Quarant’anni fa il leggendario presidente Thomas Sankara trasformò la lotta contro la povertà e il retaggio coloniale in un progetto di emancipazione nazionale. Oggi il capitano Ibrahim Traoré ne ha raccolto l’eredità, facendo di sovranità, autosufficienza e rifiuto dell’Occidente gli strumenti del proprio consenso. Ma il Burkina Faso resta alle prese con la minaccia terrorista, mentre la deriva autoritaria di Traoré getta un’ombra sulle sue promesse di riscatto.
Ascolta l’articolo, narrato da Giulia Contini:
Richiamo ideale Salito al potere nel 2022, il giovane capitano Ibrahim Traoré si rifà alla retorica del presidente Thomas Sankara, puntando al controllo delle risorse.
Svolta geopolitica Espulse le truppe francesi, Ouagadougou ha stretto accordi con Mosca, accogliendo l’Africa Corps e uscendo da organismi regionali.
Nodo sicurezza Pur registrando un calo di attentati nel 2025, il territorio affronta l’avanzata di al-Qaeda e dell’Isis, restando uno dei Paesi più colpiti al mondo dal fondamentalismo islamico.
Nazionalizzazioni e riforme Ispirandosi al passato, il governo ha statalizzato miniere d’oro, tagliato stipendi pubblici e avviato piani di riforestazione.
Chiusura politica La retorica del riscatto nasconde un’altra faccia della medaglia: assenza di elezioni, dissenso represso e rifiuto esplicito della democrazia.
Nota della direttrice: L’approfondimento che segue nasce da un accurato lavoro di ricerca condotto da uno studente dell’Università degli Studi di Milano, Gabriele Toia. Come avviene per ogni nostra inchiesta – e in particolar modo in questo caso – i materiali e i riscontri documentali sono stati successivamente sottoposti a rigorose verifiche da parte della redazione di Krisis, per garantire il rigore scientifico e la coerenza con i nostri standard editoriali.
«Ci hanno fatto credere di essere poveri, mentre la terra sotto i nostri piedi è piena di ricchezze»[1]. Questa dichiarazione di Ibrahim Traoré, il capitano di 38 anni salito al potere con un colpo di Stato in Burkina Faso nel 2022,[2] sintetizza il programma della sua presidenza: restituire al Paese il controllo delle proprie risorse e ridurne la dipendenza dalle potenze straniere.[3]
Per raggiungere quest’obiettivo, Traoré ha un punto di riferimento: Thomas Sankara, il giovane militare che negli anni Ottanta si propose di trasformare uno dei Paesi più poveri del mondo. «La patrie ou la mort, nous vaincrons!»[4]: era la formula con cui Sankara concludeva i suoi discorsi. Oggi la stessa frase è diventata uno dei simboli della retorica di Traoré.
Salito al potere nell’agosto del 1983, dopo un periodo di forte instabilità politica durante il quale era stato anche incarcerato, Sankara puntò a trasformare il Paese in un modello di emancipazione per l’intero continente africano.[5]
L’allora Alto Volta ottenne l’indipendenza dalla Francia nel 1960[6]. Ma l’emancipazione politica non cancellò la dipendenza economica. Sebbene l’Alto Volta fosse considerato una colonia di secondaria importanza, la Francia continuò a esercitarvi una forte influenza. Il Paese continuò a utilizzare il franco CFA e a mantenere stretti legami con l’ex potenza coloniale. Sebbene avesse un’economia principalmente agricola, il Burkina Faso era costretto a importare derrate alimentari dal resto del mondo.[7]
La situazione in cui versava l’Alto Volta nel 1983, quando Sankara andò al potere, era segnata da povertà, analfabetismo, scarsità di risorse idriche e forte dipendenza dall’estero. Nel suo discorso all’Onu dell’ottobre 1984, Sankara descriveva così le condizioni del Paese prima della rivoluzione: «Pochi dati bastano a descrivere l’Alto Volta. Un Paese di sette milioni di abitanti, più di sei milioni dei quali sono contadini; un tasso di mortalità infantile stimato al 180 per mille; un’aspettativa di vita media di soli 40 anni; un tasso di analfabetismo del 98%»[8].
