Per secoli Dunhuang è stata il punto d’incontro fra Cina e Asia centrale: un’oasi attraversata da mercanti, pellegrini e carovane, dove si sono incrociate culture cinesi, buddhiste, persiane, turche e cristiane. Attraversando il corridoio di Hexi e le grotte di Mogao, Sachs analizza le ragioni della straordinaria continuità della civiltà cinese e della sua unità politica. Sullo sfondo, i tesori della Via della Seta, l’invenzione della stampa e la figura di Wu Zetian, unica donna ad assumere il titolo di imperatore nella storia cinese.
Sesta puntata del corso La Via della Seta raccontata da Jeffrey Sachs.
Ascolta l’articolo, narrato da Giulia Contini:
Primo articolo: Le lezioni di Jeffrey Sachs sulla Via della Seta
Secondo articolo: Roma, antico snodo sulla Via della Seta
Terzo articolo: Belgrado sulla Via della Seta, quando il commercio correva a cavallo
Quarto articolo: Istanbul, la città-ponte sulla Via della Seta
Quinto articolo: Baku, dove la Via della Seta incontrava la Pax mongolica
Sesto articolo: Samarcanda, tra imperi e scienza lungo la Via della Seta
IN BREVE
Punto d’incontro Per millenni Dunhuang ha rappresentato un ponte tra la Cina Han e l’Asia centrale, dove si sono incrociate culture buddhiste, persiane, cristiane e turche lungo il corridoio di Hexi.
Unità storica A differenza dell’Europa, storicamente frammentata e in guerra, la Cina è rimasta un’unica entità politica per tre quarti degli ultimi 2200 anni, consolidando una forte continuità statale.
Scatola geografica Protetta da confini naturali come oceani, montagne e foreste pluviali, la Cina ha sviluppato una stabilità territoriale unica, affrontando minacce esterne principalmente dal fronte settentrionale.
Scrittura come collante L’adozione di un sistema di scrittura logografico unico, standardizzato oltre venti secoli fa, ha permesso a popolazioni di lingue diverse di condividere la stessa cultura e la medesima visione politica.
Da concubina a imperatrice Le grotte di Mogao custodiscono la Pagoda dei nove piani, che custodisce un Buddha colossale commissionato sotto il regno di Wu Zetian. Partita come concubina, l’imperatrice fu una mecenate del buddhismo.
Un saluto da Dunhuang e benvenuti alla sesta settimana del Marco Polo Drive of Peace, Culture and Sustainable Development. Dove ci troviamo oggi? Siamo davanti alla Pagoda dei nove piani, di cui vi parlerò tra poco, nel più straordinario complesso di Dunhuang: le grotte di Mogao. Ci troviamo in un’oasi dell’odierna provincia cinese del Gansu (…).
Siamo a Dunhuang, nella parte occidentale del Gansu. Per millenni la città ha rappresentato il limite occidentale del cuore dell’Impero cinese e il suo anello di congiunzione con l’Asia centrale. Proprio per questo divenne un centro cosmopolita, punto d’incontro fra civiltà diverse (…).
Probabilmente molti di voi non hanno mai sentito parlare di Dunhuang. Io stesso non ne avevo compreso fino in fondo l’importanza prima di conoscere la sua storia grazie alle spiegazioni di un brillante studioso, Neil Schmid, che collabora con l’Accademia di Dunhuang e ha illustrato a Patrick e a me la straordinaria vicenda di questo luogo.
Dunhuang è eccezionale perché qui la civiltà cinese Han incontrò quella indiana, culla del buddhismo, e la cultura induista giunta attraverso il Karakorum, l’Hindu Kush e il bacino del Tarim (…). Vi arrivarono anche la cultura persiana, portata fra gli altri dai mercanti sogdiani, le influenze turche e persino il cristianesimo nestoriano, che fondò comunità in questa regione (…).
Dunhuang è dunque un luogo straordinario. Ma perché tante culture riuscirono a concentrarsi proprio qui? La risposta dipende soprattutto dalla geografia. (…) Dunhuang è l’oasi più occidentale del nucleo storico della Cina: lo scioglimento primaverile ed estivo dei ghiacciai alimenta corsi d’acqua stagionali, creando una zona fertile nel deserto (…).
