Kennedy Jr è una delle figure più controverse della seconda amministrazione Trump. Ma non è solo un «no vax» e non è solo «il nipote del presidente John Kennedy» o «il figlio del senatore Bob Kennedy». Figura complessa e sfaccettata, è difficilmente incasellabile nelle categorie tradizionali della politica americana. Nonostante il peso del cognome, si è costruito un percorso indipendente, spesso in contrasto con le posizioni della sua famiglia. Giovane ribelle con un passato segnato dalle dipendenze, si è affermato come avvocato ambientalista, per poi abbracciare battaglie più radicali, come la critica al sistema sanitario e ai vaccini. La sua candidatura alla Casa Bianca e il successivo sostegno a Donald Trump l’hanno reso un simbolo che incarna le tensioni e le divisioni dell’America contemporanea.
Il 24 gennaio 2025, il Presidente Trump ha firmato l’ordine per desecretare i file riguardanti l’omicidio del presidente John F. Kennedy. Nello stesso giorno, sui social che sostengono la nuova Amministrazione americana, sono comparse fotografie che suggerivano una linea di continuità tra i due compianti fratelli Kennedy, assassinati a neanche cinque anni di distanza, il presidente Donald Trump e il nuovo segretario alla Salute pubblica, Robert Kennedy Jr.
Il parallelismo fra i fratelli Kennedy e Donald Trump è stato l’ennesimo colpo inferto alla leggendaria famiglia, tradizionalmente legata al Partito Democratico. Peraltro, Kennedy Jr. ha di fatto tagliato i ponti con i suoi fratelli e con i suoi cugini da quasi tre anni. D’altro canto, RFK (questa la sigla con cui è noto) è da sempre un outsider. Appena dieci giorni dopo la vittoria di Donald Trump alle elezioni, ha postato su X una promessa che è una dichiarazione di guerra. «Insieme ripuliremo la corruzione, fermeremo il fenomeno della porta girevole tra industria e governo e restituiremo alle nostre agenzie sanitarie la loro ricca tradizione di scienza rigorosa e basata sulle evidenze» ha scritto. «Fornirò agli americani trasparenza e accesso a tutti i dati, affinché possano fare scelte informate per sé stessi e per le loro famiglie. Il mio impegno verso il popolo americano è quello di essere un servitore pubblico onesto».
Settant’anni portati in modo eccellente, la storia di Kennedy Jr non può essere ridotta né alla pesantissima eredità data dal suo cognome, né tanto meno alla facile relegazione nell’universo «no vax». Le sue posizioni sui vaccini e sul COVID-19 sono certamente controverse, e non sempre supportate dalla scienza ufficiale, ma riescono a intercettare i dubbi e le paure di una classe media americana che vede le lobby della sanità sempre più interessate al profitto e sempre meno alla salute pubblica.

La droga e l’impegno per l’ambiente
La vita di Kennedy Jr è anzitutto una storia di redenzione. Adolescente problematico, dedito all’uso di droga, costantemente sotto i riflettori della stampa americana, trascorse i primi anni dopo la morte dello zio e del padre facendosi espellere da diverse scuole private. Frequentava ragazzi con i suoi stessi problemi, con i quali si dedicava ad atti di vandalismo, tanto che il suo gruppo iniziò a essere conosciuto con il nome di «Hyannis Port Terror» (dal nome della località esclusiva di Cape Cod dove si trova la storica residenza della famiglia Kennedy). Nonostante eccellesse negli studi, iniziò a sviluppare la dipendenza dalla droga che lo accompagnerà per tutta l’adolescenza e la prima età adulta. Nel 1970, ancora minorenne, venne arrestato per possesso di marijuana.
Con l’ingresso ad Harvard nel 1972, Kennedy Jr da una parte iniziò a scoprire l’attivismo in campo ecologista, dall’altra precipitò sempre più nello spirale della droga, iniziando a fare uso anche di cocaina ed eroina. Fu proprio il possesso di eroina a portarlo a un altro arresto, nel 1984. Parallelamente però, scelse di intraprendere gli studi in legge, specializzandosi in campo ambientale, fino ad aderire alla Riverkepper Organisation, organizzazione che si occupa della tutela delle acque del fiume Hudson, alla fine degli anni Ottanta.