In questo contesto, Sankara cercò di affrontare i problemi della popolazione attraverso un profondo rinnovamento della società e della mentalità burkinabè. Un gesto dal forte valore simbolico fu il cambio di nome del Paese. Nell’agosto 1984 l’Alto Volta divenne Burkina Faso, espressione che significa «terra dei giusti»[9].
“Getting aids and loans will not help us to develop, but it will create a beggar mentality among us”- Thomas Sankara. https://t.co/dWLLZMCC1x
— Typical African (@Joe__Bassey) April 24, 2025
La scelta rappresentava una rottura con il passato coloniale e con una classe dirigente accusata di corruzione e privilegi. Il Consiglio nazionale della Rivoluzione intervenne quindi sulla pubblica amministrazione, riducendo gli stipendi dei funzionari e favorendo il ricambio generazionale. I risparmi ottenuti finanziarono programmi di alfabetizzazione, campagne contro la desertificazione e politiche di emancipazione femminile[10].
I progetti di Sankara ebbero risultati altalenanti. I più significativi riguardarono quelli ottenuti nel campo della sanità e dell’istruzione. Le campagne di vaccinazione contribuirono a ridurre la mortalità infantile, mentre i programmi di alfabetizzazione ampliarono l’accesso all’istruzione[11]. Nonostante gli sforzi del governo, le riforme per l’emancipazione femminile incontrarono forti resistenze.
La rivoluzione sankarista non può essere ricondotta semplicemente al marxismo. Il Burkina Faso era un Paese prevalentemente rurale, privo di una classe operaia numericamente significativa. Per Sankara, la priorità era rispondere ai bisogni materiali della popolazione: dare da mangiare e da bere alle persone. È qui che si può individuare la componente populista del suo progetto, fondato sull’idea di una rivoluzione democratica e popolare[12].
🇧🇫 “Don’t send us food if you want to help us, send us tractors, fertilizer and materials so we can develop.” Thomas Sankara was assassinated https://t.co/SuEv05qKyB
— Lord Bebo (@MyLordBebo) March 15, 2025
Democratica, però, soprattutto a parole: durante il suo mandato non si tennero elezioni e vennero aboliti gli altri partiti. Il potere era concentrato nel Consiglio nazionale della rivoluzione, mentre il dissenso veniva progressivamente compresso. La rivoluzione che aveva fatto dell’emancipazione il proprio obiettivo mostrava un volto autoritario.
Nel 1987 l’esperimento sankarista si concluse con la violenza. Sankara fu ucciso il 15 ottobre durante il colpo di Stato guidato da Blaise Compaoré, suo ex compagno d’armi e numero due del regime, che rimase poi al potere per quasi tre decenni.
La morte contribuì a trasformare Sankara in un’icona ben oltre i confini del Burkina Faso, venerata ancor oggi. «Sankara rimane un riferimento perché collegava la sovranità non al prestigio dello Stato, ma alla trasformazione concreta delle condizioni di vita della popolazione» osserva Padre Giulio Albanese, il missionario comboniano grande esperto di Africa che scrive editoriali sull’Osservatore romano.
È questa eredità politica e simbolica a spiegare il richiamo a Sankara da parte di Ibrahim Traoré, il nuovo uomo forte del Burkina Faso. Pur appartenendo a epoche e contesti diversi, i due militari condividono una retorica fondata su sovranità nazionale, autosufficienza e rifiuto delle ingerenze straniere.
Traoré stesso ha ammesso che «il contesto in cui viviamo non è lo stesso del 1987»[13]. Non a caso, mostra un atteggiamento apertamente ostile verso la democrazia. E giustifica il suo atteggiamento autoritario sostenendo che «la democrazia uccide» e che «non è per noi [africani]».[14]
Il populismo di Traoré, quindi, non si fonda su un progetto democratico, ma sulla promessa di restituire sicurezza al popolo burkinabè e di sconfiggere i gruppi estremisti[15]. Paese senza sbocco al mare, il Burkina Faso è stretto tra Mali, Niger e gli Stati costieri del Golfo di Guinea. A Nord e a Est, JNIM, legato ad al-Qaeda, e lo Stato islamico nel Sahel (IS-Sahel) hanno progressivamente esteso la propria presenza, rendendo la sicurezza una delle principali sfide del governo Traoré[16].
