Chiudere il menu
Krisis – Rivista di politica globale
    Ultimi Articoli
    Balcani

    In Kosovo, sulla difficile via della riconciliazione

    di Marino Pincin
    USA

    Gian Giacomo Migone: «Il secolo americano è finito anni fa, ben prima di Trump»

    di Elisabetta Burba
    Cipro

    Cipro: l’eredità di Makarios, il “Castro del Mediterraneo”          

    di Giorgio Livas

    © 2026 Krisis – Rivista di politica globale iscritta nel Pubblico Registro Stampa n. 21/2024 del Tribunale Ordinario di Milano. Codice ISSN: 3035-2797

    Facebook X (Twitter) Instagram Pinterest YouTube
    Facebook X (Twitter) Instagram
    Krisis – Rivista di politica globaleKrisis – Rivista di politica globale
    12 Ottobre 2026
    • Home
    • Aree
      • Africa
      • America Latina
      • America Settentrionale
      • Asia Centrale
      • Asia Meridionale
      • Asia Orientale
      • Balcani
      • Eurasia
      • Europa
      • Europa ex Sovietica
      • Medio Oriente
      • Oceania
    • Temi
      • BRICS
      • De-Dollarizzazione
      • Difesa
      • Egemonia USA
      • Energia
      • Globalizzazione
      • Guerra e pace
      • Multilateralismo
      • NATO
      • Nichilismo
      • Occidente
      • Tecnologia
      • Territori
      • Urbanistica
    • Dossier
      • Caso Epstein
      • Jasenovac
      • Nakba
      • Secolo dell’umiliazione
      • Shoah
    • L’opinione
    • Prospettive
      • Aforismi
      • Canzoni
      • Cartoline
      • Film
      • Protagonisti
    • Podcast
    • Chi Siamo
      • Benvenuti su Krisis
      • Chi Siamo
      • Editoriali
      • Spunti
      • Contenuti
      • Copyright
      • Collabora con noi
      • La tua opinione
    Krisis – Rivista di politica globale
    Home»Temi»Multilateralismo
    Multilateralismo

    Jeffrey Sachs: «La nascita del nuovo ordine internazionale»

    L’economista sostiene che il mondo multipolare nascerà solo quando il peso geopolitico di Asia, Africa e America Latina rispecchierà la loro crescente rilevanza economica.
    Jeffrey D. Sachsdi Jeffrey D. Sachs14 Aprile 20255 Minuti di lettura
    Particolare de «Il viandante sul mare di nebbia», dipinto da Casper David Friedrich intorno al 1817. L’opera sottolinea il momento sospeso nel passaggio dal vecchio al nuovo. Foto di Kotomi_. Licenza CC BY 2.0.
    Particolare de «Il viandante sul mare di nebbia», dipinto da Casper David Friedrich intorno al 1817. L’opera sottolinea il momento sospeso nel passaggio dal vecchio al nuovo. Foto di Kotomi_. Licenza CC BY 2.0.
    Condividi
    Facebook Twitter LinkedIn Pinterest Tumblr Telegramma WhatsApp Email Copy Link

    Il tramonto dell’egemonia occidentale e il lento affermarsi di un sistema multipolare analizzato da Jeffrey Sachs. Il professore di Columbia University ritiene che Asia, Africa e America Latina debbano unire le forze per riformare le istituzioni internazionali e dare vita a un nuovo equilibrio globale. E conclude sostenendo che, per peso economico e diplomatico, l’India è il candidato ideale per un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

    Scrivendo dalla sua cella come prigioniero politico nell’Italia fascista dopo la Prima Guerra Mondiale, il filosofo Antonio Gramsci, com’è noto, dichiarò: «La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati». Un secolo dopo, ci troviamo in un altro interregno, e i sintomi morbosi sono ovunque. L’ordine guidato dagli Stati Uniti è finito, ma il mondo multipolare non è ancora nato. La priorità urgente è dare vita a un nuovo ordine multilaterale che possa preservare la pace e il percorso verso uno sviluppo sostenibile.

