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    Todd: «L’America ha abbandonato la democrazia ed è diventata un impero del terrore»

    L’analisi dello storico francese sulla deriva autoritaria di Washington e il nuovo disordine globale.
    Emmanuel Todddi Emmanuel Todd18 Marzo 20268 Minuti di lettura
    «Il trionfo della morte», dipinto da Jan Bruegel nel 1597. Wikipedia. Public Domain.
    «Il trionfo della morte», dipinto da Jan Bruegel nel 1597. Wikipedia. Public Domain.
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    Secondo Todd, gli Stati Uniti hanno rinunciato al modello democratico-liberale per trasformarsi in un sistema imperiale mosso da un’irrazionale ebbrezza per la violenza. Parallelamente, l’Iran mostra una inaspettata capacità di resistenza. Todd spiega che il Paese sciita è radicalmente diverso dal mondo arabo sunnita incentrato sui clan. La forza di Teheran non risiede nel clero, ma in una struttura sociale capace di produrre burocrazie impersonali e una classe d’eccellenza di ingegneri. Realtà, queste, che i dirigenti europei dovrebbero mettere a fuoco, per non farsi travolgere dai mutamenti di un mondo che sta traballando.

    Ascolta l’articolo, narrato da Elisabetta Burba e Maria Pappini:

    IN BREVE

    Deriva imperiale A parere di Emmanuel Todd, gli Stati Uniti hanno abbandonato il modello liberal-democratico per un sistema imprevedibile e violento, dominato da un’irrazionale ebbrezza per la guerra.

    Razionalità autocratica L’antropologo sottolinea come, mentre l’Occidente agisce in modo folle, i leader di Russia, Cina e Iran mostrano comportamenti più lucidi e rispettosi del diritto internazionale.

    Resilienza tecnologica L’Iran non è il «Paese dei mullah», ma un moderno «Stato di ingegneri», capace di produrre burocrazie solide e innovazioni militari come i droni.

    Evoluzione negata Le interferenze di Washington hanno impedito la naturale transizione democratica della rivoluzione iraniana, favorendo l’ascesa delle fazioni più conservatrici.

    Cecità europea Per Todd, le élite dell’Unione Europea mancano dell’immaginazione necessaria per comprendere il crollo imminente degli equilibri globali e della stabilità americana.


    L’antropologo Emmanuel Todd, celebre per aver anticipato il collasso del blocco sovietico, interpreta l’escalation in Medio Oriente come il riflesso di una crisi strutturale dell’Occidente. Nella seconda parte del dialogo realizzato in Giappone con il suo editore Bungeishunju, lo studioso delinea i contorni di un sistema americano che, smarrita la propria funzione democratica, sembra scivolare in un nichilismo bellico guidato dall’imprevedibilità. Todd non legge più l’offensiva contro Teheran come una strategia geopolitica coerente, ma come il sintomo del disfacimento di un ordine internazionale che ha sostituito la diplomazia con lo scatenamento della violenza.

    Che interesse hanno gli Stati Uniti in questo attacco? Non sembra avere alcuna relazione con la posizione America first di Trump.

    «Quelle che chiamiamo democrazie occidentali, degli Stati Uniti, dell’Europa e così via, sono nel loro comportamento completamente imprevedibili, violente, irrazionali o codarde. Sull’attacco all’Iran, inizialmente ero partito da un’ipotesi razionale: l’obiettivo di far dimenticare la sconfitta in stile russo e in stile cinese. Tuttavia, credo sempre più che debbano prevalere le interpretazioni irrazionali. Non bisogna più cercare una razionalità nell’azione americana. Occorre pensare in termini di ebbrezza per la violenza e per la guerra. Sotto questo aspetto, la situazione ricorda sempre più l’epoca della Seconda guerra mondiale, che si è conclusa come un puro e semplice scatenamento di odio da parte della Germania nazista contro tutti i popoli. La questione non è la stessa. Gli Stati Uniti non sono antisemiti, ma sono profondamente turbato – essendo io stesso di origine ebraica – nel vedere come la questione di Israele, e dunque degli ebrei, sia di nuovo al centro dei problemi. C’è come un mistero storico, un inconscio storico, un’inquietudine… Qualcosa su cui dobbiamo riflettere ed essere vigili, attenti, prudenti. La situazione sta diventando davvero molto molto pericolosa. Vorrei esprimere la mia inquietudine e la mia sorpresa in un altro modo. Sono per una parte cittadino francese. Sono legato alla democrazia liberale, sono un uomo tradizionale e sono peraltro uno storico. L’aspetto più straordinario della situazione attuale è vedere come i dirigenti di quelle che chiamiamo democrazie occidentali – degli Stati Uniti, dell’Europa e così via – siano completamente imprevedibili, violenti, irrazionali o pavidi nel loro comportamento. Mentre i dirigenti delle dittature – da Putin in Russia a Xi Jinping in Cina e, in fondo, persino il regime iraniano – hanno un comportamento più razionale, comprensibile e rispettoso del diritto internazionale. L’idea che i dirigenti delle democrazie si comportino come folli e che i dittatori si comportino come persone ragionevoli mi fa pensare che il nostro mondo sia impazzito».