Le truppe francesi, impegnate nella lotta al terrorismo, hanno lasciato il Paese nel 2023[17]. «Nell’opinione pubblica si era consolidata l’idea che Parigi volesse conservare una funzione tutelare senza garantire sicurezza» spiega Padre Giulio Albanese. «A ciò si aggiungevano la memoria coloniale, il sistema di relazioni riconducibile alla Françafrique e il sospetto che la cooperazione servisse a preservare interessi strategici ed economici. Sul vuoto lasciato dalla Francia si è inserita Mosca».
Burkina Faso President Ibrahim Traore: France and Britain are responsible for all the evil in Africa. https://t.co/LgdsUiIClR
— Globe Eye News (@GlobeEyeNews) July 11, 2024
Traoré ha rafforzato i rapporti con la Russia, anche sul piano militare. Nel gennaio 2024 un primo contingente dell’Africa Corps, la struttura russa creata per raccogliere progressivamente parte dell’eredità della Wagner, è arrivato a Ouagadougou. «Sarebbe però semplicistico descrivere la Russia come la nuova potenza egemone capace di sostituire la Francia» sottolinea padre Albanese. «La sua presenza economica rimane più limitata di quella europea, cinese o turca e non vi sono elementi sufficienti per concludere che abbia modificato decisivamente l’andamento della guerra. La relazione è soprattutto strategica e simbolica. Mosca ha guadagnato influenza a costi relativamente contenuti. E Ouagadougou ha trovato un partner alternativo con cui dimostrare di poter diversificare le alleanze».
Il cambio di partner non ha al momento portato alla stabilizzazione della regione. Secondo il Global Terrorism Index 2026, il Burkina Faso è il secondo Paese al mondo maggiormente colpito dal terrorismo (dopo che per due anni consecutivi aveva occupato il primo posto)[18]. Nel 2025, tuttavia, il numero delle vittime del terrorismo è diminuito del 45 per cento e quello degli attentati del 47 per cento, anche se la minaccia terrorista rimane grave.
La strategia antiterrorismo di Traoré e dell’Alleanza degli Stati del Sahel (AES) – formata da Burkina Faso, Mali e Niger per combattere il fondamentalismo islamico [19] – è stata fortemente criticata da Human Rights Watch[20]. In linea con la politica di scontro con le vecchie istituzioni, il Burkina Faso è uscito dalla Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale nel gennaio 2024 e dalla Corte Penale Internazionale il 2 luglio 2026.[21]
Lo scorso giugno, Emmanuel Macron è arrivato a definire i leader africani affetti dalla «malattia dell’ingratitudine», generando un’ondata di critiche[22]. Traoré ha replicato: «Ecco come [Macron] vede l’Africa, non siamo umani ai suoi occhi»[23].
Emmanuel Macron makes a bold statement on Africa’s future. He vows that France will not leave its former African colonies alone. MACRON: “If we leave African countries to manage on their own, now is not the time. Africa remains the least developed continent, and history shows we have a role to play in supporting its growth. A complete withdrawal could halt progress. There is still much work for us to do in Africa, and we believe they are not fully ready to thrive without our involvement.” France just wants to keep on looting Africa’s resources.
— Casual Geopolitics (@Adamemedia) April 29, 2025
Il consenso di Traoré è alimentato quindi anche della sua esperienza militare e della lotta contro i lasciti coloniali. A rafforzarlo contribuisce la sua forte presenza mediatica: le sue dichiarazioni anticolonialiste ottengono ampia risonanza sui social media.
