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    Todd: «La barbarie americano-israeliana e la viltà europea»

    L’autore de «La sconfitta dell’Occidente» vede la guerra in Iran come espressione del nichilismo statunitense.
    Emmanuel Todddi Emmanuel Todd11 Marzo 20269 Minuti di lettura
    «Il duello rusticano», dipinto di Francisco Goya tra il 1820 e il 1823. Wikimedia Commons. Licenza Public Domain.
    «Il duello rusticano», dipinto di Francisco Goya tra il 1820 e il 1823. Wikimedia Commons. Licenza Public Domain.
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    Emmanuel Todd interpreta l’attacco contro Teheran come una manovra diversiva per occultare le sconfitte strategiche degli Stati Uniti in Ucraina e nel confronto economico con la Cina. Dietro l’escalation, Todd vede soprattutto l’emergere di un modus operandi che normalizza l’assassinio mirato dei leader. E che rischia di trasformare l’ordine internazionale in una giungla, con gravi conseguenze energetiche e geopolitiche per l’Europa.

    Ascolta l’articolo, narrato da Elisabetta Burba e Maria Pappini:

    IN BREVE

    Eclissi della potenza Usa Secondo lo studioso francese, l’offensiva in Iran maschera il declino strategico statunitense: la sconfitta industriale contro la Russia in Ucraina e quella economica nel braccio di ferro doganale con la Cina.

    Dinamiche del nichilismo L’escalation riflette una decomposizione morale che sfocia nel nichilismo: una pulsione distruttiva verso uomini e realtà, alimentata dal bisogno di violenza del sistema americano.

    Terrore come governance L’assassinio mirato dei leader trasforma l’ordine globale in una giungla. Secondo Todd, questa tecnica di intimidazione punta a sottomettere non solo i nemici, ma anche gli alleati europei.

    Sudditanza e crisi energetica I leader europei, definiti vili, accettano passivamente l’isolamento dalle risorse energetiche. Il blocco di Hormuz rischia di infliggere un colpo fatale all’economia del continente.

    Tramonto del dominio imperiale Se l’Iran dovesse resistere all’aggressione, l’impotenza militare di Washington diventerà evidente. Tale evento sancirebbe la fine definitiva dell’egemonia dell’Impero americano.


    L’antropologo e storico francese Emmanuel Todd, noto per aver previsto il crollo dell’Unione Sovietica, interpreta l’escalation in Medio Oriente come il sintomo di una crisi profonda del sistema occidentale. In quest’intervista realizzata in Giappone dal suo editore Bungeishunju, sostiene che l’attacco americano-israeliano contro l’Iran non sarebbe soltanto una mossa geopolitica. A suo avviso è il segnale di un nichilismo che accompagna la perdita di potenza degli Stati Uniti e la disgregazione dell’ordine internazionale.

    Che cosa ha pensato quando ha saputo dell’intervento militare americano-israeliano in Iran?

    «La mia interpretazione è duplice. La prima interpretazione è che gli Stati Uniti abbiano appena subito due grandi sconfitte strategiche. Una sconfitta militare-industriale contro la Russia in Ucraina, poiché l’America non è stata in grado di fornire a Kiev una quantità sufficiente di armi e ora si sta ritirando dall’Ucraina. E poi, ancora più importante, una sconfitta economica di fronte alla Cina, che gli Stati Uniti hanno cercato di colpire con dei dazi, a cui la Cina ha risposto con un embargo sulle terre rare, di fronte al quale gli americani – Trump – hanno immediatamente ceduto. Dunque, per me, la prima interpretazione dell’attacco all’Iran è che si tratti di una manovra diversiva, per far dimenticare – e dimenticare anche loro stessi – queste sconfitte».

    E la seconda interpretazione?

