Qui in Iran molte donne girano con lo chador o l’hijab, ma tantissime lasciano scoperta metà della testa, entrano nei bar a chioma sciolta e parlano con gli uomini. A Teheran abbiamo conosciuto un’architetta di grido che chiamo con il nome fittizio di Samira, per non crearle fastidi. Samira indossa il velo solo quando avvista gli agenti della polizia morale, per evitare reprimende verbali, schiaffi o frustate. Se lo toglie invece quand’è al volante. L’hanno individuata tramite le telecamere e le hanno mandato degli SMS ingiungendole di presentarsi alla polizia per sottoporsi a sedute di una sorta di “Sert islamico”, che dovrebbe ricondurla sulla retta via. Lei non si è presentata: finché non lo farà, il suo conto in banca sarà bloccato. Con Samira abbiamo passato una serata indimenticabile. Dopo la cena (senza velo) in uno splendido ristorante da lei progettato, ci siamo lanciati in una corsa dal sapore californiano lungo le trafficatissime strade della capitale, ascoltando rock iraniano a tutto volume. Ah, dimenticavo: visitate l’Iran, molto più sicuro di Rimini o di Lignano.
Emilio Rigatti






