Antonio Evangelista, già dirigente Interpol che ha lavorato sette anni in Giordania, racconta chi è il nuovo uomo forte della Siria, Abu Muhammad al Jolani. A partire dall’audio del 2013 in cui al Baghdadi lo nominava suo rappresentante in Siria. Nonostante oggi si presenti come un leader politico inclusivo e moderato, la sua militanza islamista è indiscutibile. Prima colonnello dell’Isis, poi leader di al Nusra Front (il ramo di al Qaeda in Siria), infine fondatore del gruppo jihadista HTS. Conversione reale o manipolazione geopolitica?
«Abbiamo delegato al-Jolani, che è uno dei nostri soldati, e con lui un gruppo di nostri figli, e li abbiamo inviati dall’Iraq al Levante». Dai meandri del web, emerge un audio che pareva scomparso. Datato aprile 2013, un anno prima della proclamazione del Califfato, contiene due discorsi. Nel primo, Abu Bakr al-Baghdadi investe Abu Muhammad al Jolani come suo rappresentante in Siria. Nel secondo, Abu Muhammad al Jolani ringrazia. Proprio così. Colui che 12 anni fa era in procinto di diventare il Primo Califfo dello Stato Islamico, il capo dell’Isis, delegava come suo plenipotenziario l’attuale uomo forte della Siria.
Un’investitura in piena regola, quella di al-Baghdadi. «Li abbiamo inviati dall’Iraq al Levante» spiega il capo dei tagliagole dell’Isis riferendosi ad al Jolani e agli altri miliziani islamici che sta mandando in Siria, «per incontrare le nostre cellule nel Levante, e abbiamo stabilito dei piani per loro e stilato una politica per il loro lavoro, e abbiamo fornito loro ciò che è nel tesoro pubblico, diviso equamente ogni mese».
La registrazione pubblicata sul sito www.marefa.org, una sorta di Wikipedia araba, contiene anche la risposta del fedelissimo al Jolani. «Allah Onnipotente mi ha onorato di conoscere lo sceicco al-Baghdadi, quel grande sceicco che ha rispettato i diritti del popolo del Levante» risponde il miliziano jihadista. «E ha ripagato il debito raddoppiato approvando un progetto che gli abbiamo presentato per sostenere il nostro popolo oppresso nella terra del Levante».
I due discorsi gettano una luce sinistra sul capo dei ribelli siriani che, dopo aver deposto Bashar al Assad, oggi si presenta al mondo come leader democratico e inclusivo. A onor del vero, il passato jihadista di al Jolani era noto. «Muhammad al Jawlani, noto anche come Abu Muhammad al Golani o Muhammad al Julani, è il leader di alto rango dell’organizzazione terroristica al Nusrah Front (ANF), affiliata ad al Qa’ida in Siria» recitava il wanted poster del programma statunitense Rewards for Justice, diramato nel 2017. «Sotto la guida di al Jawlani, l’ANF ha compiuto numerosi attacchi terroristici in tutta la Siria, spesso prendendo di mira civili. Il governo degli Stati Uniti offre una ricompensa fino a 10 milioni di dollari per informazioni su al-Jawlani». Ma già nel 2013 il Dipartimento di Stato lo aveva definito un terrorista.

Ora la taglia è stata rimossa. E al Jolani indossa non solo la giacca ma anche la cravatta (inammissibile, per un fondamentalista islamico) e graziosamente riceve ministri, ambasciatori e alti dignitari in visita. Turchi, italiani, francesi, tedeschi, statunitensi, sauditi, ucraini: tutti in fila a omaggiare il tagliagole redento… E ascoltare il suo duetto con al Baghdadi fa ancor più impressione.
L’audio pubblicato qui sopra è un documento chiave, per capire lo scacchiere medio-orientale. Sulla sua veridicità non ci sono dubbi. Oltre alla fonte giordana che me lo ha segnalato, è stato passato al vaglio da una delle massime esperte di terrorismo islamico, disinformazione e sicurezza: Katrina Sammour. Basata ad Amman, con padre giordano, madre russa e marito statunitense, ha scritto commenti per il Washington Post e il Carnegie Endowment for International Peace. «Quest’audio è autentico» dichiara senz’ombra di dubbio l’analista giordana, nella quale ripongo la massima fiducia. «Ricordo di averlo ascoltato prima che venisse rimosso da Internet, dove era stato pubblicato su vari siti. Ma se ne era parlato anche in Occidente. Per esempio ne aveva scritto France 24 nel 2013».
