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    Shoah

    Quando Einstein chiamava fascista il partito di Begin (poi diventato Likud)

    La lettera del 1948 al New York Times in cui il fisico, con Hannah Arendt e altri 25 intellettuali ebrei, denunciava le derive del sionismo.
    Luigi Bruti Liberatidi Luigi Bruti Liberati4 Giugno 202515 Minuti di lettura
    «La distruzione del Tempio di Gerusalemme», dipinto da Nicolas Poussin nel 1626. Fonte: Wikimedia Commons. Licenza: Public Domain.
    «La distruzione del Tempio di Gerusalemme», dipinto da Nicolas Poussin nel 1626. Fonte: Wikimedia Commons. Licenza: Public Domain.
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    Nel dicembre 1948, Albert Einstein e altri 26 eminenti intellettuali ebrei firmarono una durissima lettera sul New York Times per denunciare il partito Tnuat Haherut di Menachem Begin, definendolo affine al nazifascismo per ideologia e metodi terroristici. Prima della nascita dello Stato di Israele, Begin aveva comandato l’organizzazione paramilitare Irgun, responsabile di attentati come quello al King David Hotel e di massacri come quello di Deir Yassin. Nel 1973 si alleò con altri leader di destra per dar vita al Likud, il partito di Benjamin Netanyahu che ancor oggi domina la scena politica israeliana. Ma già nel 1948, il padre della teoria della relatività avvertiva: l’obiettivo di Begin era uno «Stato autoritario», basato su ultranazionalismo, repressione e superiorità razziale. Profezia amara, considerando che Begin, dopo essere diventato primo ministro, nel 1982 scatenò l’invasione del Libano, culminata nei massacri di Sabra e Shatila.

    Ascolta l’articolo, letto da Giulio Bellotto:

    Nel novembre del 1948, sei mesi dopo la nascita dello Stato di Israele, un personaggio destinato a divenire famoso arrivò in visita negli Stati Uniti. Si trattava di Menachem Begin, ben noto in Palestina per essere stato il capo dell’organizzazione paramilitare ebraica Irgun a partire dal 1944. 

    Cinque mesi prima, il 15 giugno 1948, Begin aveva fondato un partito di estrema destra, il Tnuat Haherut. Ipernazionalista, si ispirava alle idee di Ze’ev Jabotinsky, il fondatore del sionismo revisionista che propugnava uno Stato ebraico su entrambe le sponde del Giordano, compresa l’attuale Giordania. 

    Prima delle leggi razziali del 1938, Jabotinsky aveva avuto contatti con il regime fascista italiano. Nel 1934, il movimento giovanile Betar da lui fondato aveva addirittura aperto un’accademia marittima a Civitavecchia. Un anno dopo, a colloquio con Davide Prato, futuro rabbino capo di Roma, Benito Mussolini gli avrebbe detto: «Perché il sionismo abbia successo, occorre uno Stato ebraico, con una bandiera ebraica e una lingua ebraica. Colui che lo capisce è il vostro fascista, Jabotinsky». Annotazione doverosa: la citazione è riportata da Lenni Brenner nel suo libro Zionism in the Age of the Dictators, ma non è confermata da fonti primarie indipendenti.

    Menachem Begin era un discepolo di Jabotinsky. Entrato nel movimento Betar a 16 anni, quando viveva a Brześć nad Bugiem (ora Brest in Bielorussia, allora parte della Polonia), in pochi anni ne era diventato un leader. Dopo l’arresto da parte dei sovietici in quanto «sionista e agente britannico», era finito in un gulag. Ma era stato rilasciato dopo l’accordo Sikorski-Mayski, perché cittadino polacco. 

    Assieme all’Armata del generale Władysław Anders, nel 1942 Begin era arrivato in Palestina. Abbandonato l’esercito polacco, era entrato a far parte dell’organizzazione paramilitare Irgun. Diventato il comandante in capo, aveva orchestrato l’attentato al King David Hotel di Gerusalemme del 22 luglio 1946, dove erano morte 91 persone. E, pur non essendo presente il 9 aprile 1948 nel villaggio palestinese Deir Yassin, dove l’Irgun massacrò oltre 100 civili innocenti, ne era responsabile almeno dal punto di vista politico. 

