L’antropologo francese Emmanuel Todd analizza come il Cremlino sfrutti il conservatorismo morale per accrescere il proprio soft power globale. In un mondo sempre più diviso sulle questioni di genere, l’opposizione della Russia ai diritti LGBT e transgender rafforza i suoi legami con nazioni conservatrici come Iran, Turchia e Arabia Saudita. Come risultato, mentre l’Occidente considera le politiche russe arretrate, Mosca espande la sua influenza. Todd evidenzia inoltre le tensioni nei Paesi asiatici alleati degli Stati Uniti, dove le leggi pro-LGBT potrebbero minare il rapporto di fiducia con Washington.
Uno sguardo alla mappa dell’omofobia mostra fino a che punto essa somigli a quella della patrilinearità (un sistema di discendenza e trasmissione del patrimonio culturale, sociale e materiale che segue la linea maschile, ndr). Ed entrambe illustrano l’isolamento dell’Occidente.

Le questioni legate ai costumi sono diventate stranamente importanti nei rapporti internazionali. Gli occidentali considerano arretrati tutti i paesi ostili all’ideologia LGBT. Sicuri di incarnare la modernità universale, non hanno capito che si stavano rendendo sospetti al mondo patrilineare, omofobo e di fatto contrapposto alla rivoluzione occidentale dei costumi.
In un simile contesto, accusare con veemenza la Russia di essere scandalosamente anti-LGBT, significa fare il gioco di Putin. Gli occidentali s’immaginano che la legislazione vieppiù repressiva varata dalla Duma contro l’omosessualità e i diritti transgender (ancor più dopo lo scoppio della guerra) provi al mondo che la Russia è malvagia. Si sbagliano. La Russia sa bene che le sue politiche omofobiche e anti-transgender, più che allontanarla dagli altri Paesi del pianeta, non fa che attrarli.
Accusare con veemenza la Russia di essere scandalosamente anti-LGBT significa fare il gioco di Putin
Questa strategia consapevole le conferisce un considerevole soft power. Al soft powerrivoluzionario del comunismo è subentrato il soft power conservatore dell’era Putin. Il comunismo russo aveva attratto una parte delle classi operarie europee, in particolare in Italia e in Francia, e soprattutto interi paesi come la Cina. Molti, tuttavia, erano spaventati dal suo ateismo, in particolare nel mondo musulmano. La Russia attuale, conservatrice sul piano dei costumi, non soffre più di questo handicap. Inoltre, Putin sopravvaluta il ruolo di una religione ortodossa che da tempo ha smesso di essere un fattore significativo nella società russa.
È a questo nuovo tipo di conservatorismo morale postreligioso che possiamo attribuire il forte avvicinamento tra il regime dei mullah iraniano e la Russia, nonostante quest’ultima, insieme alla Gran Bretagna, sia uno dei due grandi nemici tradizionali dell’Iran. E lo stesso conservatorismo russo permette altresì di stringere relazioni complesse ma sempre più cordiali con la Turchia di Erdoğan, guidata da un partito islamico, e con l’Arabia Saudita, una monarchia fondamentalista.
L’ideologia transgender dell’Occidente sembra porre al mondo patrilineare un problema ancora più grave dell’ideologia gay. Come possono delle società in cui la differenza tra parentela paterna e materna è strutturante, e l’opposizione tra uomo e donna è concettualmente indispensabile, accettare un’ideologia che ci dice che un uomo può diventare una donna e una donna un uomo? Parlare di semplice rigetto significherebbe sottostimare la posta in gioco del conflitto. È del tutto plausibile che queste società ritengano che l’Occidente sia «impazzito». O è forse nichilista? Particolarmente affascinante nel contesto di questo studio geopolitico, che deve includere la questione transgender, è il problema degli alleati – o vassalli patrilineari – degli Stati Uniti. In Ucraina, Taiwan e Giappone vengono approvate leggi LGBT nel tentativo di conformarsi alle norme occidentali.

