande città», diceva.
China's trade surplus has widened to a massive $119 billion in August, an increase of 17% compared with the same period last year.
— The Spectator Index (@spectatorindex) September 8, 2026
Shipments to the United States increased by 34% compared with a year prior. pic.twitter.com/3zSYUSRtbS
E aveva ragione. Scriveva che i suoi abitanti erano idolatri — con questo termine intendeva dire buddhisti — e sudditi del Gran Khan, cioè di Kublai Khan. Utilizzavano la cartamoneta e possedevano grandi quantità di seta. Vivevano del commercio e dell’artigianato e producevano tessuti di seta di eccellente qualità. I mercanti erano ricchi e potenti. La città era tanto grande che il suo perimetro misurava 40 miglia.
Aveva una popolazione così numerosa che nessuno sarebbe riuscito a contarla. Marco Polo aggiungeva che, se i suoi abitanti fossero stati guerrieri, avrebbero potuto conquistare il mondo. Ma non erano soldati: erano abilissimi mercanti ed esperti praticanti di ogni mestiere. Vi erano inoltre maghi e indovini.
«Vi assicuro», scriveva ancora, «che in questa città vi sono non meno di 6 mila ponti di pietra». Noi ci troviamo proprio su uno dei più celebri, il ponte Wumen, che potete vedere alle mie spalle. Guardando lungo il Grande canale si scorge un ponte dopo l’altro, esattamente come raccontava Marco Polo.
Parlava anche del rabarbaro e dello zenzero, che crescevano in abbondanza sulle montagne vicine. Spiegava inoltre che Suzhou governava altre 16 città, tutte molto grandi e attive nel commercio e nell’artigianato.
Dovete sapere che, secondo un celebre detto, Suzhou rappresentava la «terra», mentre poco lontano si trovava un’altra città paragonata al «cielo»: Hangzhou. Queste due città venivano così celebrate per sottolinearne lo straordinario splendore. Vi parleremo più avanti anche della seconda.
In 1979, China was broke. GDP? Just $150B. Zero foreign investment.
— Logan Weaver (@LogWeaver) February 27, 2025
Then Deng Xiaoping embraced capitalism, built Special Economic Zones, and turned China into the world’s factory.
Today? $17T GDP. 750 billionaires. Second only to the U.S.
Here’s how he did it: pic.twitter.com/LFYrJecqQs
Questo era dunque lo stupore manifestato da Marco Polo davanti alla bellezza di Suzhou. Quando la visitò, il Grande canale esisteva già da secoli. Marco Polo arrivò qui intorno al 1280, mentre il canale risale circa al 600 d.C., come ho ricordato, all’epoca della dinastia Sui, alla quale seguì la grande dinastia Tang.
Marco Polo poté quindi ammirare tutto questo splendore. Quando descrisse la Cina agli europei, questi stentavano a credere alle sue parole. E posso assicurarvi che persino nel 1298 sarebbe stato difficile immaginare quanto fosse meravigliosa questa città e quanto fossero ricchi e capaci i suoi mercanti, artigiani e artisti.
Vorrei concludere questa lezione parlando della Cina moderna, della Cina di oggi, perché nel XXI secolo il Paese sta in un certo senso tornando a occupare il proprio storico posto nel mondo.
La Cina è nuovamente diventata la maggiore economia mondiale e produce oggi circa il 20% della produzione globale annua, mentre la sua popolazione rappresenta quasi il 20% di quella mondiale. La Cina è tornata. Per capire questo fenomeno, la sua importanza per tutti noi e quanto possa essere positivo per il mondo, vorrei spiegare brevemente come perse la propria posizione e come la stia recuperando nel XXI secolo.
Per gran parte dell’ultimo millennio la Cina rimase unita, mentre l’Europa era spesso in guerra con sé stessa, come abbiamo ricordato nella sesta lezione. Quando la Cina era unificata, rappresentava normalmente circa il 20% della popolazione e della produzione mondiali. La situazione rimase sostanzialmente invariata fino all’inizio dell’epoca economica moderna e dell’industrializzazione.