    Ritratto di Albert Einstain nel 1947. Foto di Oren Jack Turner, Princeton, N.J. Fonte: Wikimedia Commons. Licenza CC BY 1.0.
    Ritratto di Albert Einstain nel 1947. Foto di Oren Jack Turner, Princeton, N.J. Fonte: Wikimedia Commons. Licenza CC BY 1.0.

    Dopo la nascita dello Stato di Israele, Begin aveva accettato di sciogliere l’Irgun, che era confluito nelle Idf. E si era dato alla politica, fondando il partito Tnuat Haherut. Nel novembre 1948, arrivò negli Stati Uniti per raccogliere appoggi politici e sostegni finanziari. La sua causa però suscitava severe critiche tra molti ebrei americani. Il 2 dicembre 1948 apparve sul New York Times una lettera firmata da Albert Einstein, Hannah Arendt e altri 25 eminenti intellettuali ebrei americani. Il tono dello scritto era durissimo e la critica portata contro Begin e la sua creatura era devastante. 

    «Tra i fenomeni politici più inquietanti del nostro tempo» si legge nell’articolo, «vi è l’emergere, nel neonato Stato di Israele, del “Partito della libertà” (Tnuat Haherut), un partito politico strettamente affine, per organizzazione, metodi, filosofia politica e attrattiva sociale, ai partiti nazista e fascista».

    L’Irgun, di cui il neonato partito era la diretta filiazione, era stato un’organizzazione terroristica di estrema destra dedita alla violenza contro gli arabi, i britannici e gli stessi ebrei moderati. In sostanza, la lettera metteva in guardia il pubblico americano e le organizzazioni sioniste dall’appoggiare un movimento di ispirazione fascista che avrebbe potuto rappresentare un grave pericolo per il futuro di Israele.

    «All’interno della comunità ebraica hanno predicato una miscela di ultranazionalismo, misticismo religioso e superiorità razziale» scriveva Einstein sul New York Times. «Come altri partiti fascisti, sono stati utilizzati per spezzare gli scioperi e hanno essi stessi spinto per la distruzione dei sindacati liberi. In loro sostituzione hanno proposto sindacati corporativi sul modello del fascismo italiano». 

    Il padre della teoria della relatività e gli altri 26 intellettuali ebrei non avevano dubbi: «Questa è l’inconfondibile impronta di un partito fascista, per il quale il terrorismo (contro ebrei, arabi e britannici allo stesso modo) e la disinformazione sono mezzi e uno “Stato autoritario” è l’obiettivo». Einstein aveva evidentemente seguito con grande attenzione i drammatici eventi degli ultimi anni del mandato britannico in Palestina e della guerra che era seguita. Ed era convinto della pericolosità degli estremisti alla Begin. Una controprova è offerta da un documento precedente, datato 10 aprile 1948. 

    Riproduzione della lettera inviata al “New York Times” il 2 dicembre 1948, con le firme di Albert Einstein, Hannah Arendt e altri 25 intellettuali ebrei. Fonte: Wikimedia Commons. Licenza CC BY 1.0.
    Riproduzione della lettera inviata al “New York Times” il 2 dicembre 1948, con le firme di Albert Einstein, Hannah Arendt e altri 25 intellettuali ebrei. Fonte: Wikimedia Commons. Licenza CC BY 1.0.

    Un’organizzazione fiancheggiatrice dell’Irgun, gli American Friends of the Fighters for the Freedom of Israel, aveva chiesto il sostegno del grande scienziato. La sua risposta era stata netta. «Non sono disposto a vedere nessuno associarsi con quelle persone fuorviate e criminali» si legge nella lettera mandata 77 anni fa da Einstein a Shepard Rifkin, direttore esecutivo degli American Friends of the Fighters for the Freedom of Israel. Il fisico specificava che una futura catastrofe in Palestina sarebbe stata dovuta in prima luogo ai britannici e poi alle «organizzazioni terroristiche» ebraiche che non meritavano alcun appoggio.

    Appare significativo che già nel 1948 Einstein avesse individuato in Begin un pericoloso estremista. Che l’Irgun fosse un’organizzazione terroristica di estrema destra era un fatto ben noto. Dal 1944 l’Irgun, assieme alla feroce Banda Stern, aveva iniziato una sanguinosa campagna contro britannici e arabi, culminata nell’attentato al King David Hotel e nel massacro di Deir Yassin.