L’analista giordana fa riferimento a un articolo pubblicato il 9 aprile 2013 dal canale televisivo francese all’indirizzo www.france24.org. Ecco che cosa dice: «Abu Bakr al-Baghdadi, leader di Al-Qaeda in Irak, ha trasmesso un messaggio audio in cui sottolinea che il Fronte Al-Nusra, che combatte il regime di Bashar al-Assad nella vicina Siria, è un’estensione dell’organizzazione e una parte di esso, e che l’obiettivo del Fronte Al-Nusra è quello di creare uno Stato islamico in Siria». Non solo. A confermare la veridicità dell’audio c’è anche un’altra fonte medio-orientale, che preferisce mantenere l’anonimato.
Al tempo in cui viene registrato il primo audio, Al Baghdadi e al Jolani hanno in comune un passato nel carcere statunitense camp Bucca, in Iraq, oltre alla missione di «esportare» nel mondo la Jihad. Acqua passata… Oggi Israele, già posizionato oltre le alture del Golan, consolida le «esplorazioni» da parte della Genie Energy Ltd, una holding operativa nel settore energetico che sin dal 2009 vede tra i suoi consiglieri più importanti Dick Cheney, ex vice presidente degli Stati Uniti.

Abbiamo delegato al Jolani, che è uno dei nostri soldati, e con lui un gruppo di nostri figli, e li abbiamo inviati dall’Iraq al Levante per incontrare le nostre cellule nel Levante, e abbiamo stabilito dei piani per loro e stilato una politica per il loro lavoro, e abbiamo fornito loro ciò che è nel tesoro pubblico, diviso equamente ogni mese. È giunto il momento per noi di annunciare alla gente del Levante e al mondo intero che Jabhat al Nusra non è altro che un’estensione dello Stato islamico dell’Iraq e parte di esso. Dichiariamo, affidandoci ad Allah, la cancellazione del nome Stato islamico dell’Iraq e la cancellazione del nome Jabhat al-Nusra, e di unirli sotto un unico nome, lo Stato islamico in Iraq e nel Levante.
Abu Bakr al Baghdadi
Già, il 2009. Proprio in quell’anno Bashar al Assad, il dittatore siriano, si opponeva al progetto qatariota/saudita di esportare il gas in Mediterraneo, visto che sosteneva il gasdotto islamico (poi sabotato) che dall’Iran, via Iraq e Siria, avrebbe raggiunto le coste del Mediterraneo.
Alla fine è sempre una questione di gas, materie prime e terre rare. Ieri come oggi: nulla è cambiato. Non a caso, la Turchia sta già pensando a come riavviare l’esportazione del gas dal Qatar alle sue coste per poi raggiungere il mare nostrum. Tutti appassionatamente insieme a miliziani ex Daesh, ex al Nusra, ex al Qaeda e via dicendo. «Ava come lava» recitava un tempo un Calimero piccolo e nero dopo aver scoperto un sapone che restituiva il bianco candore alle sue piume. E qui di Calimeri ce ne sono tanti e tanti ancora ne arriveranno.
Un anno fa pubblicavo, con Santelli editore, il mio ultimo libro, Mediterraneo, stesso sangue stesso fango, nel quale cercavo di fare un po’ di chiarezza a beneficio del lettore a proposito di Califfato, formazioni più o meno jihadiste, ribelli di varia natura, mercenari, galeotti liberati, consiglieri militari occidentali. Un testo con l’ambizione di smentire una narrativa occidentale che confonde queste formazioni di tagliagole con l’Islam, i cui leader religiosi hanno da tempo condannato i vari Califfi e califfati, disconoscendone autorità e discendenza.
Condanna rinnovata anche in occasione delle stragi Isis-al Qaeda in giro per il mondo. Massacri commissionati da una genia di pazzi autoproclamatisi leader di un Islam manipolato a uso e consumo di assassini, reclutati da menti raffinate per seminare sangue e fango laddove era necessario per tutelare interessi strategici energetici… Fra questi, anche al Jolani, l’attuale padre padrone della Siria. È la cosiddetta «gangsterizzazione della geopolitica».
Le origini dei «fuorilegge», per usare il titolo attribuito da re Abdullah II di Giordania a questi pazzi sanguinari, risalgono ad Al Qaeda in Iraq (2004–2006), poi rinominata Stato Islamico dell’Iraq (2006–2013). L’organizzazione venne fondata dal giordano Abu Muṣab al Zarqawi nel 2004 per combattere l’occupazione statunitense dell’Iraq e il governo sciita sostenuto da Washington dopo il rovesciamento di Saddam Hussein.