    «La seconda interpretazione, che nel mio foro interiore diventa sempre più importante, è che nell’evoluzione dell’America e nel trumpismo (che esprime questa evoluzione) ci sia una crescita esponenziale del bisogno di violenza. Un’evoluzione che interpreto e spiego ne La sconfitta dell’Occidente, attraverso la decomposizione dei valori religiosi e dei valori morali e attraverso l’emergere di quello che io chiamo nichilismo. Vale a dire una volontà di divinizzazione del vuoto in cui si trovano gli individui, che porta a una volontà di distruzione delle cose, degli uomini, della realtà… E dunque alla guerra. Nel mio foro interiore, proprio in questi giorni – ieri e oggi – questa seconda dimensione appare sempre più importante. Ho ascoltato la conferenza stampa di Pete Hegseth, il ministro della Guerra americano, e sono rimasto spaventato da una sorta di espressione di appagamento nell’esercizio della violenza, nel piacere di uccidere. È qualcosa che si percepisce anche in Donald Trump. E in una certa misura questa guerra, quest’aggressione contro l’Iran, è anche una guerra combattuta per il piacere della guerra, contro un avversario percepito come debole. Questo nichilismo e questo desiderio di violenza, questo bisogno di ammazzare, è anche evidente nel comportamento di Israele. Lo abbiamo visto esprimersi a Gaza e proprio questa mattina ho visto che gli israeliani hanno fatto evacuare tutta la periferia sud di Beirut, che si preparano a radere al suolo. Si vede quindi, sia negli americani sia negli israeliani, lo stesso impulso alla violenza, la stessa volontà di uccidere. Ma, per me, sono gli americani a decidere. So che in questi giorni è molto usuale dire: “Ah, ma è Israele che spinge gli Stati Uniti”. A questo io non credo assolutamente. La guerra contro l’Iran, secondo me, è provocata dalla disintegrazione dell’Impero americano. E Israele non è che una pedina in questo gioco: una pedina violenta, criminale, ma pur sempre una pedina».

    🚨 JUST IN — SECWAR PETE HEGSETH invokes Psalm 144:
    “Blessed be the Lord who trains my hands for war… my fortress, my deliverer, my shield.”

    “Lord, give our fighters unyielding strength, shield our homeland, and deliver TOTAL VICTORY. Amen. God bless our warriors and this… pic.twitter.com/hMF51amJaY

    — 🇺🇸 America First Feed (@America1stFeed) March 10, 2026

    Lei ha menzionato due sconfitte degli Stati Uniti, prima contro la Russia e poi contro la Cina. Ritiene che ora sussista la possibilità di una terza sconfitta contro l’Iran?

    «Questa, in realtà, è la domanda del giorno. È su tale punto che rifletto di continuo. Per il momento non lo sappiamo. Le informazioni sono completamente contraddittorie. Le radio e le televisioni americane o britanniche dicono certe cose. Altri analisti indipendenti sostengono invece che si mette molto male per gli americani. In realtà il quadro si chiarirà nelle prossime due settimane. Ma allo stato attuale nulla indica che l’Iran sia sul punto di crollare. E quello che si può dire è che, se l’Iran non crollerà – se riuscirà a continuare a colpire, a lanciare missili, a inviare droni – allora la semplice resistenza dell’Iran, l’incapacità degli Stati Uniti, prima potenza militare mondiale, di far cadere l’Iran, costituirebbe effettivamente una terza sconfitta. E in quel caso, sarebbe la fine dell’Impero. Perché in quel caso tutti capirebbero che l’America è impotente. Ma è ancora troppo presto per dirlo. Quello che rende l’analisi particolarmente difficile è che gli uomini politici come Trump e quelli attorno a Trump parlano come se fossero avulsi dalla realtà. Vale a dire che parlano come se fossero onnipotenti, come se credessero loro stessi all’onnipotenza degli Stati Uniti. E non è nemmeno certo che loro stessi capiscano davvero quello che sta succedendo. Direi che ciò che mi interessa di più, ciò che mi sembra attualmente più affascinante nelle notizie, è la scomparsa del vicepresidente J. D. Vance, che non si vede e che è certamente l’uomo più intelligente dell’entourage di Trump».

    Gli Stati Uniti hanno creduto di poter cambiare il regime iraniano uccidendo Khamenei. Cosa pensa che significhi la sua morte in Iran?

    «Allora… In linea generale, come dicevo, una delle caratteristiche della politica estera e militare degli Stati Uniti è che sempre di più cerca di prendere di mira degli individui, per ammazzarli, per controllarli. Ovviamente, il fatto di aver preso di mira Khamenei fa parte di questa politica. C’è effettivamente una volontà di decapitazione del regime iraniano. Ma non penso che l’effettivo obiettivo degli americani e degli israeliani sia semplicemente un cambiamento di regime. Qualsiasi regime iraniano stabile sarebbe patriottico e nazionalista, ancor più se non fosse religioso. Quindi io personalmente penso che l’obiettivo, nella misura in cui c’è un obiettivo, sia la guerra civile. Vale a dire scatenare una guerra civile, che può durare cinque anni, dieci anni, 20 anni… In tal caso, l’Iran cesserebbe di essere una potenza regionale. Vorrei aggiungere qualcosa sulla questione della messa nel mirino degli individui. Sono evidentemente molto sconvolto da questa pratica di assassinare dirigenti politici di un Paese sovrano straniero. Ma penso che il problema vada oltre la questione dell’Iran, oltre la questione dei Paesi ostili agli Stati Uniti. Penso che la minaccia fisica dei loro avversari stia diventando una tecnica di intimidazione generale degli americani. E penso che una delle funzioni di questo assassinio sia anche – oso dirlo – di intimidire i loro alleati e sottoposti. Penso che attualmente i dirigenti europei abbiano paura. Vale a dire che, se la pratica americana è di sostituire l’azione militare con l’assassinio dei dirigenti stranieri, chi può essere certo di essere al sicuro, compreso chi si trova nel campo occidentale? In un certo senso, direi che l’Impero americano diventa l’Impero della paura. Il comportamento internazionale degli americani – mettere nel mirino degli individui – tecnicamente è quello che si chiama un comportamento terrorista. Credo che, come istituzione americana, la Cia stia diventando più importante del Pentagono».