History builds empathy through studying the lives and struggles of others.
— Ines Laimins 李美思 (@ineslaimins) April 24, 2023
China's achievement in lifting people out of poverty in a short period of time is staggering. Raising the living standard of an entire population also has to be applauded.
In the fall of 2012, I was… pic.twitter.com/7RZwIk3MWU
Per comprendere ciò che avvenne successivamente, soprattutto nel XIX secolo, dobbiamo però fare un passo indietro e partire da alcune brevi considerazioni. I mongoli governarono la Cina durante la dinastia Yuan, dal 1271 al 1368. Non soltanto controllavano un’immensa porzione dell’Eurasia, formando il più grande impero terrestre contiguo della storia, ma dominavano anche i mari grazie a enormi navi capaci di navigare nell’Oceano Indiano e nei mari della Cina meridionale e orientale. Erano inoltre grandi commercianti.
Quando la dinastia Yuan fu sostituita dalla dinastia Ming, che governò dal 1368 al 1644, i Ming ereditarono questa straordinaria capacità navale e commerciale. Tra il 1405 e il 1433 Zheng He, forse l’ammiraglio più celebre della storia, guidò sette grandi spedizioni attraverso l’Oceano Indiano. Le sue flotte raggiunsero le coste dell’Africa orientale, commerciando e stabilendo contatti con le società dell’Africa orientale e dell’intero bacino dell’Oceano Indiano e riportando in Cina merci e animali provenienti da quelle regioni.
Nel 1433, però, nonostante questa eccezionale capacità di navigazione, la grande flotta venne smantellata. Gli storici discutono ancora sulle ragioni di questa scelta. Probabilmente i sovrani Ming ritenevano che il principale pericolo provenisse dagli invasori del Nord e preferirono destinare le risorse dello Stato alla difesa terrestre anziché al commercio marittimo.
Senza voler esagerare, possiamo quindi dire che la Cina abbandonò in larga misura gli oceani. E chi occupò quello spazio? Un minuscolo regno situato all’estremità opposta dell’Eurasia: il Portogallo (…).
Gli europei, e non la Cina, divennero dunque le potenze dominanti del mondo. Gli europei controllavano gli oceani e poi, con l’avvento della macchina a vapore, l’industrializzazione esplose nel continente europeo. La potenza militare crebbe enormemente, insieme alla capacità di proiettare il proprio potere e di esercitare la violenza su scala industriale.
A ribbon of water linking north and south the Grand Canal is China's liquid history, still flowing, still alive.#AncientChina #GrandCanal #Chineseculture pic.twitter.com/lz45aeUsSP
— Traditional Chinese Culture (@Emily180538) September 3, 2026
La Cina era pacifica e prospera, ma non era industrializzata e non sapeva che cosa stesse per accadere. Nel 1839 i britannici si presentarono sul Fiume delle perle, nella Cina meridionale, e avanzarono una serie di richieste. La Cina rispose sostanzialmente: «No, grazie. Noi siamo la Cina, voi siete la piccola Gran Bretagna e non accettiamo le vostre pretese».
I britannici scatenarono allora una guerra e la vinsero. Fu la Prima guerra dell’oppio, un conflitto particolarmente sordido, perché la Gran Bretagna combatteva in nome della libertà di vendere oppio ai cinesi. Le autorità cinesi sostenevano che quel commercio fosse dannoso per la società e che non fosse accettabile rendere la popolazione dipendente dall’oppio.
Ma i britannici non vollero sentire ragioni. Erano i narcotrafficanti dell’epoca e, al tempo stesso, la maggiore potenza industriale. Volevano costringere la Cina ad aprirsi e vi riuscirono con la Prima guerra dell’oppio, combattuta dal 1839 al 1842. Fu allora, tra l’altro, che Hong Kong cadde nelle mani della Gran Bretagna, come parte del bottino ottenuto con la vittoria.