    È però importante sottolineare che negli anni a venire, nel passaggio da terrorista a statista,  Begin rimase al fondo un estremista. Nel 1965, il suo partito si alleò con il Partito Liberale, formando il partito Gahal. Otto anni dopo, Gahal si unì ad altre piccole formazioni di destra e centrodestra per formare un nuovo partito: Likud, che significa Unità. E Menachem Begin ne diventò il leader. 

    Nel 1977 divenne primo ministro, iniziando un percorso che avrebbe portato il Likud a governare Israele per circa 37 degli ultimi 48 anni. Nel 1982, Begin lanciò un’invasione del Libano che ebbe risultati inconcludenti, ma contribuì a danneggiare l’immagine di Israele davanti all’opinione pubblica internazionale. In particolare fece scalpore la strage nei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila, compiuta materialmente da miliziani falangisti ma favorita dai militari israeliani. 

    Le fosche previsioni di Einstein si erano dunque in parte avverate. Il grande scienziato non avrebbe potuto però prevedere che, proprio come a lui nel 1921, anche a Begin sarebbe stato attribuito nel 1979 un Premio Nobel – quello per la pace – in seguito al trattato che mise fine alla guerra con l’Egitto. 

    Licenza Creative Commons CC BY-NC-ND Ver. 4.0 Internazionale


    Il seguente testo è la riproduzione integrale della lettera inviata da Albert Einstein, Hannah Arendt e 25 altri intellettuali ebrei al New York Times il 2 dicembre 1948. La sua pubblicazione avviene esclusivamente a fini di informazione storica, analisi critica e approfondimento politico, nel rispetto del diritto di citazione previsto dalla legge sul diritto d’autore (L. 633/1941, art. 70). La fonte originale è pubblicamente accessibile e opportunamente indicata.

    La lettera di Einstein al New York Times

    New Palestine Party. Visit of Menachen Begin and Aims of Political Movement Discussed

    To the Editors of New York Times:
    Among the most disturbing political phenomena of our times is the emergence in the newly created state of Israel of the “Freedom Party” (Tnuat Haherut), a political party closely akin in its organization, methods, political philosophy and social appeal to the Nazi and Fascist parties. It was formed out of the membership and following of the former Irgun Zvai Leumi, a terrorist, right-wing, chauvinist organization in Palestine.
    The current visit of Menachem Begin, leader of this party, to the United States is obviously calculated to give the impression of American support for his party in the coming Israeli elections, and to cement political ties with conservative Zionist elements in the United States. Several Americans of national repute have lent their names to welcome his visit. It is inconceivable that those who oppose fascism throughout the world, if correctly informed as to Mr. Begin’s political record and perspectives, could add their names and support to the movement he represents.
    Before irreparable damage is done by way of financial contributions, public manifestations in Begin’s behalf, and the creation in Palestine of the impression that a large segment of America supports Fascist elements in Israel, the American public must be informed as to the record and objectives of Mr. Begin and his movement.
    The public avowals of Begin’s party are no guide whatever to its actual character. Today they speak of freedom, democracy and anti-imperialism, whereas until recently they openly preached the doctrine of the Fascist state. It is in its actions that the terrorist party betrays its real character; from its past actions we can judge what it may be expected to do in the future.

    Attack on Arab Village
    A shocking example was their behavior in the Arab village of Deir Yassin. This village, off the main roads and surrounded by Jewish lands, had taken no part in the war, and had even fought off Arab bands who wanted to use the village as their base. On April 9 (THE NEW YORK TIMES), terrorist bands attacked this peaceful village, which was not a military objective in the fighting, killed most of its inhabitants (240 men, women, and children) and kept a few of them alive to parade as captives through the streets of Jerusalem. Most of the Jewish community was horrified at the deed, and the Jewish Agency sent a telegram of apology to King Abdullah of Trans-Jordan. But the terrorists, far from being ashamed of their act, were proud of this massacre, publicized it widely, and invited all the foreign correspondents present in the country to view the heaped corpses and the general havoc at Deir Yassin.
    The Deir Yassin incident exemplifies the character and actions of the Freedom Party.
    Within the Jewish community they have preached an admixture of ultranationalism, religious mysticism, and racial superiority. Like other Fascist parties they have been used to break strikes, and have themselves pressed for the destruction of free trade unions. In their stead they have proposed corporate unions on the Italian Fascist model.
    During the last years of sporadic anti-British violence, the IZL and Stern groups inaugurated a reign of terror in the Palestine Jewish community. Teachers were beaten up for speaking against them, adults were shot for not letting their children join them. By gangster methods, beatings, window-smashing, and wide-spread robberies, the terrorists intimidated the population and exacted a heavy tribute.
    The people of the Freedom Party have had no part in the constructive achievements in Palestine. They have reclaimed no land, built no settlements, and only detracted from the Jewish defense activity. Their much-publicized immigration endeavors were minute, and devoted mainly to bringing in Fascist compatriots.