    NEW:

    🇮🇷🇺🇸🇮🇱 Iran: "Not a single liter of oil will pass through the Strait of Hormuz' if it benefits US, Israel and allies

    Prepare for $200 per barrel. pic.twitter.com/j3qQEQGoKi

    — Megatron (@Megatron_ron) March 11, 2026

    L’Europa ha reagito dopo l’attacco, ma cosa ne pensa delle dichiarazioni e delle azioni dei leader di ogni singolo Paese?

    «Il primo ministro spagnolo è coraggioso. È l’unico ad avere vietato l’utilizzo di basi americane e immediatamente Trump ha minacciato la Spagna di sanzioni economiche. Cosa che è molto difficile, visto che la Spagna fa parte dell’Unione Europea. Ma, nell’insieme, i dirigenti francesi, tedeschi, britannici sono di una viltà estrema. Nel senso che non si impegnano nella guerra, ma allo stesso tempo non osano dire la verità: cioè che il comportamento degli Stati Uniti e di Israele è un comportamento che trasforma la vita internazionale in una giungla. E che incoraggerà la proliferazione nucleare, perché ormai ogni Paese che non possiede l’arma nucleare può sentirsi minacciato dal comportamento degli americani. Mi pongo sempre più domande sul comportamento dei dirigenti europei, che diventa molto, molto strano. Pertanto viene da chiedersi se siano i dirigenti dei loro popoli oppure i sudditi diretti degli Stati Uniti. Hanno accettato di essere tagliati fuori dal gas russo, cosa che ha messo l’Europa in uno stato di crisi economica permanente. E, ora, uno degli effetti immediati di questa guerra contro l’Iran sembra essere la possibile chiusura dello Stretto di Hormuz e l’interruzione delle forniture di petrolio e gas agli europei – e, tra l’altro, anche ai giapponesi – che passavano proprio attraverso lo Stretto di Hormuz. Questo rappresenterebbe un secondo choc energetico per l’Europa, che non si vede come potrebbe  affrontarlo. L’Europa sarà una delle principali vittime di questa guerra. Ci sono dei momenti in cui faccio delle speculazioni e mi chiedo, in quanto storico, se gli Stati Uniti stiano solamente attaccando l’Iran o se, visto che la chiusura dello Stretto di Hormuz era inevitabile, non stiano al tempo stesso attaccando anche l’Europa. Dall’inizio dell’Amministrazione Trump, i dirigenti americani umiliano gli europei. Vance l’aveva fatto fin da subito. E dunque ci sono dei momenti in cui mi dico di riprendere quest’ipotesi del nichilismo, della violenza americana. E mi dico che bisogna smettere di interpretare la politica estera degli Stati Uniti in termini di razionalità o di obiettivi da raggiungere. Io, piuttosto, ci vedo semplicemente una strategia del caos, diretta contro tutto il mondo. Ivi compresi gli europei».

    Testo tratto da: https://www.youtube.com/watch?v=CXgVsPNM8bM (traduzione dal francese a cura di Krisis).

    Licenza Creative Commons CC BY-NC-ND Ver. 4.0 Internazionale

    Autore

    • Emmanuel Todd. Foto di Francesca Mantovani 2023, Editions Gallimard.
      Emmanuel Todd

      Nato nel 1951, è uno storico, sociologo e antropologo francese di fama internazionale, noto per aver previsto per primo, con anni di anticipo, il collasso dell’Unione Sovietica e la crisi finanziaria del 2008. Tra i suoi libri pubblicati in Italia: L’illusione economica (Marco Tropea Editore, 2004), Dopo l’impero (Marco Tropea Editore, 2003), L’incontro delle civiltà (con Youssef Courbage, Marco Tropea Editore, 2009) e Breve storia dell’umanità (leg Edizioni, 2019). La sconfitta dell’Occidente, in corso di traduzione in diversi paesi, è il suo ultimo libro.

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