Poco dopo seguì la Seconda guerra dell’oppio, dal 1856 al 1860, alla quale partecipò anche la Francia. Dopo queste due sconfitte, la Cina fu attraversata da enormi disordini e da una guerra civile nota come rivolta dei Taiping. In realtà, per le decine di milioni di persone che vi persero la vita, fu probabilmente una delle più sanguinose guerre civili della storia mondiale. Il conflitto fu anche una conseguenza della profonda destabilizzazione della società cinese.
In 1978, China was poorer than Chad, Bangladesh, and Malawi
— Shawn Chauhan (@shawnchauhan1) December 20, 2024
It had a GDP per capita of $155, a tiny fraction of the United States’ $10,000+
But then Deng Xiaoping took power…
45 years later, China is a $ 17 Trillion world superpower
Here's how Deng did it: 🧵 pic.twitter.com/6Zr4VA7Uwv
Ma non terminò lì. Alla fine del XIX secolo si presentò una nuova potenza coloniale, intenzionata a imporre le proprie ambizioni imperiali sulla Cina: il vicino Giappone. Il Giappone aveva infatti cominciato a industrializzarsi dopo il 1868, grazie alla serie di riforme nota come Restaurazione Meiji.
Una volta industrializzato, attaccò il Paese vicino. Nel 1894-1895 il Giappone invase territori cinesi e combatté la cosiddetta Prima guerra sino-giapponese, cioè la guerra tra Cina e Giappone. Il Giappone vinse e cominciò così a sottrarre alla Cina territori come Taiwan, estendendo inoltre il proprio dominio sulla Corea. Entrambe finirono sotto il controllo coloniale giapponese, prima di fatto e poi formalmente, nei primi anni del XX secolo.
All’imperialismo europeo si era quindi aggiunto quello giapponese. Per la Cina fu una sciagura dopo l’altra. Nel 1912 la dinastia Qing venne rovesciata dalla rivoluzione nazionalista guidata da Sun Yat-sen. Quella rivoluzione avrebbe potuto portare alla nascita di una repubblica stabile, ma ciò non avvenne. A causa delle pressioni esterne, della caduta della dinastia e degli sconvolgimenti rivoluzionari, si affermarono invece i Signori della guerra, si intensificarono le lotte interne e si aprirono ulteriori possibilità d’invasione dall’esterno.
Nel 1931, il Giappone invase la Manciuria e nel 1937 lanciò un’invasione su vasta scala della Cina continentale. Sebbene in Occidente non si conoscano abbastanza queste guerre, la Cina vi patì sofferenze immense. Si stima che tra il 1937 e il 1945 siano morti nella guerra contro il Giappone tra i 14 e i 20 milioni di cinesi.
Dopo il 1945 scoppiò la guerra civile tra i cosiddetti nazionalisti e i comunisti. I comunisti, guidati da Mao Zedong, ottennero la vittoria e nel 1949 proclamarono la Repubblica Popolare Cinese. Racconto tutto questo perché si trattò di un’epoca di profonda miseria, definita dai cinesi il «secolo dell’umiliazione». Dal punto di vista economico fu assolutamente devastante.
800 million people were lifted out of extreme poverty in China thanks to a little bit of capitalism.
— Rothmus 🏴 (@Rothmus) July 31, 2026
Central planning doesn’t work. At least Deng Xiaoping saw Mao’s catastrophic blunders and understood that. Which is why when he took power, he ripped out the collectivized… pic.twitter.com/ViMW9KqSfK
All’inizio di quel periodo, la Cina rappresentava più del 20% del prodotto interno lordo mondiale. Quando quei 100 anni terminarono, con la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, la sua quota era scesa a meno del 5% della produzione mondiale, nonostante la popolazione cinese costituisse ancora circa il 20% di quella globale.