    Discrepancies Seen
    The discrepancies between the bold claims now being made by Begin and his party, and their record of past performance in Palestine bear the imprint of no ordinary political party. This is the unmistakable stamp of a Fascist party for whom terrorism (against Jews, Arabs, and British alike), and misrepresentation are means, and a “Leader State” is the goal.
    In the light of the foregoing considerations, it is imperative that the truth about Mr. Begin and his movement be made known in this country. It is all the more tragic that the top leadership of American Zionism has refused to campaign against Begin’s efforts, or even to expose to its own constituents the dangers to Israel from support to Begin.

    The undersigned therefore take this means of publicly presenting a few salient facts concerning Begin and his party; and of urging all concerned not to support this latest manifestation of fascism.

    ISIDORE ABRAMOWITZ
    HANNAH ARENDT
    ABRAHAM BRICK
    RABBI JESSURUN CARDOZO
    ALBERT EINSTEIN
    HERMAN EISEN, M.D.
    HAYIM FINEMAN, M. GALLEN, M.D.
    H.H. HARRIS
    ZELIG S. HARRIS
    SIDNEY HOOK
    FRED KARUSH
    BRURIA KAUFMAN
    IRMA L. LINDHEIM
    NACHMAN MAISEL
    SEYMOUR MELMAN
    MYER D. MENDELSON, M.D.
    HARRY M. OSLINSKY
    SAMUEL PITLICK
    FRITZ ROHRLICH
    LOUIS P. ROCKER
    RUTH SAGIS
    ITZHAK SANKOWSKY
    I.J. SHOENBERG
    SAMUEL SHUMAN
    M. SINGER
    IRMA WOLFE
    STEFAN WOLFE

    New York, Dec. 2, 1948

    https://archive.org/details/AlbertEinsteinLetterToTheNewYorkTimes.December41948

    Traduzione in italiano (a cura di Krisis)

    Nuovo partito palestinese. Discussione sulla visita di Menachem Begin e sugli obiettivi del movimento politico.

    Tra i fenomeni politici più inquietanti del nostro tempo vi è l’emergere, nel neonato Stato di Israele, del “Partito della Libertà” (Tnuat Haherut), un partito politico strettamente affine, per organizzazione, metodi, filosofia politica e richiamo sociale, ai partiti nazista e fascista. Venne formato da membri e seguaci dell’ex Irgun Zvai Leumi, un’organizzazione terroristica, di destra, sciovinista, operante in Palestina.
    L’attuale visita negli Stati Uniti di Menachem Begin, leader di questo partito, è chiaramente calcolata per dare l’impressione di un appoggio americano al suo partito nelle imminenti elezioni israeliane, e per cementare legami politici con elementi sionisti conservatori negli Stati Uniti. Diversi americani di fama nazionale hanno prestato il proprio nome per accogliere la sua visita. È inconcepibile che coloro che si oppongono al fascismo in tutto il mondo, se correttamente informati sul passato politico e sulle prospettive del signor Begin, possano aggiungere il proprio nome e sostegno al movimento che egli rappresenta.
    Prima che si compiano danni irreparabili sotto forma di contributi finanziari, manifestazioni pubbliche in favore di Begin, e la creazione in Palestina dell’impressione che una larga parte dell’America sostenga elementi fascisti in Israele, il pubblico americano deve essere informato del passato e degli obiettivi del signor Begin e del suo movimento.
    Le dichiarazioni pubbliche del partito di Begin non offrono alcuna guida affidabile sul suo reale carattere. Oggi parlano di libertà, democrazia e anti-imperialismo, mentre fino a poco tempo fa predicavano apertamente la dottrina dello Stato fascista. Sono le loro azioni a rivelare il vero volto del partito terrorista; dalle azioni passate possiamo giudicare ciò che ci si può aspettare in futuro.