A Hebrew Selichot prayer manuscript, dating to the 9th century. It was discovered in 1908 among the famed Dunhuang Caves in Gansu Province, China. This rare relic of Jewish liturgy from medieval Central Asia is preserved in the Bibliothèque nationale de France in Paris. pic.twitter.com/7bWGTM0GwL
— Reuven Goldstein (@curatorWH) August 27, 2026
Le catene montuose trasformano inoltre la regione in una sorta di imbuto. Chi dall’Asia centrale voleva raggiungere Chang’an, l’odierna Xi’an, o proseguire verso lo Yangtze e il Fiume Giallo, doveva attraversare questa valle: il corridoio di Hexi, la grande via di comunicazione fra l’Asia centrale e il cuore della Cina.
Negli anni Sessanta del Duecento vi passarono Niccolò e Matteo Polo; nel decennio successivo tornarono accompagnati dal giovane Marco (…). Nel Milione, infatti, Marco parla di Dunhuang: il corridoio era un passaggio obbligato per raggiungere Khanbaliq, capitale della dinastia Yuan.
Per circa un millennio, Dunhuang fu quindi un luogo centrale per la Cina e per la civiltà mondiale: qui si incontrarono influenze persiane, turche, cristiane, cinesi, buddhiste e induiste.
Una delle ragioni per cui la città conservava ancora un ruolo fondamentale all’epoca dei Polo – e per cui continua a essere importante anche oggi, lungo il cosiddetto Corridoio centrale che stiamo percorrendo – è la stabilità della Cina come civiltà e come sistema politico.
Prima di parlare finalmente della Pagoda dei nove piani e delle grotte che si susseguono lungo questa magnifica parete rocciosa, vorrei concedermi una breve digressione. Desidero sottolineare un aspetto fondamentale della Cina e del confronto fra la storia cinese e quella del mondo occidentale.
Meet Fengbo, a traditional Chinese deity associated with wind, in Cave 146 at the Mogao Caves.💨 Dating from the Five Dynasties (907–960) period, this mural depicts him striding barefoot with a large bag of wind in his arms, his flowing ribbons swept upward. Wide eyes and an… pic.twitter.com/Jmbmy4fyvl
— Dunhuang Academy (@DunhuangAcademy) August 28, 2026
Il punto essenziale è che, per circa tre quarti degli ultimi 2200 anni, la Cina è stata un’entità politica unitaria, nonostante la vastità del suo territorio. Oggi la Cina si estende su circa 9,6 milioni di chilometri quadrati, una superficie approssimativamente pari a quella degli Stati Uniti. Non è stata soltanto un’immensa entità geografica: per gran parte della sua storia è stata anche un’unica entità politica.
E l’Europa? Prendete quasi un anno qualsiasi della storia europea e troverete l’Europa in guerra. Questa è una differenza fondamentale fra Cina ed Europa. Credo che sia una distinzione davvero profonda e che contribuisca a spiegare la diversità fra la mentalità dell’Europa – e degli Stati Uniti, che dell’Europa sono figli, talvolta direi persino una parodia – e quella della Cina, una civiltà che ha ormai più di 4.000 anni.
Per la maggior parte di questo lungo periodo, la Cina è rimasta unita. Vorrei provare a spiegare due ragioni di questa continuità, ma cominciamo da un dato storico. Confucio, il pensatore più influente della storia cinese, visse in un periodo di disgregazione politica: l’epoca delle Primavere e degli Autunni, quando l’autorità formale della dinastia Zhou si indeboliva e i regni locali si combattevano. Si rivolse a un governante dopo l’altro dicendo: «Siate buoni, siate virtuosi». Nessuno lo ascoltò (…) ma il suo pensiero sarebbe rimasto un modello per i successivi 2.500 anni.
Circa tre secoli dopo, Qin Shi Huang, il Primo imperatore, sconfisse tutti i rivali e nel 221 a.C. unificò la Cina su una scala territoriale riconoscibile anche oggi. Nello stesso periodo, Roma sconfiggeva Cartagine e conquistava le città-Stato greche, trasformando il Mediterraneo in uno spazio politicamente unificato (…). I due percorsi, tuttavia, avrebbero avuto esiti diversi.