    Siamo alla fine di un’onda lunga della storia umana, cominciata con i viaggi di Cristoforo Colombo e Vasco da Gama più di 500 anni fa. Quei viaggi diedero inizio a oltre quattro secoli di imperialismo europeo, il cui apice fu il dominio globale britannico dalla fine delle guerre napoleoniche (1815) allo scoppio della Prima guerra mondiale (1914). Dopo la Seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti si imposero come nuovo egemone mondiale. In questo lungo periodo, l’Asia fu emarginata: secondo stime macroeconomiche ampiamente accettate, nel 1500 l’Asia produceva il 65% del PIL mondiale, ma nel 1950 questa quota era crollata al 19% (nonostante ospitasse il 55% della popolazione globale).

    Mappa della massima espansione europea, raggiunta nel 1914. Illustrazione di Andrew0921. Licenza CC BY 3.0.
    Mappa della massima espansione europea, raggiunta nel 1914. Illustrazione di Andrew0921. Licenza CC BY 3.0.

    Negli 80 anni successivi alla Seconda guerra mondiale, l’Asia ha riconquistato il suo posto nell’economia globale. Il Giappone ha guidato la crescita negli anni Cinquanta e Sessanta, seguito dalle quattro «tigri asiatiche» (Hong Kong, Singapore, Taiwan e Corea) a partire dagli anni Sessanta e Settanta, poi dalla Cina (intorno al 1980) e dall’India (intorno al 1990). Oggi, secondo le stime del Fondo monetario internazionale, l’Asia rappresenta circa il 50% dell’economia mondiale.

    Il mondo multipolare nascerà quando il peso geopolitico di Asia, Africa e America Latina corrisponderà alla loro crescente importanza economica. Questo necessario cambiamento è stato ritardato perché Stati Uniti ed Europa si aggrappano a prerogative obsolete radicate nelle istituzioni internazionali e a mentalità superate. Ancora oggi, gli USA intimidiscono Canada, Groenlandia, Panama e altri Paesi dell’emisfero occidentale, minacciando il resto del mondo con dazi e sanzioni unilaterali che violano palesemente le regole internazionali.

    Asia, Africa e America Latina devono restare unite per alzare la voce collettiva e usare i loro voti all’ONU per inaugurare un sistema internazionale nuovo ed equo. Un’istituzione cruciale che necessita di riforme è il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, data la sua responsabilità unica nel mantenere la pace secondo la Carta delle Nazioni Unite. I cinque membri permanenti (P5) – Regno Unito, Cina, Francia, Russia e Stati Uniti – riflettono il mondo del 1945, non quello del 2025. Non ci sono seggi permanenti per l’America Latina o l’Africa e l’Asia detiene solo uno dei cinque seggi, nonostante ospiti quasi il 60% della popolazione mondiale. Negli anni, molti nuovi potenziali membri permanenti sono stati proposti, ma i P5 hanno tenuto saldamente le loro posizioni privilegiate.

    Una ristrutturazione adeguata del Consiglio di Sicurezza rimarrà frustrata per anni. Tuttavia, c’è un cambiamento cruciale a portata di mano che gioverebbe a tutto il mondo: sotto ogni punto di vista, l’India merita indiscutibilmente un seggio permanente. Considerando il suo eccezionale record nella diplomazia globale, la sua ammissione eleverebbe anche una voce cruciale per la pace e la giustizia mondiale.

    L’India è una grande potenza sotto ogni aspetto: nel 2024 ha superato la Cina come Paese più popoloso al mondo; è la terza economia globale in termini di parità di potere d’acquisto (17 trilioni di dollari), dietro Cina (40 trilioni) e USA (30 trilioni); è l’economia principale in più rapida crescita, con un tasso annuo del 6%; entro la metà del secolo il suo PIL (PPA) potrebbe superare quello statunitense. È una potenza nucleare, un Paese innovatore nelle tecnologie digitali e ha un programma spaziale all’avanguardia. Nessun altro candidato a un seggio permanente ha credenziali paragonabili.