    Attacco al villaggio arabo
    Un esempio sconvolgente è stato il loro comportamento nel villaggio arabo di Deir Yassin. Questo villaggio, fuori dalle vie principali e circondato da terre ebraiche, non aveva preso parte alla guerra, ed aveva persino respinto bande arabe che volevano usarlo come base. Il 9 aprile (THE NEW YORK TIMES), bande terroristiche attaccarono questo villaggio pacifico, che non costituiva obiettivo militare, uccisero la maggior parte dei suoi abitanti (240 uomini, donne e bambini), e ne tennero in vita alcuni per mostrarli come prigionieri nelle strade di Gerusalemme.
    Gran parte della comunità ebraica fu inorridita dall’evento, e l’Agenzia Ebraica inviò un telegramma di scuse al re Abdullah di Transgiordania. Ma i terroristi, invece di vergognarsi, si mostrarono fieri del massacro, lo pubblicizzarono ampiamente, e invitarono tutti i corrispondenti stranieri presenti nel Paese a vedere i corpi accatastati e la devastazione generale a Deir Yassin.
    L’incidente di Deir Yassin esemplifica il carattere e le azioni del Partito della Libertà.
    All’interno della comunità ebraica hanno predicato un miscuglio di ultranazionalismo, misticismo religioso e superiorità razziale. Come altri partiti fascisti sono stati usati per sabotare scioperi, e hanno essi stessi fatto pressioni per la distruzione dei sindacati liberi. Al loro posto hanno proposto sindacati corporativi sul modello del fascismo italiano.
    Durante gli ultimi anni di violenza anti-britannica sporadica, i gruppi IZL e Stern inaugurarono un regno del terrore nella comunità ebraica in Palestina. Insegnanti furono picchiati per aver parlato contro di loro, adulti furono uccisi per non aver lasciato che i propri figli si unissero a loro. Con metodi da gangster – pestaggi, rottura di vetrine, rapine su larga scala – i terroristi intimidirono la popolazione ed estorsero pesanti tributi. Gli appartenenti al Partito della Libertà non hanno avuto parte alcuna nelle realizzazioni costruttive in Palestina. Non hanno bonificato terre, non hanno costruito insediamenti e hanno solo ostacolato le attività di difesa ebraica. I loro sforzi molto pubblicizzati per l’immigrazione furono minimi e dedicati principalmente a far entrare compatrioti fascisti.

    Discrepanze osservate
    Le discrepanze tra le audaci affermazioni oggi fatte da Begin e dal suo partito e il loro passato in Palestina, portano l’impronta non di un partito politico ordinario. Questo è il marchio inequivocabile di un partito fascista per il quale il terrorismo (contro ebrei, arabi e britannici allo stesso modo) e la mistificazione sono mezzi, e lo “Stato autoritario” è l’obiettivo.
    Alla luce di queste considerazioni, è imperativo che la verità sul signor Begin e sul suo movimento venga resa nota in questo Paese. È tanto più tragico che la leadership del sionismo americano si sia rifiutata di fare campagna contro gli sforzi di Begin o persino di esporre ai propri membri i pericoli per Israele derivanti dal supporto a Begin.
    I sottoscritti scelgono pertanto questo mezzo per presentare pubblicamente alcuni fatti salienti riguardo a Begin e al suo partito; e per esortare tutti gli interessati a non sostenere questa ultima manifestazione del fascismo.

    Autore

    • Luigi Bruti Liberati
      Luigi Bruti Liberati

      Storico specializzato nello studio del mondo anglosassone. È stato professore ordinario di Storia Contemporanea all’Università Statale di Milano e ha insegnato alla York University di Toronto, Canada. Fra i suoi libri, Storia dell’Impero britannico (2022), Storia del Canada (2018), Hollywood contro Hitler (2014), Uno storico di nome Indro (2011), Il Canada, l’Italia e il fascismo (1984).

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