La Cina si era impoverita. Ma era una condizione insolita, perché, osservando la sua storia precedente al secolo dell’umiliazione, si trattava della prima volta in circa 2.000 anni che il Paese risultava così indebolito.
Quando oggi vediamo il successo della Cina, è quindi importante capire che il Paese sta tornando a occupare il proprio posto nel mondo. Non è la prima volta che la Cina assume un ruolo di guida mondiale.
Per secoli, e in effetti per buona parte degli ultimi 2.000 anni, la Cina è stata all’avanguardia nella tecnologia e nelle arti e ha rappresentato un esempio di governo pacifico ed efficace.
Il vero miracolo della crescita cinese cominciò nel 1978, quando Deng Xiaoping, forse il riformatore economico di maggior successo nella storia mondiale, trasse insegnamento dalla rapida crescita di alcune economie asiatiche, come Singapore e il Giappone, e dichiarò: «Possiamo farlo anche noi, su scala nazionale».
Nel 1978 Deng Xiaoping aprì quindi la Cina al commercio internazionale, alle idee e ai capitali provenienti dall’estero. Dopo oltre un secolo di umiliazioni, la Cina reagì. Il Paese poté contare sull’imprenditorialità, sull’energia umana, sul capitale sociale rappresentato dalla capacità delle persone di lavorare insieme e su una visione di grandi infrastrutture capaci di collegare l’immensa popolazione di un territorio esteso per più di 9 milioni di chilometri quadrati.
50 years ago, at exactly 00:10 AM Beijing time, Chairman Mao Zedong’s heart stopped beating.
— Marxist777 📕🇵🇸 (@Marxist777) September 8, 2026
The greatest leader who ever thought, ceased to think. pic.twitter.com/pf30fR00ha
L’economia cinese cominciò così a crescere a un ritmo vicino al 10% annuo. Quando un’economia cresce del 10% all’anno, raddoppia all’incirca ogni sette anni. Se questa crescita prosegue per 35 anni, come avvenne in Cina, l’economia raddoppia cinque volte. E cinque raddoppi significano moltiplicare per due, poi ancora per due, per due, per due e per due: il risultato è un incremento di 32 volte.
In effetti, l’economia cinese si è espansa di oltre 30 volte da quando Deng Xiaoping disse: «Apriamoci e torniamo all’economia di mercato». L’idea era di utilizzare il sapere cinese, l’energia del Paese e il suo capitale sociale per costruire l’economia nazionale. Si tratta di un’economia di mercato, ma edificata con caratteristiche e secondo una visione cinesi. E ha avuto successo.
Oggi, se la misuriamo utilizzando prezzi internazionali standardizzati, cioè in base alla cosiddetta parità del potere d’acquisto, l’economia cinese è circa il 30% più grande di quella statunitense. Naturalmente, poiché la popolazione della Cina è circa quattro volte quella degli Stati Uniti, il prodotto economico per abitante resta considerevolmente inferiore a quello statunitense. Tuttavia, in termini aggregati, la scala produttiva cinese non trova eguali né negli Stati Uniti né in Europa.
È un fenomeno straordinario perché si è verificato nell’arco di appena 40 o 50 anni. È ciò che chiamiamo il «miracolo cinese». Ora, mentre ci avviciniamo alla conclusione del nostro viaggio e del racconto sulla Cina contemporanea, vorrei ricordare un altro aspetto fondamentale di questo miracolo.
Karez wells—ancient irrigation works preserved in the Tulufan (Turpan) Basin of Xinjiang—are known as the lifelines of the desert. Together with the Great Wall and the Beijing-Hangzhou Grand Canal, they are hailed as one of "the three great engineering feats of ancient China" and… pic.twitter.com/dzR6TaTukq
— Beijing Review (@BeijingReview) August 28, 2026
Durante i primi 25 anni circa della rivoluzione economica avviata da Deng Xiaoping, la Cina fu la fabbrica del mondo. Le imprese straniere arrivavano qui per servirsi di lavoratori diligenti e qualificati, ma soprattutto per assemblare e fabbricare prodotti progettati generalmente secondo le specifiche delle aziende occidentali.