    EU's Kaja Kallas – "Iran is exporting the war, trying to expand it as to as many countries as they can to sow chaos"

    Let's be clear: Iran is only targeting US bases-after the US and Israel bombed Iran first. Self-defense is not "exporting war." pic.twitter.com/YxeyYqm2Vt

    — Ounka (@OunkaOnX) March 5, 2026

    Per queste operazioni militari, Trump è alleato con Israele e Benjamin Netanyahu. Ma ciò, dal punto di vista della politica interna, non rischia di allontanarlo dagli americani? Visto che non sembra ottenere consensi sul piano interno, come si può giustificare tale decisione?

    «Bisogna capire che la violenza di Trump e della sua amministrazione si esercita sia verso l’interno sia verso l’esterno. È la stessa violenza. La questione che si pone è: che cosa significano ormai le elezioni nel sistema americano? In teoria, gli americani sono contrari alla guerra. Sì, una schiacciante maggioranza è effettivamente contraria alla guerra, ma ciò non fa alcuna differenza: il governo muove guerra lo stesso. Non so affatto cosa potrebbe succedere se le elezioni ribaltassero la maggioranza di Trump. Il punto è che ora bisogna essere capaci di immaginare tutto, compreso un crollo della democrazia americana sul piano interno. L’incertezza risiede nella lotta con l’Iran, sostenuto dalla Cina e dalla Russia, ma l’incertezza è anche nell’evoluzione interna della società americana. L’America non è più una nazione democratico-liberale. L’America è un sistema imperiale dove non si vede più bene il limite tra l’interno e l’esterno. E davvero bisogna essere umili, bisogna ammettere che non si sa ma bisogna essere pronti a immaginare tutto. Vale a dire che c’è un dovere di immaginazione. Ciò che ha reso possibile la Seconda guerra mondiale, il nazismo, i campi di concentramento, è che nessuno poteva immaginare che Hitler fosse possibile. Allo stesso modo, attualmente, credo ad esempio che i dirigenti europei e gli intellettuali europei non abbiano l’immaginazione necessaria per capire che l’America e il mondo stanno traballando. Dunque bisogna stare all’erta: vedremo cose che nemmeno potevamo immaginare. Dobbiamo essere umili. I dirigenti europei, credo, non hanno la minima idea di ciò che sta accadendo. Bisognerebbe tracciare una curva della crescita della violenza. Prendiamo il caso di Israele: chi avrebbe immaginato, 10 anni fa, che qualcosa come il genocidio di Gaza sarebbe stato possibile? Chi sarebbe stato capace di immaginare questi attacchi ripetuti contro un Paese sovrano come l’Iran, che oggi si bombarda? Ma siamo arrivati a questo punto. E quale sarà il prossimo livello di violenza?»

    Netanyahu: I want to say a special thanks to our great friend and great leader of the world, Donald Trump, for joining us in this crucial effort to save the world. pic.twitter.com/ZXGjJGpxVK

    — Acyn (@Acyn) March 2, 2026

    Nei suoi libri precedenti, lei ha spiegato le differenze tra i Paesi arabi della regione e l’Iran, che è persiano e sciita. Lo descrive come più vicino ai Paesi occidentali: che cosa significa?

