Le relazioni internazionali della seconda amministrazione Trump, sintetizzate in otto punti, sulla base delle dichiarazioni di Marco Rubio. La nuova strategia segna un ritorno all’interesse nazionale, con meno interventismo e maggiore attenzione alla competizione con la Cina. Mosca è vista come una minaccia da gestire, mentre in Medio Oriente la sicurezza di Israele resta una priorità. La NATO deve rafforzarsi autonomamente, mentre il controllo strategico dell’Artico e dell’America Latina diventa prioritario. Ma è la sicurezza tecnologica ed energetica a diventare centrale nella sfida globale.

L’epoca dell’egemonia americana è finita. La Casa Bianca lo sa. Pechino e Mosca lo sanno. Il mondo si muove verso un nuovo equilibrio, fragile e imprevedibile. Nessuno vuole un conflitto bellico, ma nessuno è disposto a fare passi indietro. La competizione si gioca su più fronti: economico, tecnologico, militare. E gli Stati Uniti devono scegliere con accuratezza dove impiegare i propri sforzi.
Il 30 gennaio 2025, il Segretario di Stato Marco Rubio ha tracciato la rotta della nuova amministrazione Trump. Un’intervista esclusiva con Megyn Kelly, uno dei volti più noti del giornalismo conservatore americano, ha svelato la strategia di Washington per affrontare le sfide globali.
Meno interventismo, più focus sull’interesse nazionale. Rubio non usa mezzi termini: la Cina è la vera sfida. Mosca è un problema da gestire, non da temere. Il Medio Oriente una polveriera, ma Washington non vuole più impantanarsi in guerre senza fine. Poi c’è la NATO, un’alleanza scricchiolante dove gli alleati europei chiedono protezione senza spendere per la difesa.
Ma la vera scossa arriva altrove: per la prima volta dalla dottrina Monroe, gli Stati Uniti si sentono vulnerabili nel proprio emisfero. Con il confine con il Messico percepito come zona critica, il controllo del Canale di Panama diventa prioritario.
La crescente influenza cinese in America Latina non è più solo una preoccupazione diplomatica, ma una minaccia concreta. E un’altra insidia giunge dal Nord: l’Artico, un tempo terra di ghiacci, si trasforma in un nuovo crocevia strategico. Russia e Cina rafforzano la loro presenza, puntando alle rotte commerciali e alle immense risorse della regione. Il fronte si allarga. Gli Stati Uniti dominano ancora gli equilibri mondiali o stanno solo cercando di rimanere competitivi? Per cercare di capirlo, Krisis analizza la nuova politica estera americana attraverso la sua voce più autorevole: il Segretario di Stato Marco Rubio.

