Posto di blocco dei talebani. L’ennesimo. Bandiera bianca dell’Emirato, uomini con il Kalashnikov a tracolla. Ma questa volta è giusto aver paura. Abbiamo commesso un reato: abbiamo dormito all’addiaccio nel bel mezzo dell’Hindu Kush, accampandoci alla bell’e meglio coi sacchi a pelo e i materassini sulle sponde di un torrente. In questo Paese non si può entrare nelle case degli afghani e non si può campeggiare. La settimana scorsa uno svizzero ha passato un paio di notti in cella per lo stesso reato, per fortuna senza peggiori conseguenze.
Emilio Rigatti
I talebani sorridono e capiscono le nostre ragioni: non avevamo scelta, ci siamo persi, le ragazze erano esauste… Si accende la conversazione in un inglese stentato, vengono scattati selfie, loro vogliono una foto con noi, con le ragazze, sulla jeep. Infine, in segno di amicizia, ci consegnano i mitra. Dopo di che due di loro montano su una motocicletta sgangherata e ci fanno da guida fino allo splendido minareto di Jam, due ore di viaggio nel letto di un fiume. Non vogliono soldi. Un abbraccio, un addio, un Allah u Akbar e il viaggio verso Kabul può proseguire.






