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    Emmanuel Todd: «La russofobia è una patologia occidentale»

    Per l’antropologo, l’ostilità verso la Russia è un test di Rorschach collettivo, in cui l’Europa proietta le proprie fragilità su Mosca.
    Emmanuel Todddi Emmanuel Todd23 Luglio 20257 Minuti di lettura
    «Rasputitsa», opera di Alexei Kondratievich Savrasov del 1894. Un carro impantanato nel fango, su una strada russa al disgelo. La rasputitsa è la stagione in cui tutto si scioglie: la terra, le certezze, la direzione del viaggio. Savrasov raffigura la Russia come corpo resistente e immobile, che l’Occidente osserva, ma non comprende. Wikimedia Commons. Public Domain.
    «Rasputitsa», opera di Alexei Kondratievich Savrasov del 1894. Un carro impantanato nel fango, su una strada russa al disgelo. La rasputitsa è la stagione in cui tutto si scioglie: la terra, le certezze, la direzione del viaggio. Savrasov raffigura la Russia come corpo resistente e immobile, che l’Occidente osserva, ma non comprende. Wikimedia Commons. Public Domain.
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    Con il consueto stile sarcastico e dissacrante, Emmanuel Todd smonta l’avversione occidentale per la Russia, definendola una patologia collettiva. Secondo l’autore de «La sconfitta dell’Occidente», l’immagine della Russia funziona come un test di Rorschach: uno specchio su cui le élite europee proiettano paure, frustrazioni e fallimenti interni. Ed è in questo gioco mentale che Todd introduce una nuova sottocategoria della geopolitica: la geopsichiatria. 

    Ascolta l’articolo, narrato da Giulio Bellotto:

    Lo scorso aprile, interrogato da un canale televisivo russo sulla russofobia occidentale, ho avuto un’illuminazione. Ho risposto più o meno così: sarà spiacevole sentirlo, ma la nostra russofobia non ha nulla a che vedere con voi. È un’illusione, una patologia delle società occidentali, un bisogno endogeno di immaginare un mostro russo.

    Per la prima volta a Mosca dal 1993, ho vissuto uno choc di normalità. I miei indicatori abituali – mortalità infantile, suicidi e omicidi – mi avevano già mostrato, senza muovermi da Parigi, che la Russia si era salvata, dopo la crisi seguita all’uscita dal comunismo. Ma una Mosca così normale andava oltre tutto ciò che avevo immaginato. Lì ho avuto l’intuizione che la russofobia fosse una malattia.

    Questa intuizione risolve molte domande. Mi ostinavo, per esempio, a cercare nella storia le radici della russofobia inglese, la più ostinata di tutte. Lo scontro tra impero britannico e impero russo nel diciannovesimo secolo sembrava giustificare un simile approccio. Ma dopotutto, durante le due guerre mondiali, la Gran Bretagna e la Russia sono state alleate, e si devono reciprocamente la sopravvivenza nella seconda guerra. Allora, perché tanto odio? 

    L’ipotesi geopsichiatrica ci offre una soluzione: la società inglese è la più russofoba semplicemente perché è la più malata d’Europa. Attore principale e vittima primaria dell’ultraliberismo, l’Inghilterra continua a produrre sintomi gravi: collasso del sistema universitario e sanitario, malnutrizione tra gli anziani, senza dimenticare Liz Truss – la più breve e la più folle tra i primi ministri britannici, allucinazione fulminea nella patria di Benjamin Disraeli, William Ewart Gladstone e Winston Churchill. 

    Foto della Piazza rossa scattata dal Dipartimento di Stato statunitense il 18 maggio 2021. Wikimedia Commons. Public Domain.
    Foto della Piazza rossa scattata dal Dipartimento di Stato statunitense il 18 maggio 2021. Wikimedia Commons. Public Domain.

    Chi avrebbe mai osato tagliare le entrate fiscali senza avere il sostegno di una moneta non solo nazionale ma imperiale, valuta di riserva mondiale? Anche Trump fa sciocchezze con il bilancio, ma almeno non minaccia il dollaro. Per ora.

    In pochi giorni, Truss aveva spodestato Emmanuel Macron dal podio dell’assurdità occidentale. Confesso di nutrire grandi aspettative su Friedrich Merz, il cui potenziale bellicismo antirusso minaccia la Germania ben più di un collasso monetario. La distruzione dei ponti sul Reno da parte di missili Oreshnik? Nonostante la protezione nucleare francese? In Europa, la farsa continua ogni giorno.

    La Francia va sempre peggio: sistema politico bloccato, sistema economico e sociale a credito, aumento della mortalità infantile. Stiamo affondando. E come sempre, ecco un’ondata di russofobia. Macron, il capo di stato maggiore delle forze armate e il direttore della Dgse (il servizio segreto estero francese, ndr) hanno appena intonato in coro la canzone. 

    La Francia, nemico numero uno della Russia. Sembra un sogno. La nostra irrilevanza militare e industriale fa della Francia l’ultimo dei pensieri della Russia, già abbastanza occupata dal suo scontro globale con gli Stati Uniti.

    Questa ultima assurdità macroniana rende indispensabile il ricorso alla geopsichiatria. Una diagnosi di erotomania è inevitabile. L’erotomania è quel disturbo – più comune tra le donne, ma non esclusivamente – che porta il soggetto a credersi universalmente desiderato sessualmente, minacciato di essere penetrato da, per esempio, tutti i maschi circostanti. La penetrazione russa, dunque, come minaccia…

    Devo ammettere la mia stanchezza nel criticare Macron (altri se ne occupano ormai, nonostante la generale servilità giornalistica). Per fortuna, eravamo stati preparati al discorso del 14 luglio dal Presidente da due nuovi attori: Thierry Burkhard (Capo di stato maggiore delle forze armate) e Nicolas Lerner (direttore della Dgse). Non sono un costituzionalista, e non so se sia un buon segno per la democrazia che i gestori del monopolio della violenza legittima dello Stato si diffondano sui media, in conferenze stampa (Burkhard) o in divagazioni angosciate sul canale televisivo Lci (Lerner), per definire in anteprima la politica estera della Francia.