1. Nuova dottrina Monroe
Prima l’America: abbandono del «governo del mondo»
- «Credo che la missione della politica estera americana – e può sembrare ovvio, ma è qualcosa che si è perso nel tempo – sia promuovere l’interesse nazionale degli Stati Uniti».
- «La Cina agirà nell’interesse della Cina, la Russia nell’interesse della Russia, il Cile in quello del Cile, e gli Stati Uniti devono fare lo stesso».
- «Dove i nostri interessi coincidono con quelli di altri Paesi, possiamo creare alleanze; dove sono in conflitto, il compito della diplomazia è prevenire conflitti mentre continuiamo a perseguire i nostri obiettivi».
- «Penso che questa consapevolezza sia andata perduta alla fine della Guerra fredda, quando ci siamo ritrovati come unica superpotenza globale e abbiamo iniziato ad assumerci il ruolo di “governo del mondo”, cercando di risolvere ogni problema».
- «Nel mondo accadono cose terribili, ma non tutte incidono direttamente sui nostri interessi nazionali. Dobbiamo tornare a stabilire delle priorità».
Multipolarismo e potenze emergenti
- «Un mondo con una sola superpotenza è stata un’anomalia storica, frutto del crollo dell’Unione Sovietica. Ora siamo tornati a una realtà multipolare, con più potenze concorrenti in diverse parti del pianeta: la Cina, in parte la Russia, e poi ci sono stati canaglia come Iran e Corea del Nord».
- «Alcuni paesi si lamentano del fatto che gli Stati Uniti siano assertivi e proattivi in politica estera, ma privatamente, molti di loro lo accolgono con favore. Vogliono un’America chiara e decisa nelle sue posizioni e nelle sue azioni, perché sanno che possono fare affidamento su di noi».
Necessità di prevenire conflitti
- «Dobbiamo ricordare che la politica estera americana deve sempre servire l’interesse nazionale, evitando conflitti armati il più possibile, perché abbiamo visto quanto possano essere devastanti».
- «Se guardiamo la portata della distruzione e della perdita di vite umane nella Seconda guerra mondiale, possiamo solo immaginare quanto sarebbe peggiore un conflitto globale oggi. Potrebbe letteralmente portare alla fine della vita sulla Terra».
- «Dobbiamo lavorare per evitare guerre, ma senza mai farlo a scapito dei nostri interessi nazionali. È un equilibrio difficile da mantenere».
- «Non sono un sostenitore di regimi che violano i diritti umani. Ma la diplomazia e la politica estera richiedono realismo: a volte dobbiamo cooperare con leader che non inviteremmo mai a cena o con cui non vorremmo vivere sotto lo stesso governo».

2. Cina e primato globale
Sfida di Pechino alla supremazia americana
- «La Cina vuole diventare il Paese più potente del mondo e vuole farlo a nostre spese, e questo non è nel nostro interesse nazionale».
- «La Cina, ad esempio, ha una visione chiara del mondo: crede che sarà la superpotenza dominante entro il 2035 o il 2050. Ritiene che la sua ascesa sia inevitabile e che il declino degli Stati Uniti lo sia altrettanto. Per loro, la politica estera americana non è altro che la gestione della nostra decadenza».
- «Ogni volta che i nostri leader danno l’impressione di essere deboli o confusi, questo rafforza la convinzione della Cina che la loro visione sia corretta. E questo li incoraggia a essere più aggressivi».
Dominio delle rotte marittime
- «Nel Pacifico, la Cina sta ogni giorno sfidando militarmente Taiwan e le Filippine, e sta espandendo il suo uso della coercizione non solo nei paesi vicini, ma in tutto il mondo».
- «Panama ha deciso di revocare il riconoscimento a Taiwan e di allinearsi con Pechino. E con questa scelta sono arrivati molti fondi destinati all’amministrazione del presidente di allora per progetti e investimenti cinesi. Uno degli investimenti principali riguarda due strutture portuali agli ingressi del canale, su entrambi i lati. Inoltre, ci sono infrastrutture varie, come gru e altro».
- I Cinesi «se volessero ostacolare il traffico nel Canale di Panama, potrebbero farlo».
- «Il fatto che aziende con sede a Hong Kong controllino i punti di ingresso e uscita del canale è del tutto inaccettabile. Questa situazione non può continuare. Perché se scoppiasse un conflitto e la Cina ordinasse loro di fare tutto il possibile per ostacolare il canale – impedendo il commercio e i trasporti degli Stati Uniti, rallentando il dispiegamento della nostra flotta militare nel Pacifico – loro dovrebbero eseguire quell’ordine. Lo farebbero senza esitazione, e ci troveremmo di fronte a un problema enorme».
Risorse industriali strategiche
- «La Cina è andata in giro per il mondo acquistando i diritti di estrazione mineraria e controlla non solo l’estrazione, ma anche la raffinazione, la produzione e l’utilizzo industriale di queste risorse».
- «Durante la pandemia di COVID, tutti erano in allarme perché non riuscivamo a reperire le mascherine, dato che erano tutte prodotte in Cina. Poi non potevamo ottenere determinati prodotti perché erano tutti fabbricati in Cina. Avevamo perso e ceduto la nostra capacità industriale».
- «Se la Cina decidesse di tagliarci fuori da queste risorse, ci troveremmo in una situazione molto difficile, perché abbiamo ceduto la nostra capacità industriale in questi settori. Questa vulnerabilità non può continuare».
- «Se la Cina controlla sia le materie prime sia la produzione industriale, avrà un potere economico totale su di noi. E questo è il mondo verso cui ci stiamo dirigendo. Non accadrà tra 10 anni. Forse tra cinque».