Anche la vita privata di Kennedy Jr era piuttosto travagliata. Nel 1982 si sposò con Emily Ruth Black dalla quale ebbe due figli: Robert Francis Kennedy III e Kathleen Alexandra Kennedy. Dopo il divorzio nel 1994, sposò subito Mary Richardson. Con la seconda moglie ebbe altri quattro figli: Conor Richardson Kennedy, Kyra LeMoyne Kennedy, William Finbar Kennedy e Aiden Caohman Vieques Kennedy. Poco prima del loro divorzio, Mary si tolse la vita. Infine, nel 2014, Robert Kennedy Jr. sposò Cheryl Hines, nota attrice della serie Curb Your Enthusiasm, molto apprezzata dalla critica.
A partire dagli anni Novanta, Kennedy Jr iniziò a essere conosciuto in tutto il Paese, grazie ad alcune cause legali vinte contro importanti multinazionali. Sembrava davvero seguire, seppur a modo suo, l’eredità lasciata dal padre e dallo zio. Si pose al servizio degli ultimi, vittime di disastri ambientali perpetuati esclusivamente in nome del profitto. Fu in quegli anni che gli venne diagnosticata la disfonia spasmodica, un disturbo neurologico che colpisce le corde vocali: i muscoli che servono per parlare si muovono in modo involontario e fanno contrarre le corde vocali nel momento sbagliato. Ancor oggi, questa malattia gli impedisce di parlare in modo fluente: la sua voce sembra tremolante e un po’ soffocata.
A partire dai primi anni 2000, Kennedy Jr si avvicinò anche al partito della sua famiglia, dando sostegno alla candidatura prima di Al Gore – con il quale condivideva la preoccupazione per il surriscaldamento globale – e poi di John Kerry – del quale appoggiava l’impegno per l’ambiente. Durante le primarie del 2008 scelse di sostenere Hillary Clinton, ma poi si schierò con entusiasmo dalla parte di Obama, nella speranza che potesse rappresentare un vero cambiamento per l’intero Paese.
Robert sembrava destinato a seguire le orme tracciate per lui dalla storia. In quanto attivista ambientale vicino al partito democratico, venne spesso considerato un possibile candidato al seggio di senatore della città di New York. Ma RFK scelse di non impegnarsi in prima persona. Eppure fu in questo periodo che alcune sue dichiarazioni iniziarono a sembrare stonate, tanto da portarlo ben lontano dal percorso che la famiglia e il partito democratico si immaginavano per lui.

Dal Partito Democratico a Trump
L’impegno di Kennedy Jr nei confronti degli ultimi, e la sua capacità di intercettarne paure e necessità, non si fermava alla tutela delle acque e del territorio. Già a partire dai primi anni Duemila, la battaglia di Kennedy Jr si indirizzò contro i vaccini. Secondo le sue ricerche, all’interno dei vaccini era presente il thimerosal, un conservante a base di mercurio che a suo avviso poteva causare autismo e altri danni neurologici.
A queste accuse la Word Health Organization rispose un secco no, anche se poi il thimerosal fu rimosso dalla maggior parte dei vaccini destinati ai bambini. Ma le dichiarazioni di Kennedy Jr non passarono inascoltate. A partire dal 2020, il CDC (centro per il controllo e prevenzione malattie statunitense) ha più volte lanciato l’allarme per la diminuzione delle vaccinazioni, in particolare negli Stati conservatori. Sua sorella Kerry nel 2019 dichiarò che «la famiglia Kennedy è fortemente a favore dei vaccini». E aggiunse che «le opinioni di Bobby non sono condivise dalla famiglia».
La spaccatura familiare era ormai un dato di fatto. Circa due anni fa, Kennedy Jr decise di entrare in politica. Nel mese di aprile 2023 annunciò la sua corsa alle primarie del Partito democratico. Nonostante l’ostilità di molti membri del partito, in una prima fase riscosse molto successo. Come riportato in uno studio del Pew Research Center, la sua candidatura aveva intercettato in origine circa il 15% dei voti, per poi scendere a circa il 7%. La maggioranza dei suoi sostenitori erano giovani, non si riconoscevano nei due principali partiti e seguivano poco il dibattito politico.