I suoi attacchi anti-imperialisti non risparmiano neppure le potenze arabe. Traoré accusa alcuni Paesi del Golfo di avere contribuito alla diffusione del fondamentalismo islamico nel Sahel e contrappone a questa visione estremista un Islam che definisce «una religione di pace».
Dal punto di vista economico Traoré, come Sankara, cerca di ridurre la dipendenza del Paese dall’estero e di rendere il Burkina Faso autosufficiente dal punto di vista alimentare.[24] Ha nazionalizzato miniere d’oro precedentemente controllate da società straniere e sta costruendo una raffineria per lavorare in patria il prezioso metallo. Di ispirazione sankarista sono anche i tagli degli stipendi dei politici e le campagne di riforestazione. Il PIL del Paese è cresciuto del 5,3%, secondo il Fondo monetario internazionale, mentre alcuni indicatori economici hanno mostrato segnali di miglioramento.[25]
Il richiamo a Sankara ha consentito a Traoré di trasformare la sovranità nazionale e il rifiuto delle ingerenze straniere in potenti strumenti di consenso. Ma il bilancio del suo governo resta controverso: alla retorica dell’emancipazione si contrappongono una crisi della sicurezza non risolta e un sistema politico sempre più lontano dai principi democratici. È su questa contraddizione, tra promessa di sovranità e realtà della guerra, che si misurerà l’eredità politica di Traoré.
Vincerà la patria o la morte? «Il Burkina Faso è oggi una cerniera tra il Sahel e il Golfo di Guinea, un simbolo della crisi francese in Africa e un banco di prova dell’avanzata russa» conclude padre Albanese. «Ma non può essere ridotto a teatro della competizione tra potenze. La misura della sovranità non è la distanza presa dall’Occidente né la vicinanza a Mosca. È la possibilità, per i burkinabé, di vivere in sicurezza, partecipare alle decisioni e controllare chi governa in loro nome».
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[1] Traduzione mia. Tratto dal discorso di Traoré avvenuto il 26 marzo 2026 per il terzo anniversario del giorno dell’ingaggiamento patriottico e della partecipazione civile. https://wwwar.presidencedufaso.bf/message-de-son-excellence-monsieur-le-president-du-faso-chef-de-letat/.
[2] Fu scelto dalla giunta militare come presidente il 5 ottobre 2022. https://www.lefigaro.fr/flash-actu/le-capitaine-ibrahim-traore-officiellement-designe-president-du-burkina-faso-20221005. consultato il 7 luglio 2026.
[3] In particolare la Francia e recentemente anche l’Arabia saudita (vedi nota 31).
[4] «La patria o la morte, noi vinceremo!» traduzione mia. Paul Sankara, Thomas Sankara, Sankara, Roma, 2016, p. 31.
[5] Kamadini Ouali, La dependance en heritage au Burkina Faso: L’Economie avant la Révolution, in Afrique et Developpment,Vol. 11, no. 1, 1986, pp. 6-7.
[6] Il 1960 non a caso viene chiamato l’anno dell’Africa proprio perché in quei 12 mesi ben 17 paesi ottennero l’indipendenza. Anna Maria Medici, A. Pallotti, M. Zamponi, L’Africa contemporanea, Mondadori, Milano, 2017, p. 293.
[7] K. Ouali, cit., pp. 6-7.
[8] P. Sankara, cit., p. 37.
[9] Il cambio di nome avvenne il primo anniversario della salita al potere di Sankara. Ernest Harsch, Thomas Sankara: an African revolutionary, Ohio University, 2014, p. 55.
[10] Come affermato in uno dei suoi ultimi discorsi avvenuto l’8 marzo 1987. P. Sankara, cit. pp 62-97.
[11] Ad esempio, in sole due settimane furono vaccinati 2 milioni di bambini. E. Harsch, Thomas Sankara: an African revolutionary, cit., pp. 76-77.
[12] Il seguente link porta ad un sito con tutti i discorsi di Sankara. Il discorso da cui è stata estratta la definizione è il discorso di orientamento politico avvenuto il 2 ottobre 1983. https://www.thomassankara.net/the-political-orientation-speech-thomas-sankara/?lang=en, consultato l’8 luglio 2026.