    Resta il fatto che l’espressione pubblica e libera del loro discorso russofobo è un tesoro per lo geopsichiatra. Ne ho tratto due insegnamenti essenziali sullo stato mentale delle classi dirigenti francesi (questi interventi sono stati accolti come normali dalla maggioranza del mondo politico-mediatico, e ci parlano quindi della classe che ci guida).

    I binari della stazione ferroviaria di Montparnasse a Parigi il 16 gennaio 2016. Foto di Guilhem Vellut. Licenza CC BY-SA 2.0.
    I binari della stazione ferroviaria di Montparnasse a Parigi il 16 gennaio 2016. Foto di Guilhem Vellut. Licenza CC BY-SA 2.0.

    Ascoltiamo prima Burkhard. Riprendo la trascrizione del Figaro (quotidiano francese, ndr) con le sue evidenti imprecisioni. Non modifico nulla. Come definisce la Russia e i russi il nostro capo di stato maggiore? «È anche per la capacità della sua popolazione di resistere, di sopportare, anche quando la situazione è complicata. Anche qui, storicamente e culturalmente, è un popolo che è capace di sopportare cose che per noi sembrano completamente inimmaginabili. È un aspetto importante per la resistenza e la capacità di sostenere lo Stato».

    Traduco: il patriottismo russo è per il nostro militare inimmaginabile. Non sta parlando della Russia, ma di sé stesso e dei suoi pari. Non sa, non sanno, cosa sia il patriottismo. Grazie al fantasma russo, scopriamo perché la Francia ha perso la sua indipendenza, perché, integrata nella Nato, è diventata una pedina degli Stati Uniti. 

    I nostri leader non amano più il loro Paese. Per loro, riarmarsi non serve alla sicurezza della Francia, ma a servire un impero in decomposizione che, dopo aver lanciato gli ucraini e poi gli israeliani all’assalto del mondo delle nazioni sovrane, si prepara a mobilitare gli europei per continuare a seminare disordine in Eurasia. La Francia è lontana dal fronte. La nostra missione da pedine, se la Germania è un Hezbollah, sarà essere gli Houthi dell’Impero.

    Passiamo a Nicolas Lerner che si è espresso su Lci. Quest’uomo sembra in grande difficoltà intellettuale. Descrivere la Russia come una minaccia esistenziale per la Francia… Con una popolazione in calo, già troppo piccola per i suoi 17 milioni di chilometri quadrati. Solo un nevrotico può credere che Vladimir Putin voglia penetrare la Francia. La Russia da Vladivostok a Brest?

    Solo un nevrotico può credere che Vladimir Putin voglia penetrare la Francia. La Russia da Vladivostok a Brest?

    Tuttavia, nella sua angoscia, Lerner è utile per capire la mentalità di coloro che ci conducono all’abisso. Vede la Russia imperiale là dove è nazionale, visceralmente legata alla propria sovranità. La Nuova Russia, tra Odessa e il Donbass, è semplicemente l’Alsazia-Lorena dei russi. Si sarebbe descritto la Francia del 1914, pronta a combattere per resistere all’Impero tedesco e recuperare le sue province perdute, come imperiale? Burkhard non capisce il patriottismo, Lerner non capisce la nazione.

    Una minaccia esistenziale per la Francia? Certo che sì, la percepiscono, hanno ragione, ma la cercano in Russia. Invece dovrebbero cercarla dentro sé stessi. È doppia. Minaccia numero 1: le nostre élite non amano più il loro Paese. Minaccia numero 2: lo mettono al servizio di una potenza straniera, gli Stati Uniti d’America, senza mai considerare i nostri interessi nazionali.

    È quando parlano della Russia che i dirigenti francesi, britannici, tedeschi o svedesi ci rivelano chi sono. La russofobia è certamente una patologia. Ma la Russia è diventata soprattutto un formidabile test proiettivo. La sua immagine è simile alle tavole del test di Rorschach. Il soggetto racconta allo psichiatra ciò che vede in forme al tempo stesso casuali e simmetriche. Proietta così elementi nascosti della sua personalità. La Russia è il nostro Rorschach.

    Articolo originale pubblicato su https://emmanueltodd/p/la-russie-est-notre-rorschach? (traduzione dal francese a cura di Krisis).

    Licenza Creative Commons CC BY-NC-ND Ver. 4.0 Internazionale

    Autore

    • Emmanuel Todd. Foto di Francesca Mantovani 2023, Editions Gallimard.
      Emmanuel Todd

      Nato nel 1951, è uno storico, sociologo e antropologo francese di fama internazionale, noto per aver previsto per primo, con anni di anticipo, il collasso dell’Unione Sovietica e la crisi finanziaria del 2008. Tra i suoi libri pubblicati in Italia: L’illusione economica (Marco Tropea Editore, 2004), Dopo l’impero (Marco Tropea Editore, 2003), L’incontro delle civiltà (con Youssef Courbage, Marco Tropea Editore, 2009) e Breve storia dell’umanità (leg Edizioni, 2019). La sconfitta dell’Occidente, in corso di traduzione in diversi paesi, è il suo ultimo libro.

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