3. Russia e Ucraina
Urgenza di una soluzione
- «Quello che ci è stato chiesto di finanziare nell’ultimo anno e mezzo è stato in realtà uno stallo prolungato, un conflitto che continua a causare sofferenza umana».
- «L’Ucraina viene riportata indietro di cent’anni: la sua rete energetica viene distrutta, milioni di persone sono fuggite e potrebbero non tornare mai più».
- «Il punto di vista del Presidente è che questo conflitto è diventato una guerra di logoramento e deve finire. Deve finire con un negoziato».
Obiettivo del negoziato: concessioni reciproche
- «In qualsiasi negoziato, entrambe le parti dovranno fare delle concessioni. Non sarò io a predeterminare quali saranno, ma sarà un lavoro di diplomazia complesso».
- «Entrambe le parti stanno pagando un prezzo altissimo. Entrambe hanno un interesse a porre fine a questo conflitto. Nessuno otterrà il massimo delle proprie richieste, e servirà un enorme sforzo diplomatico».
- «Ora abbiamo un Presidente che riconosce che l’obiettivo è porre fine a questo conflitto in modo duraturo, perché non è sostenibile per nessuno».
- «Credo che solo gli Stati Uniti, sotto la guida di Donald Trump, possano rendere possibile un accordo. Non sarà facile e richiederà tempo, ma è qualcosa a cui lui tiene molto».
Afghanistan: segnale di debolezza a Putin
- «Abbiamo un conflitto in Europa, in Ucraina, e penso che uno dei principali fattori scatenanti di tutto questo sia stato il ritiro caotico dall’Afghanistan».
- «Quello ha inviato un segnale molto chiaro a un leader come Vladimir Putin: “L’America è in declino o distratta, possiamo agire”. E lui lo ha fatto».
- «L’amministrazione Biden ha avuto gravi fratture interne tra il Dipartimento di Stato e il Consiglio per la Sicurezza Nazionale, e tra le diverse anime del Partito Democratico».
- «Guardando il mondo oggi, direi che in molti casi i nostri avversari sono più forti di quanto non lo fossero quattro anni fa».
Sanzioni e inflazione come strumenti di pressione
- «Anche la Russia sta pagando un prezzo altissimo, con gravi ripercussioni sulla sua economia e un’inflazione elevata».
- «Di certo, la Russia non si considera più debole. Ora controlla territori che non possedeva quando Donald Trump ha lasciato l’incarico».

4. NATO e alleati europei
Sicurezza dell’Europa demandata agli USA
- «Molti dei nostri alleati nella NATO non fanno abbastanza per garantire la propria sicurezza».
- «Più ci si sposta verso occidente, verso le economie più ricche – Germania, Francia, Spagna -meno spendono in sicurezza nazionale. Si affidano a noi come prima linea di difesa».
- «Se dovessi sintetizzare il punto del Presidente sulla NATO, direi che, in primo luogo, gli altri devono fare di più».
- «Ma questa non è un’alleanza: è una dipendenza. E noi non vogliamo una dipendenza».
Squilibri spesa militare di Francia e Germania
- «Ogni presidente ha fatto questa stessa osservazione, ma Trump è l’unico che ha preso sul serio il problema».
- «É interessante – e bisogna riconoscere che (…) più ci si avvicina alla Russia, più si spende in difesa, in percentuale del PIL nazionale».
- «Ma poi ci sono Paesi come la Francia o la Germania – grandi economie, economie potenti – che non investono abbastanza nella sicurezza nazionale».
- «Quando si chiede a questi Paesi perché non spendano di più per la sicurezza nazionale, la loro risposta è che dovrebbero tagliare programmi di assistenza sociale o la possibilità di andare in pensione a 59 anni. È questa la loro scelta. Ma noi stiamo sovvenzionando quella scelta».
NATO più forte e indipendente
«Vogliamo una NATO in cui abbiamo alleati forti e capaci».
- «La Finlandia è un ottimo esempio di alleato capace: produce armi, porta qualcosa sul tavolo. Abbiamo bisogno che più Paesi si comportino in quel modo nell’Alleanza».
- «Se riusciremo a costruire una NATO con alleati più forti e più indipendenti, sarà un’Alleanza più robusta e capace di affrontare le sfide non solo in Europa, ma anche in altre parti del mondo, magari persino nell’Indo-Pacifico».