La dinastia Qin durò meno di 20 anni, ma gli Han consolidarono l’unità cinese e governarono per circa quattro secoli. Dopo 300 anni di divisioni, la Cina fu riunificata dai Sui e poi dai Tang. Da allora – con Song, Yuan, Ming e Qing – salvo alcune fasi di frammentazione rimase sostanzialmente unitaria fino all’età moderna. (…)
"Record of Mogao Grottoes." after so much anticipation, it finally appears. This is the origin of the Mogao Grottoes, the Mogao Grottoes' "personal profile", hidden on the back of a scroll.#Dunhuang #mural #art #China #CHINESE #SilkRoad #foreign #TravelTips pic.twitter.com/6NXWkS9oXy
— Hi Dunhuang (@HiDunhuang_) August 29, 2026
Che cosa accadeva nel frattempo in Europa? Roma non riuscì a unificare completamente l’Europa. Nel 9 d.C. le sue legioni furono sconfitte nella foresta di Teutoburgo e l’impero non stabilì mai un controllo duraturo a Est del Reno e a Nord del Danubio. (…) Realizzò comunque una forma di unità europea, estesa anche a regioni dell’Asia e dell’Africa settentrionale.
Nel 476 l’Impero d’Occidente cadde. Da allora, l’Europa non sarebbe mai più tornata a essere un’unica entità politica, mentre la Cina, poco più di un secolo dopo, sarebbe stata nuovamente riunificata. Questa è una delle differenze fondamentali fra le due storie. E produce anche due mentalità completamente diverse.
La Cina è estremamente diversificata: comprende numerosi gruppi etnici, lingue differenti e tradizioni molteplici. Eppure tutto ciò viene ricondotto a un’idea unitaria: «armonia nella diversità», una delle espressioni più note del pensiero confuciano.
In Europa, invece, troviamo una lunga storia di guerre: Gran Bretagna e Francia si sono combattute per secoli, così come Germania e Gran Bretagna per buona parte degli ultimi 150 anni. (…)
La mentalità europea, divenuta poi anche quella americana, tende a considerare il mondo come un’arena competitiva: ci si scontra, si combatte, si fa la guerra. La mentalità cinese si basa invece su un’altra idea: siamo parte di un’unica, vastissima civiltà e possiamo convivere con gli altri, purché esista una qualche comprensione culturale condivisa.
The Sakyamuni Buddha statue from Cave 254, Mogao Grottoes, Northern Wei Dynasty🏛️ Marvel at this exquisite Northern‑Wei‑era Buddhist sculpture in Dunhuang. Elegant lines and solemn demeanour reflect the splendid art of the Silk Road more than 1,500 years ago. A timeless… pic.twitter.com/7XoaeJSqoi
— Zhang Heqing (@zhang_heqing) August 27, 2026
Considero questa differenza autentica e profonda. Quando gli studiosi americani di Scienze politiche affermano che i Paesi sono inevitabilmente destinati a combattersi, perché il conflitto farebbe parte della loro natura, e che di conseguenza dobbiamo prepararci alla guerra con la Cina, i cinesi rispondono: «No, no, no. Noi vogliamo costruire una civiltà comune».
Gli americani replicano che si tratta soltanto di cinismo e di un espediente retorico. Io credo invece che ci troviamo davvero davanti a una mentalità differente. Vorrei quindi porre una domanda: perché la Cina è riuscita ripetutamente a riunificarsi, mentre l’Europa non è mai più tornata unita dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente?
Naturalmente, si potrebbero riempire innumerevoli podcast discutendo le possibili risposte. Io considero particolarmente importanti due fattori: la geografia fisica e la struttura istituzionale e culturale. Vorrei provare a spiegare il mio punto di vista.
Il primo fattore è dunque la geografia fisica. Per dirla nel modo più semplice possibile, la Cina assomiglia a una sorta di grande scatola: una regione geografica delimitata da confini naturali.
Sul lato orientale troviamo l’Oceano Pacifico, oltre il quale naturalmente non è possibile proseguire. A Nord si estendono montagne, steppe e territori aridi, che segnano anche il limite delle terre raggiunte da sufficienti risorse idriche.