[13] «Le contexte que nous vivons, c’est ne pas le contexte du 1987» Traduzione mia. https://www.youtube.com/watch?v=3NLzuLTEupo. Per sentire questa frase andare a 20’ 25”. Discorso di Traoré pronunciato il 16 luglio 2026 a Yaadga (regione a nord del Burkina Faso). In seguitoTraoré sottolinea che per lui non esiste un numero uno (Sankara), o un numero due (Compaoré). Ma lui è soltanto il capitano alla testa dei suoi soldati, un leader che comanda dal fronte.
[14] Articolo pubblicato il 26 agosto 2025 da ADDO (Osservatorio digitale democrazia Africa). https://disinfo.africa/deepfakes-and-propaganda-used-to-glorify-burkina-fasos-traor%C3%A9-83bf59499714. Consultato il 7 luglio 2026.
[15] Folahanmi Aina, Ibrahim Traore: Burkina Faso’s saviour, dictator or revolutionary anti-imperialist, in Small Wars & Insurgencies. https://doi.org/10.1080/09592318.2026.2656299. Consultato il 7 luglio 2026.
[16] JNIM (Jamaat Nusrat al-Islam wal-Muslimeen) un acronimo che significa: gruppo di sostegno all’Islam e ai mussulmani. È legato ad Al-Qaida e rappresenta la maggior minaccia nella regione. IS-Sahel (Stato islamico Sahel) è la frazione dello stato islamico (ISIS) presente nella regione del Sahel. Atta Barkindo, Africa: Burkina Faso, Chad, Niger, Nigeria, in Counter Terrorist Trends and Analyses, Vol. 17, no. 1, pp. 93-99.
[17] Articolo di Gianfranco Belgrado, nella rivista “Africa” pubblicato il 22 febbraio 2023. https://www.africarivista.it/burkina-faso-il-ritiro-dei-militari-francesi-e-lombra-russa/213347/?srsltid=AfmBOor5lCT1bsmOXXfDfimncMtAtqe_p4uQ6TpWWSYh06Z8xNEcKY-C. Consultato il 7 luglio 2023.
[18] Indice globale del terrorismo prodotto dall’Istitute for Economics and Peace che produce un report annuale il link in descrizione è del 2025. . https://www.visionofhumanity.org/maps/global-terrorism-index/#/.Consultato il 7 luglio 2026.
[19] Coalizione tra Burkina faso Mali e Niger sancita dall’uscita contemporanea dei 3 stati dall’ECOWAS (comunità economica degli stati dell’africa occidentale) nel gennaio 2024. https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/mali-niger-e-burkina-faso-via-dallecowas-161949. Articolo pubblicato dall’ISPI nel gennaio 2024. Consultato il 7 luglio 2026.
[20] Volontari Difesa Patria, cittadini volontari che sono armati e sostenuti dal governo usati come metodo per arginare l’avanzata terroristica. https://www.hrw.org/report/2026/04/02/none-can-run-away/war-crimes-and-crimes-against-humanity-in-burkina-faso-by-all. Sito ufficiale di Human Rights Watch consultato il 7 luglio 2026.
[21] Articolo nella rivista “Africa” pubblicato il 3 luglio 2026. https://www.africarivista.it/niger-mali-burkina-faso-si-ritireranno-da-cpi/316728/?srsltid=AfmBOoqVt9sVacHiMOYaMfidScgND6ilEE64FchLZXcO1sQUyWjFcfle. Consultato il 7 luglio 2026.
[22] Video della dichiarazione di Macron pubblicato da “BBC Africa”. https://www.youtube.com/shorts/RTXm-2JfnfQ.
[23] Video della risposta di Traoré pubblicata da “Le Figaro” https://youtu.be/lgU8FPgEl8I?si=fUNYybfcFAoR.
[24] Cfr. nota 2.
[25] https://www.imf.org/en/countries/bfa. Consultato il 7 luglio 2026.