    Lo stesso vale per il suo peso diplomatico. La leadership indiana del G20 nel 2023 ha dimostrato abilità nel gestire con successo il summit, nonostante le profonde divisioni tra Russia e Paesi Nato. Non solo l’India ha ottenuto un consenso, ma ha fatto storia includendo l’Unione Africana come membro permanente del G20.

    Il Primo ministro indiano Narendra Modi incontra il Segretario generale del Partito comunista cinese Xi Jinping durante il sedicesimo summit dei BRICS a Kazan, in Russia il 23 ottobre 2024. Foto Prime Minister's Office. Licenza GODL - India.
    Il Primo ministro indiano Narendra Modi incontra il Segretario generale del Partito comunista cinese Xi Jinping durante il sedicesimo summit dei BRICS a Kazan, in Russia il 23 ottobre 2024. Foto Prime Minister’s Office. Licenza GODL – India.

    La Cina ha esitato a sostenere l’India per un seggio permanente, proteggendo la sua posizione unica come unica potenza asiatica tra i P5. Eppure, i suoi stessi interessi nazionali trarrebbero vantaggio dall’ascesa dell’India, specialmente considerando gli sforzi disperati e aggressivi degli Usa per bloccare la crescita economica e tecnologica cinese con dazi e sanzioni.

    Sostenendo l’India, la Cina dimostrerebbe decisamente che la geopolitica si sta evolvendo verso un vero mondo multipolare. Pur condividendo il seggio con un pari asiatico, guadagnerebbe un partner cruciale per superare la resistenza di USA ed Europa al cambiamento. Se la Cina appoggiasse l’India, la Russia concorderebbe immediatamente, mentre USA, Regno Unito e Francia voterebbero a favore.

    Le recenti intemperanze geopolitiche degli Stati Uniti – abbandonare la lotta al cambiamento climatico, attaccare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile e imporre dazi unilaterali violando le regole del Wto – riflettono i veri «sintomi morbosi» di un vecchio ordine morente. È ora di fare spazio a un ordine internazionale veramente multipolare e giusto.

    Articolo originale pubblicato su Other News (traduzione a cura di Krisis).

    Licenza Creative Commons CC BY-NC-ND Ver. 4.0 Internazionale

    Autore

    • Jeffrey D. Sachs
      Jeffrey D. Sachs

      Economista di fama mondiale, è un leader nell’ambito dello sviluppo sostenibile. Direttore del Center for Sustainable Development alla Columbia University, presiede anche il Sustainable Development Solutions Network dell'ONU. È autore di numerosi libri, tra cui i bestseller The End of Poverty e The Price of Civilization. Ha collaborato con diversi Segretari generali dell’ONU e ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti internazionali.

      Visualizza tutti gli articoli

    Leggi anche

    di Jeffrey D. Sachs

    Suzhou, dove la Via della Seta incontra la Cina del futuro

    di Jeffrey D. Sachs

    Dunhuang, la porta della Cina sulla Via della Seta

    di Jeffrey D. Sachs

    Samarcanda, tra imperi e scienza lungo la Via della Seta

    di Jeffrey D. Sachs

    Baku, dove la Via della Seta incontrava la Pax mongolica

    di Jeffrey D. Sachs

    Istanbul, la città-ponte sulla Via della Seta

    di Jeffrey D. Sachs

    Belgrado sulla Via della Seta, quando il commercio correva a cavallo

    Banner per l'iscrizione alla newsletter substack
    Ultimi articoli
    Balcani 9 Ottobre 2026

    In Kosovo, sulla difficile via della riconciliazione

    Marino Pincindi Marino Pincin
    USA 7 Ottobre 2026

    Gian Giacomo Migone: «Il secolo americano è finito anni fa, ben prima di Trump»

    Elisabetta Burbadi Elisabetta Burba
    Cipro 5 Ottobre 2026

    Cipro: l’eredità di Makarios, il “Castro del Mediterraneo”          