5. Israele, Medio Oriente e ruolo dell’Iran
Minaccia di Hamas e sicurezza di Israele
- «Finché esisterà un’entità come Hamas, il cui obiettivo dichiarato è la distruzione dello Stato ebraico, che insegna l’odio, che è disposta a compiere atrocità orribili contro i civili – contro ragazze adolescenti a un concerto, a fare quello che hanno fatto, a prendere in ostaggio per un anno e mezzo bambini e anziani, a commettere omicidi e tutto il resto – sarà sempre una minaccia per la sicurezza nazionale di Israele. Quale Paese al mondo può essere costretto a convivere accanto a un nemico armato, capace e disposto a compiere atrocità del genere? Nessuno».
Libano e Siria: ridurre l’influenza iraniana
- «In Siria esiste un’opportunità per creare una situazione più stabile rispetto a quella storica sotto Assad – dove Iran e Russia dominavano e dove l’ISIS operava impunemente – allora dobbiamo perseguire questa opportunità e vedere dove porta».
- «Se riuscissimo a stabilizzare la Siria e il Libano, riducendo il potere di Hezbollah e indebolendo l’Iran, che ha perso molte delle sue milizie proxy, allora si aprirebbe la porta a un accordo tra Arabia Saudita e Israele».

6. Groenlandia, Canada e controllo dell’Artico
Scioglimento dei ghiacci e nuove rotte
- «L’Artico è una regione che ha ricevuto pochissima attenzione, ma il Circolo polare artico e l’intera regione artica stanno diventando fondamentali per le rotte commerciali e per il trasporto delle risorse energetiche che saranno prodotte sotto l’amministrazione Trump».
- «L’Artico possiede alcune delle rotte commerciali più preziose al mondo. Con lo scioglimento dei ghiacci, sta diventando sempre più navigabile. Dobbiamo essere in grado di difenderlo».
- «L’Artico possiede alcune delle rotte commerciali più preziose al mondo».
Interessi cinesi e russi
- «Se analizziamo le strategie cinesi, è solo questione di tempo prima che – dato che non sono una potenza artica e non hanno una presenza lì – trovino un modo per ottenere un punto d’appoggio».
- «Ed è assolutamente realistico pensare che la Cina, a breve termine, tenterà di fare in Groenlandia ciò che ha già fatto con il Canale di Panama e in altri luoghi: installare infrastrutture sotto la copertura di un’azienda cinese, che in realtà avrebbero un doppio scopo».
- «In caso di conflitto, potrebbero inviare navi da guerra in quelle strutture e operare da lì. Questo è assolutamente inaccettabile per la sicurezza mondiale e per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti».
Acquisto Groenlandia: questione d’interesse nazionale
- «Il Presidente Trump ha detto pubblicamente che vuole comprarla. Vuole pagarla».
- «Quello che sta dicendo è piuttosto serio. La questione viene discussa da anni. Non si tratta semplicemente di acquisire un territorio per il gusto di farlo. È una questione di interesse nazionale, e deve essere risolta».
Collaborazione con Canada per evitare infiltrazioni straniere
- «Abbiamo avuto conversazioni con il ministro degli Esteri del Canada. Ci sono due temi da distinguere, ma che sono collegati tra loro».
- «Il primo è la questione della migrazione, in particolare con il Messico. Il secondo è la questione energetica e strategica con il Canada».
- «Non vogliamo trovarci in una situazione in cui – lei ha parlato del Canada, ma immagini se in futuro il problema non fosse il Canada, ma la Cina o la Russia a minacciare le nostre forniture energetiche».
- «Questa discussione sul Canada è un promemoria del fatto che l’energia è una questione di sicurezza nazionale e che gli Stati Uniti devono avere una fonte affidabile e costante di energia. Altrimenti siamo nei guai».