Nel marzo del 2011 cominciarono le proteste contro il governo siriano. Nell’agosto successivo, Abu Bakr al Baghdadi cominciò a inviare in Siria membri iracheni e siriani dell’Isi-Islamic State of Iraq con esperienza nella guerriglia per formare un’organizzazione all’interno del Paese. Guidato da Abu Muḥammad al Jolani, il nuovo uomo forte siriano, il gruppo cominciò a reclutare combattenti e a costituire celle terroristiche in tutto il Paese, scontrandosi con le truppe regolari siriane e i loro alleati iraniani e Hezbollah.
Nell’aprile del 2013, al Baghdadi annunciò che il Fronte al Nusra, finanziato e sostenuto dallo Stato Islamico dell’Iraq, non era che un’estensione in Siria dell’Isis. Nell’ottobre successivo, al Zawahiri, capo di al Qaeda, ordinò lo scioglimento di Isis, affidando al Fronte al Nusra il compito di portare avanti la jihad in Siria, ma al Baghdadi contestò la decisione e il gruppo continuò a operare in Siria. Nel febbraio del 2014, dopo otto mesi di lotta per il potere, al Qaeda rinnegò qualsiasi relazione con Isis, giudicando troppo estremi i propositi del movimento.

Allah Onnipotente mi ha onorato di conoscere lo sceicco al Baghdadi, quel grande sceicco che ha rispettato i diritti del popolo del Levante e ha ripagato il debito raddoppiato approvando un progetto che gli abbiamo presentato per sostenere il nostro popolo oppresso nella terra del Levante, e poi condividendo metà del denaro dello Stato.
Abu Muhammad al Jolani
Oggi al Jolani, cattivo maestro dell’Islam, si sta rifacendo una verginità che pochi giorni fa era financo difficile da immaginare. Verginità che serve oggi a giustificare il riavvicinamento di quei Paesi che hanno bisogno di confondere ancora una volta i cittadini circa l’opportunità di riallacciare relazioni con un «diavolo» partorito dall’arroganza imperiale dell’Occidente.
Smessi gli abiti del guerrigliero islamico, al Jolani oggi si è sistemato la barba e si presenta come un politico inclusivo che rispetta tutte le religioni e cita poesie pre-islamiche. Di più: atteggiandosi a interlocutore chiave della comunità internazionale per garantire un futuro di pace alla Siria, si impegna a proteggere le minoranze e proclama che la «diversità è un punto di forza».
Allora giova ricordare il curriculum di al Jolani. Dopo essere stato prima colonnello dell’Isis e poi capo di al Qaeda in Siria, il 28 gennaio 2017 ha fondato Hts – Hay’at Tahrir al-Sham (Commissione per liberare la Siria). A Idlib ha raccolto reduci del Califfato e di tutte le formazioni criminali terroristiche «confessionali» allo sbando dopo la disfatta seguita all’intervento russo in Siria. Tutti sono stati addestrati alla Sharia e all’uso delle armi, come quei bambini che la propaganda jihadista mostrava nei panni di piccoli boia. E che sparavano alla nuca dei prigionieri eseguendo ordini, direttive e desiderata di gente come al Jolani…
Non possiamo neanche dimenticare che, seppur indirettamente, l’attuale leader dei ribelli siriani, con i suoi complici vicini e lontani, figura fra i mandanti/ispiratori delle stragi jihadiste che, tra gli altri, hanno ucciso diversi italiani nel mondo. Si comincia da Tunisi il 18 marzo 2015, al museo del Bardo e si finisce a Strasburgo, dove il 15 dicembre 2018 muore il giovane reporter Antonio Megalizzi. In tutto, 25 vittime italiane, che passano per Kabul in Afghanistan, per Dacca in Bangladesh, per Parigi e Nizza in Francia, per Bruxelles in Belgio, per Berlino in Germania, fino a Ougaduogou in Burkina Faso. Attentati/stragi pensate, preparate e coordinate e rivendicate come prevedono le fatwe del Califfato, con l’intesa di cattivi maestri, emiri, califfi, istruttori e consiglieri di varie nazionalità. Un’organizzazione e un’obbedienza da rendere invidiosa la più feroce delle mafie, che può solo sognare di trovare «soldati» disposti a immolarsi per la causa.
Ecco chi è Al Jolani, ora Ahmed al Shareh, ex tagliagole, ex cattivo maestro, ex leader jihadista, ex rappresentante del «male» sulla terra. Bentrovato, Ahmed. Dopo che la politica di Joe Biden ci ha imposto il rifiuto del gas russo per venderci il suo shale gas, nel prossimo futuro potremmo rivolgerci a lui, o ai suoi burattinai, per differenziare ancora le forniture di gas. Come dire? Sabotato un gasdotto, se ne fa un altro.
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