Durante una cena nell’Upper East Side di New York nel luglio 2023, Kennedy Jr dichiarò che Cina e Stati Uniti stanno costruendo armi batteriologiche. E aggiunse: «In merito al COVID-19 c’è chi sostiene che sia mirato su base etnica, per cui colpisce in modo sproporzionato alcune etnie. Il COVID-19, secondo questa teoria, è stato progettato per attaccare i caucasici e i neri. Le persone più immuni, invece, sarebbero gli ebrei ashkenaziti e i cinesi. E il vero scopo della guerra in Ucraina è raccogliere il DNA russo».
Apriti cielo. RFK finì sotto un fuoco incrociato di critiche. L’organizzazione ebraica Anti-Defamation League criticò le sue affermazioni, definendole «pericolose» e «alimentatrici di teorie del complotto antisemite». In effetti, la dottoressa Irene Ricca, specialista in ematologia dell’ospedale Regina Margherita di Torino osserva: «Non c’è nessuna prova statistica che il Covid abbia colpito meno un Paese rispetto a un altro, un’etnia rispetto a un’altra. Con l’esclusione dell’Africa su cui non si hanno dati statici certi, possiamo dire che i dati della Cina o di Israele sono assolutamente sovrapponibili a quelli di altri Paesi».
Tre mesi dopo, a ottobre, Kennedy Jr. si ritirò dalla Primarie democratiche, decidendo di correre direttamente per la Casa Bianca come indipendente. Una scelta che parve derivare dalla constatazione che l’establishment era ormai compatto intorno alla ricandidatura di Joe Biden. Ma anche dal fatto che non si sentiva a suo agio in un partito dov’era aspramente criticato per le sue posizioni su Covid e vaccini.
Dopo il suo ritiro dalla corsa per le presidenziali in quanto indipendente, RFK decise di appoggiare la candidatura del candidato repubblicano Trump, con lo slogan «Make America healthy again», diventandone anche il volto mediatico. In un discorso ai suoi sostenitori, spiegò le ragioni della sua scelta, legate essenzialmente alla libertà di espressione che non viene rispettata dal partito democratico. «La libertà di parola è sotto attacco in America, come nel resto del mondo» disse. «L’establishment democratico pensa che la libertà di parola sia un privilegio. Mentre noi sappiamo che è un diritto». Per concludere: «Dopo una lunga chiacchierata con il presidente Trump, il suo staff e la sua famiglia ho capito che è pienamente convinto che questa sia una priorità perché lui stesso ha sperimentato la macchina della censura».

Le invocazioni a Dio
Il 15 febbraio, dopo aver giurato come segretario alla Salute, Robert Kennedy Jr. ha dichiarato: «Per vent’anni mi sono svegliato ogni mattina e ho pregato Dio in ginocchio perché mi mettesse nella posizione di porre fine all’epidemia di malattie croniche infantili in questo Paese». E ha concluso: «Il 23 agosto dello scorso anno, Dio mi ha mandato il presidente Trump». Il suo impegno nella nuova amministrazione sembra davvero il coronamento di un percorso e di un impegno iniziato più di trent’anni fa.
Nonostante posizioni non sempre corroborate da dati scientifici ufficiali, Robert Kennedy Jr sembra davvero saper intercettare le paure e le necessità di una classe media americana che, come lui, fino a pochi anni fa si vedeva rappresentata dal Partito Democratico e che ora cerca nuovi riferimenti. Tutto il suo percorso, dall’attivismo ambientale alla nomina a segretario alla Salute, rappresenta una lotta per i diritti sociali che trascende gli schemi tradizionali.
Restano dei dubbi. Per esempio ancora non è chiaro come la sua lotta per la tutela dell’ambiente possa coniugarsi con il ritiro dagli accordi di Parigi o con il ritorno ai combustibili fossili deciso dal presidente Trump. Un punto tuttavia è certo: d’ora in poi il nome Kennedy non sarà più sinonimo di progressismo democratico.
Licenza Creative Commons CC BY-NC-ND Ver. 4.0 Internazionale