Wu Zetian (624–705), the sole female emperor in Chinese history, ruled from 690 to 705, founding her own dynasty. Her leadership brought remarkable growth, reduced corruption, and sparked a cultural and economic renaissance. Notably, she elevated women’s roles in governance, 1/2 pic.twitter.com/sKd90VEh7D
— XingWu🐉ChineseFolklore (@x1ngwu) January 27, 2025
A Ovest e a Sud-Ovest si innalzano grandi catene montuose che contribuiscono a definire i confini della Cina: il Tian Shan, il Pamir, il Karakorum e l’Himalaya. Queste montagne formano le pareti occidentali e sud-occidentali della nostra «scatola».
Sul lato meridionale, invece, si trovano le foreste pluviali. Anch’esse costituiscono una barriera formidabile: non soltanto fisica, ma anche sanitaria. Quando gli eserciti cinesi tentarono di invadere il Vietnam molti secoli fa, la malaria e le altre malattie tropicali contribuirono a respingere gli invasori.
Possiamo dunque immaginare la Cina come uno spazio racchiuso dalle steppe, dalle regioni aride e dalle montagne a Nord; dalle grandi catene montuose a Ovest e a Sud-Ovest; dalle foreste pluviali che la separano dagli odierni Vietnam e altri Paesi del Sud-Est asiatico; e infine dall’Oceano Pacifico a Est.
Questo territorio è relativamente protetto, tranne che sul lato settentrionale. Ed è proprio da Nord che provennero quasi tutte le grandi invasioni della Cina. Gli invasori erano generalmente popolazioni nomadi: dagli Xiongnu dell’antichità fino ai Manciù, che entrarono in Cina da Nord-Est e fondarono la dinastia Qing nel 1644. L’unica minaccia realmente consistente per questa grande «scatola» geografica proveniva quindi dal Settentrione.
Qin Shi Huang was the first emperor of a unified China. Born in 259 BCE, he became King of Qin at thirteen and emperor in 221 BCE. He standardized laws, writing, currency, and measurements, while beginning the Great Wall’s construction. pic.twitter.com/jvwP4yBatd
— Victor Vu (@messi_ola99) August 29, 2026
Sul lato occidentale, le due grandi aree di civiltà – quella turca e quella cinese – trovarono invece una sorta di equilibrio. Un momento decisivo fu la battaglia del fiume Talas, combattuta nel 751. Quello scontro stabilì, almeno in termini generali: la Cina a Est, gli imperi turchi e islamici a Ovest.
Non si trattava naturalmente di una separazione perfetta, ma quel confine divenne approssimativamente la linea di demarcazione politica fra i due mondi. Il secondo fattore è per me ancora più sorprendente. Confesso di non essere ancora riuscito a comprenderlo fino in fondo, nonostante abbia cercato di farlo per tutta la vita.
La Cina comprende molte lingue e numerosi gruppi etnici, ma possiede un’unica lingua scritta, standardizzata più di 2500 anni fa. La scrittura cinese non fu inventata nel 221 a.C. dall’imperatore Qin, naturalmente: esisteva già da molto tempo. Fu però sistematizzata quando i Qin unificarono la Cina.
Che cosa significa tutto questo? Le lingue parlate nelle diverse regioni della Cina erano, e rimangono ancora oggi, profondamente differenti: lo shanghainese, il cantonese e l’hokkien, per esempio. Sono generalmente definite «dialetti», ma molti linguisti ritengono che, secondo qualsiasi criterio ordinario, si tratti in realtà di lingue diverse. Non sono facilmente comprensibili fra loro sul piano orale.
P.4503 The Diamond Sutra written by Liu Gongquan, Tang dynasty rubbing.#Dunhuang #mural #art #China #CHINESE #SilkRoad #foreign #TravelTips pic.twitter.com/YCVglQIQNI
— Hi Dunhuang (@HiDunhuang_) August 28, 2026
Eppure tutti possono leggere lo stesso giornale. Com’è possibile? Perché la lingua scritta cinese non è alfabetica, come accade nella maggior parte del mondo. È composta, naturalmente, da caratteri. Questi caratteri sono portatori di significato: rappresentano morfemi, non semplicemente una sequenza alfabetica di suoni. Proprio perché veicolano un significato, possono essere letti da persone che parlano lingue diverse.