A partire all’incirca dal 2000, però, la Cina disse: «Dobbiamo innovare». Da quel momento, la capacità innovativa cinese cominciò a svilupparsi rapidamente. Nel 2015 il Paese adottò un piano per l’innovazione chiamato Made in China 2025. Il governo dichiarò: «Possiamo assumere un ruolo guida in molte tecnologie verdi e digitali, se concentriamo su questo obiettivo le nostre capacità, i nostri investimenti nella ricerca e nello sviluppo e la nostra strategia».
Ora siamo nel 2026 e stiamo viaggiando a bordo di automobili elettriche cinesi, perché i veicoli elettrici prodotti in Cina sono destinati a dominare i mercati mondiali grazie all’elevata qualità e ai prezzi competitivi (…).
Top 6 China EV Groups by Total Sales – August 2026
— Amit Amir Anthony (@AmitWorldPeace) September 4, 2026
1. BYD — 433,384
2. SAIC — 187,037
3. Geely Auto — 175,877
4. Chery NEV — 120,909
5. Changan — 105,000
6. Leapmotor — 103,129
BYD alone sold more than double the volume of #2 SAIC, highlighting the scale of its EV leadership.… pic.twitter.com/uOrRBQy5cC
Oggi la Cina è leader nelle tecnologie verdi e digitali in gran parte dei mercati emergenti, nei quali vive complessivamente circa l’85% della popolazione mondiale. La sua capacità d’innovazione sta crescendo vertiginosamente.
Vorrei concludere ricordando che Suzhou, la città nella quale ci troviamo, fa parte di uno di questi eccezionali poli dell’innovazione. Ogni anno l’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale delle Nazioni Unite, la WIPO, pubblica una classifica dei maggiori poli d’innovazione del pianeta. Cerca cioè di stabilire dove si stia concentrando realmente l’innovazione.
Sappiamo, per esempio, che la Silicon Valley si trova generalmente ai primi posti. Ma ciò che è sorprendente, impressionante e positivo per il mondo è che ormai la Cina occupa diverse posizioni ai vertici della classifica.
Il principale polo d’innovazione del mondo è oggi quello formato da Shenzhen, Hong Kong e Guangzhou (…). Al secondo posto si trova il polo giapponese di Tokyo-Yokohama. Il terzo è la Silicon Valley, in California. Il quarto è Pechino. Il quinto è Seul, in Corea del Sud. Il sesto maggiore polo d’innovazione del mondo è proprio quello in cui ci troviamo ora: il polo Shanghai-Suzhou.
🇨🇳 China was the world's largest economy until ~1870.
— The World of Statistics (@WorldOfStats44) May 6, 2026
143 years later — in 2013 — it retook the title in PPP terms.
By 2025: ~22% of world GDP at PPP (Maddison + IMF WEO 2026), vs ~15% for the US.
The biggest economic-power shift in modern history, in one chart. pic.twitter.com/JZqViLYtiS
Non siamo dunque soltanto in una città celebre da 2.500 anni per la propria bellezza, l’artigianato e le arti. Non ci troviamo soltanto sul canale che collega il Fiume Giallo allo Yangtze, né soltanto nel luogo visitato da Marco Polo circa 740 anni fa.
Oggi ci troviamo anche nel cuore di uno dei maggiori poli d’innovazione del mondo. Siamo quindi in un luogo che riunisce una storia straordinaria, una grande cultura, un’eccellente cucina – lasciatemelo aggiungere – e una scienza e una tecnologia d’avanguardia. È una combinazione meravigliosa, capace di produrre enormi benefici per il mondo intero.
Testo tratto da: https://themarcopolodrive.com/ (traduzione dall’inglese a cura di Krisis).
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