    «La grande differenza tra l’Iran sciita e i Paesi arabi sunniti riguarda il sistema familiare. Il sistema familiare del mondo arabo sunnita è un sistema patrilineare, di clan, dove la parentela è talmente importante che la costruzione di uno Stato moderno e dei suoi apparati risulta molto difficile. Al contrario, in Iran, il sistema familiare è molto diverso. La famiglia è nucleare. La condizione delle donne, a differenza di quanto si pensa spesso, è molto migliore rispetto alle regioni sunnite. L’Iran ha una capacità di organizzazione dello Stato e dell’esercito che è di tutt’altra natura. È per questo, d’altronde, che l’Iran è capace di resistere alla “decapitazione” (dei suoi leader, ndr) poiché la società iraniana sciita è capace di produrre burocrazie impersonali che sopravvivono al cambio dei dirigenti. Dunque, è una società di una natura completamente diversa rispetto a quelle dei Paesi arabi. E se gli americani falliscono nel tentativo di disorganizzare la società iraniana, falliscono nel tentativo di scatenare una guerra civile, è perché non capiscono questa differenza fondamentale fra Iran sciita e mondo sunnita. L’Iran ha anche una dinamica educativa molto più forte dei Paesi arabi. È un Paese che forma un numero enorme di ingegneri. La fascinazione per la tecnica e per la formazione ingegneristica è tipica dell’Iran. L’Iran non è un “Paese di mullah” clericali. È un Paese di ingegneri. Ed è in virtù di questo che gli iraniani sono stati capaci di costruire tutti quei missili balistici, tutti quei droni. Hanno inventato l’utilizzo militare dei droni: è un’invenzione iraniana che ha rivoluzionato la guerra dell’Ucraina e che attualmente ha elementi decisivi della situazione militare».

    🚨 Breaking:

    For the first time, we see a missile maneuvering and able to bypass Israeli defenses with full confidence and precision! 🔥 pic.twitter.com/mIf3kQiMsy

    — Express News (@ExNewsHD) March 18, 2026

    Riguardo alla rivoluzione del 1979, lei ha detto che la considera democratica. Può spiegare questa sua posizione?

    «Innanzitutto, ogni rivoluzione è per definizione democratica, poiché si tratta di una sollevazione popolare. Ciò che impedisce alle persone di vederla come democratica è la sua colorazione religiosa. Ma le rivoluzioni inglesi – la prima rivoluzione, più la “Rivoluzione gloriosa” – erano in fondo delle rivoluzioni protestanti. Non c’è alcuna incompatibilità tra la religione e la rivoluzione. Il vero dramma dell’Iran è che gli interventi occidentali gli hanno impedito di evolvere verso una democrazia pacificata. Vale a dire: una rivoluzione comincia sempre con la violenza e in seguito le cose si mettono a posto. Ma ogni intervento occidentale, americano in particolare, con i blocchi economici e così via, non ha fatto altro che rinforzare in modo incessante il campo conservatore. Dunque, la traiettoria dell’Iran sarebbe dovuta essere quella della Francia, che è passata da una rivoluzione molto sanguinosa alla Terza Repubblica. Quindi, si è impedita la nascita della prima vera democrazia del mondo musulmano e la si è trasformata in questo regime, effettivamente molto violento, effettivamente molto sanguinoso. Ma tutto ciò a causa dell’intervento occidentale».

    Testo tratto da: https://www.youtube.com/watch?v=MBWtL35Lu6Yhttps://www.youtube.com (traduzione dal francese a cura di Krisis).

    Licenza Creative Commons CC BY-NC-ND Ver. 4.0 Internazionale

    Autore

    • Emmanuel Todd. Foto di Francesca Mantovani 2023, Editions Gallimard.
      Emmanuel Todd

      Nato nel 1951, è uno storico, sociologo e antropologo francese di fama internazionale, noto per aver previsto per primo, con anni di anticipo, il collasso dell’Unione Sovietica e la crisi finanziaria del 2008. Tra i suoi libri pubblicati in Italia: L’illusione economica (Marco Tropea Editore, 2004), Dopo l’impero (Marco Tropea Editore, 2003), L’incontro delle civiltà (con Youssef Courbage, Marco Tropea Editore, 2009) e Breve storia dell’umanità (leg Edizioni, 2019). La sconfitta dell’Occidente, in corso di traduzione in diversi paesi, è il suo ultimo libro.

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