Questa possibilità fu trasformata in un preciso progetto politico dall’imperatore Qin nel 221 a.C. La sua idea era molto chiara: gli editti imperiali dovevano poter essere compresi in tutta la Cina. I caratteri esistevano già, ma sarebbero stati standardizzati. L’intera Cina avrebbe utilizzato un’unica lingua scritta, indipendentemente dalla lingua parlata nelle diverse regioni. Fu un’idea straordinaria.
Guardiamo invece all’Europa. Il latino si diffuse in gran parte dell’Impero romano, ma con il tempo si diversificò fino a dare origine all’italiano, al francese, allo spagnolo e alle altre lingue romanze. A queste si aggiungevano le lingue germaniche e quelle slave. In Europa non è mai esistita un’unica lingua scritta che tutti potessero comprendere. Con una certa semplificazione – ma non credo di sbagliarmi – direi che, quando le persone non riescono a capirsi, diventa anche più difficile che vadano d’accordo.
A mio giudizio, l’esistenza di un sistema di scrittura condiviso per più di 2000 anni è stata una delle più brillanti conquiste della civiltà cinese. Ha avuto conseguenze straordinarie per la continuità politica della Cina e ha contribuito alla sua unità per oltre due millenni.
Torniamo ora all’Europa. Il continente europeo è diviso da numerose lingue e, dal punto di vista geografico, non assomiglia affatto a una scatola. Comprende la penisola iberica, quella italiana e quella balcanica. Comprende il Mar Nero, il Baltico e la Scandinavia. Può essere invaso da moltissime direzioni e nessuno è mai riuscito a controllare stabilmente l’intero continente. Nemmeno i romani riuscirono a unificare tutta l’Europa. La sua geografia è semplicemente troppo frammentata.
The Central Plain of China measures around 1000 km in both North-South and East-West direction.
— Zhao DaShuai 东北进修🇨🇳 (@zhao_dashuai) October 18, 2025
It is the only large, contiguous flat plain in China.
Beijing is at the northern end, Shanghai its southeastern end of the central plain. But there are no internationally renowned… pic.twitter.com/xA4EL0ot4F
È il punto sostenuto dallo storico E. L. Jones nel suo celebre libro Il miracolo europeo. Jones propose un’interpretazione condivisa da molti storici occidentali, con la quale però non sono d’accordo: secondo lui, il dinamismo dell’Occidente deriverebbe proprio dal fatto che gli europei si sono continuamente combattuti.
Ma si può benissimo essere dinamici senza farsi continuamente la guerra. Non credo, dunque, che questa teoria sia corretta. Quegli elementi contribuiscono però a spiegare perché gli europei abbiano combattuto così spesso: la diversità linguistica, la pluralità etnica e la frammentazione geografica hanno impedito all’Europa di conoscere una forma di unità paragonabile a quella cinese.
Abbiamo dunque due geografie differenti, due diverse storie culturali e due differenti mentalità, che continuano a influenzarci ancora oggi. Personalmente preferisco l’idea cinese dell’armonia nella diversità. Mi piace pensare che possiamo davvero convivere gli uni con gli altri, anche quando parliamo lingue differenti. L’intelligenza artificiale, i nuovi strumenti di interpretazione e i modelli linguistici capaci di lavorare con moltissime lingue potranno aiutarci a comprenderci meglio nel XXI secolo.
Ma torniamo al luogo in cui ci troviamo. Dunhuang rappresentava il limite occidentale della gloriosa civiltà cinese e, al tempo stesso, il punto d’incontro fra le civiltà dell’Asia centrale e dell’Asia orientale. Tutto ciò che ci circonda racconta la magnificenza di quella storia.
Siamo nel complesso delle grotte di Mogao, a Dunhuang: una successione di cavità scavate nella parete rocciosa e destinate alla meditazione e al culto buddhista. La loro realizzazione veniva finanziata da mecenati che desideravano offrire ai monaci buddhisti luoghi nei quali meditare e pregare in loro nome. Erano committenti facoltosi, intenzionati a dimostrare la propria devozione e ad accumulare meriti nel ciclo delle reincarnazioni, con la speranza di raggiungere infine il nirvana.