7. Messico e cartelli della droga
Tratta di esseri umani e fentanyl
- «Ci sono molte zone del Messico dove il governo non ha il controllo: sono in mano ai cartelli della droga. Questi cartelli sono la forza dominante sul territorio e stanno riversandosi negli Stati Uniti, facilitando l’immigrazione illegale e portando con sé il fentanyl e altre droghe letali. Questo è una minaccia alla sicurezza nazionale e deve finire».
- «Ci aspettiamo la loro collaborazione su questo, perché è un loro dovere. Se la situazione fosse invertita, anche loro pretenderebbero lo stesso da noi».
Dazi come leva di pressione
- «Il Presidente ritiene che ci sia uno squilibrio commerciale con il Messico e ingiustizie su vari prodotti, tra cui quelli agricoli, che vengono scaricati sul nostro mercato».
- «Quando il Presidente parla di dazi, lo fa su due fronti: come leva di pressione per ottenere cooperazione sull’immigrazione e, separatamente, per correggere le ingiustizie nei rapporti commerciali».
Commercio e ingerenza cinese
- «C’è un altro problema legato alla Cina. Quello che i cinesi stanno facendo ora è creare società di copertura, investire nella manifattura messicana e poi utilizzare l’USMCA, l’accordo di libero scambio nordamericano, per far entrare beni cinesi negli Stati Uniti dalla porta di servizio. Questo crea uno squilibrio commerciale e va affrontato».
- «Quindi, quando il Presidente parla di dazi, lo fa su due fronti: come leva di pressione per ottenere cooperazione sull’immigrazione e, separatamente, per correggere le ingiustizie nei rapporti commerciali».

8. Intelligenza artificiale & sicurezza
Leadership tecnologica, nuova frontiera geopolitica
- «L’IA da sola richiederà una quantità straordinaria di energia che, attualmente, il mondo non è in grado di produrre».
- «Il paese che avrà le risorse energetiche più accessibili e convenienti dominerà l’intelligenza artificiale, che a sua volta dominerà moltissimi settori».
- «Uno dei più grandi errori commessi è stato il disarmo unilaterale della nostra produzione energetica. Abbiamo smesso di sfruttare appieno le nostre risorse energetiche, mentre altri Paesi non hanno seguito la stessa linea».
Strategia USA: controllo delle risorse
- «Oggi la Cina controlla… Noi amiamo la nostra tecnologia, ed è fondamentale per i progressi in molti settori. Ma tutto ciò dipende dai minerali critici, alla fine dei conti: alluminio, cobalto, e così via. La Cina è andata in giro per il mondo acquistando i diritti di estrazione mineraria e controlla non solo l’estrazione, ma anche la raffinazione, la produzione e l’utilizzo industriale di queste risorse».
- «Per la prima volta, hanno imposto controlli sulle esportazioni di minerali critici per danneggiare la nostra sicurezza nazionale e, di conseguenza, la nostra capacità tecnologica».
Fonte: U.S. Department of State. Secretary Marco Rubio With Megyn Kelly of The Megyn Kelly Show. January 30, 2025. https://www.state.gov/secretary-marco-rubio-with-megyn-kelly-of-the-megyn-kelly-show/
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