    Giorgio Livasdi Giorgio Livas
    Giappone 2 Ottobre 2026

    L’Asia presenta il conto a Washington

    Giacomo Gabellinidi Giacomo Gabellini
    USA 30 Settembre 2026

    Jeffrey Sachs: «Stati Uniti, un sistema a pezzi»

    Elisabetta Burbadi Elisabetta Burba
    Balcani 28 Settembre 2026

    Montenegro, tra cicatrici dell’Impero ottomano e luce della fede

    Marino Pincindi Marino Pincin
    Thailandia 25 Settembre 2026

    Triangolo d’Oro, crocevia di affari, geopolitica e criminalità sul Mekong

    Fabio Polesedi Fabio Polese
    USA 23 Settembre 2026

    Generale Mini: «L’illusione dell’eterno primato bellico USA pesa sul voto di novembre»

    Elisabetta Burbadi Elisabetta Burba
    L'opinione 21 Settembre 2026

    Hedges: «Come i media occidentali vendono un genocidio»

    Chris Hedgesdi Chris Hedges
    Africa 18 Settembre 2026

    Burkina Faso, il nuovo uomo forte fra anti-imperialismo e populismo 

    Gabriele Toiadi Gabriele Toia
    USA 16 Settembre 2026

    Wang: «La visita di Xi Jinping a Washington può cambiare la partita del midterm»

    Elisabetta Burbadi Elisabetta Burba
    USA 14 Settembre 2026

    USA, lo spauracchio dell’inflazione

    Giacomo Gabellinidi Giacomo Gabellini
    Globalizzazione 11 Settembre 2026

    Chi ha guadagnato dalla globalizzazione

    Pompeo Della Postadi Pompeo Della Posta
    Multilateralismo 9 Settembre 2026

    Suzhou, dove la Via della Seta incontra la Cina del futuro

    Jeffrey D. Sachsdi Jeffrey D. Sachs
    Seguici su
    • Facebook
    • X
    • Instagram
    • LinkedIn
    • Telegram
    Logo Krisis
    X (Twitter) Facebook Instagram Telegramma LinkedIn

    Aree

    • Africa
    • America Latina
    • America Settentrionale
    • Asia Centrale
    • Asia Meridionale
    • Asia Orientale
    • Balcani
    • Eurasia
    • Europa
    • Europa ex Sovietica
    • Medio Oriente
    • Oceania

    Dossier

    • Caso Epstein
    • Jasenovac
    • Nakba
    • Secolo dell'umiliazione
    • Shoah

    Temi

    • BRICS
    • De-dollarizzazione
    • Difesa
    • Egemonia USA
    • Energia
    • Globalizzazione
    • Guerra e pace
    • Multilateralismo
    • NATO
    • Nichilismo
    • Occidente
    • Opinioni
    • Tecnologia
    • Territori
    • Urbanistica

    Prospettive

    • Aforismi
    • Canzoni
    • Cartoline
    • Film
    • Podcast
    • Protagonisti

    Chi Siamo

    • Benvenuti su Krisis
    • Chi Siamo
    • Editoriali
    • Spunti
    • Contenuti
    • Copyright
    • Collabora con noi
    • La tua opinione
    • Archivio articoli →

    Ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email

    Iscriviti
    © 2026 Krisis – Rivista di politica globale iscritta nel Pubblico Registro Stampa n. 21/2024 del Tribunale Ordinario di Milano. Codice ISSN: 3035-2797
    • Privacy Policy
    • Cookie Policy

    Digitare sopra e premere Enter per effettuare la ricerca. Premere Esc per annullare.

    Gestisci Consenso
    Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
    Funzionale Sempre attivo
    L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
    Preferenze
    L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
    Statistiche
    L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
    Marketing
    L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
    • Gestisci opzioni
    • Gestisci servizi
    • Gestisci {vendor_count} fornitori
    • Per saperne di più su questi scopi
    Scegli
    • {title}
    • {title}
    • {title}