I sudanesi continuano ad arrivare nei campi profughi del Ciad, che ne ha già accolti più di 600 mila: sono solo una parte dei 2 milioni di rifugiati nei Paesi limitrofi e dei 10 milioni di sfollati interni rimasti senza casa e senza aiuti umanitari. Nelle ultime settimane, il conflitto che da quasi due anni oppone le Forze armate sudanesi (SAF) del generale Abdel Fattah al-Burhan ai paramilitari delle Forze di supporto rapido (RSF) guidate da Mohamed Hamdan «Hemedti» Dagalo si è intensificato. Le SAF hanno riconquistato diversi quartieri della capitale Khartoum, mentre le RSF hanno consolidato le loro posizioni in Darfur e assediano el-Fasher, capoluogo del Darfur del Nord.
Giovanni Porzio
Se el-Fasher dovesse capitolare, le milizie arabe delle RSF si assicurerebbero il controllo dell’intera regione occidentale, grande quanto la Francia e ricca di miniere d’oro, spianando la strada – oltre che a nuovi massacri e al compimento della pulizia etnica nei confronti delle popolazioni di etnia africana – a una possibile divisione del Sudan. Una soluzione che non dispiacerebbe agli Emirati Arabi Uniti, che riforniscono di armamenti le RSF e sono i principali acquirenti dell’oro del Darfur.

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