Il caso più recente è quello del Giappone (…) In Giappone, il 16 giugno 2023 il Senato ha adottato la «legge per la comprensione da parte dei cittadini della diversità di genere e di orientamento sessuale», comunemente nota come Legge LGBT. Il disegno di legge era stato approvato il giorno prima dalla Camera bassa. La coalizione al potere del Partito liberaldemocratico e del Kōmeitō, con l’appoggio del partito Ishin e del Partito democratico del popolo, ha fatto passare la legge in fretta e furia. All’interno del Partito liberaldemocratico, la maggior parte dei deputati e dei senatori era contraria. Ma, come negli altri partiti, si deve votare ciò che hanno deciso i dirigenti (famiglia ceppo).
La sinistra (Partito costituzionale democratico, Partito comunista giapponese, Partito socialdemocratico, Reiwa Shinsengumi) ha votato contro la legge, giudicandola insufficiente. Il solo partito che si è opposto è stato il Sanseitō, rappresentato dal suo unico membro al Senato, Sōhei Kamiya. Tre senatori liberaldemocratici hanno lasciato l’aula prima del voto (sono stati accusati di aver violato le regole del partito).
Il nuovo ambasciatore degli Stati Uniti in Giappone, Rahm Emanuel, che aveva ripetutamente twittato il suo sostegno pubblico, si è congratulato per l’adozione della legge sulla piattaforma X (ex Twitter). In seguito all’adozione della legge, la Corte suprema del Giappone ha dichiarato illegale il divieto di utilizzare il bagno delle donne imposto a un dipendente transgender del Ministero dell’Economia. Per di più, un quartiere come Shibuya è attualmente sprovvisto di bagni pubblici riservati esclusivamente alle donne.
Persone come Moe Fukada, un analista di intelligence tecnologica, hanno promosso movimenti di protesta per salvaguardare i bagni delle donne. Si sta diffondendo il timore che un giorno le donne transgender (uomini, in altre parole) possano entrare nei bagni pubblici riservati alle donne… Vedremo. Un giorno sapremo se la conversione politica del Giappone all’ideologia LGBT ha avvicinato la popolazione giapponese agli Stati Uniti o ha aggiunto solo un’ulteriore dose di risentimento nei confronti del grande protettore.
Ma il colmo dell’ironia sta altrove. Queste legislazioni sono state introdotte per affermare un’appartenenza all’Occidente e rendere più sicura la protezione americana contro la Russia o la Cina. Ma fermiamoci un istante a riflettere e ritorniamo sul significato più profondo dell’ideologia transgender (…). Essa afferma che un uomo può diventare una donna e che una donna può diventare un uomo. Si tratta di un’affermazione del falso e, in tal senso, vicina al cuore teorico del nichilismo occidentale. Ma come può l’adesione a un culto del falso portare a un’alleanza militare più sicura? Credo che esista di fatto un legame mentale e sociale tra questo culto del falso e l’ormai proverbiale inaffidabilità degli Stati Uniti negli affari internazionali. Così come un uomo può diventare una donna, un trattato nucleare con l’Iran (Obama) può trasformarsi da un giorno all’altro in un severo regime di sanzioni (Trump).
Ironizziamo ancora un po’: la politica estera americana è, a suo modo, gender fluid. La Georgia e l’Ucraina sanno ormai cosa vale la protezione americana. Contro la Cina, ne sono convinto, Taiwan e il Giappone non verrebbero difesi dagli Stati Uniti, perché questi ultimi non hanno più le risorse industriali per farlo. Ma, soprattutto, l’ideologia nichilista, che è in costante ascesa in America, sta trasformando il principio stesso del rispetto degli impegni in una cosa obsoleta e negativa. Tradire sta diventando normale. Approvando queste leggi per convenienza, i paesi dell’Asia orientale stanno in un certo senso «convalidando» in anticipo il loro futuro «abbandono» da parte degli Stati Uniti.
Testo tratto dal libro di Emmanuel Todd “La sconfitta dell’Occidente”, Fazi, 2024.