If the ancient Silk Road is a theater, then the Sogdians were its most dynamic performers. Read the story of the lengendary dancers who monopolized the trans-Eurasian trade route for 500 years: https://t.co/4tGqbcxtXw pic.twitter.com/OlIpiomqR0
— China Daily (@ChinaDaily) November 24, 2018
Il risultato fu la creazione di centinaia di capolavori artistici: affreschi straordinari, templi, sculture e manoscritti. Fra questi troviamo anche testi stampati. Furono in effetti i cinesi a inventare la stampa a caratteri xilografici, e la sua diffusione fu legata anche al buddhismo. I fedeli desideravano moltiplicare i testi sacri: più copie contribuivano a produrre, più meriti pensavano di accumulare lungo il cammino verso la salvezza.
Nel museo delle grotte abbiamo potuto osservare le riproduzioni di alcuni di questi straordinari documenti, provenienti dalla cosiddetta Grotta della biblioteca. Alcuni risalgono al IX secolo, circa seicento anni prima che Gutenberg perfezionasse la stampa a caratteri mobili in Germania, intorno al 1440.
Qui troviamo dunque testi stampati, sete, affreschi, splendidi edifici sacri e templi. E ora ci troviamo davanti a quello che è forse il monumento più riconoscibile dell’intero complesso: la Pagoda dei nove piani. È uno spettacolo straordinario già di per sé. La struttura visibile oggi è il risultato di diverse ricostruzioni e restauri, anche moderni, ma le sue origini risalgono al VII secolo.
La realizzazione del grande Buddha custodito al suo interno è associata a una personalità eccezionale: una delle donne più straordinarie della storia cinese. In tutte le migliaia di anni di storia che abbiamo ripercorso, la Cina ha avuto una sola donna che abbia assunto formalmente il titolo di imperatore.
Naturalmente vi furono numerose imperatrici e imperatrici madri. Alcune governarono come reggenti perché il figlio destinato al trono era ancora troppo giovane; altre esercitarono di fatto il potere mentre l’imperatore era ancora un bambino. Ma soltanto una donna dichiarò apertamente: «Sono io l’imperatore».
❄️Winter in Dunhuang, Gansu, is a gift from time set to slow motion.
— DiscoverGansu (@discover_gansu) December 25, 2025
As the cold wind sweeps past the Nine-Story Pagoda and the first snow gently falls on Mingsha Mountain, Dunhuang enters its quietest season of the year. With the crowds gone and the noise faded, winter reveals… pic.twitter.com/tteLs35mrI
Quella donna fu Wu Zetian, vissuta durante l’epoca della dinastia Tang. A quanto pare era una donna estremamente tenace e ambiziosa. Inizialmente fu una concubina dell’imperatore. Riuscì poi a diventare la consorte principale e quindi imperatrice. Dopo la morte del sovrano esercitò per qualche tempo il potere come imperatrice madre. Infine decise di assumere direttamente il titolo di imperatore.
Il suo regno è ricordato come un periodo di importanti successi nell’amministrazione pubblica. Wu Zetian fu inoltre una grande sostenitrice del buddhismo durante l’epoca Tang. Non viene dunque ricordata soltanto come l’unica donna imperatore della Cina, ma anche come una delle grandi sovrane della sua storia. In seguito fu deposta: gli uomini dell’epoca, evidentemente, non erano disposti ad accettare ancora a lungo il suo potere. Ma aveva ormai fatto la storia, anche grazie al suo straordinario mecenatismo artistico e religioso.
Dietro la Pagoda dei nove piani si trova una gigantesca statua del Buddha che, secondo la tradizione, avrebbe le sembianze di Wu Zetian. In essa possiamo riconoscere tanto il suo personale percorso verso l’illuminazione quanto la sua devozione al buddhismo: una presenza che continua ad accompagnarci in tutto il complesso delle grotte di Mogao.
Grazie per averci accompagnato a Dunhuang, uno dei luoghi più straordinari del pianeta. Grazie per aver seguito il Marco Polo Drive of Peace, Culture and Sustainable Development. Ci vediamo la prossima settimana.
Testo tratto da: https://themarcopolodrive.com/ (traduzione dall’inglese a cura di Krisis).
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